Paesaggi in movimento, paesaggi del futuro

Massimo Venturi Ferriolo riflette sulla pluralità dei paesaggi e sulla loro possibilità di entrare in relazione con l’Uomo

Edizioni DeriveApprodi propone ai lettori un libro – Paesaggi in movimento in cui i Paesaggi sono proposti in movimento, secondo la visione di Massimo Venturi Ferriolo, un filosofo già professore ordinario, visiting professor e conferenziere in varie università europee e americane.

L’autore sembra compiere un viaggio nel quale pone riflessioni profonde, impegnative ma, dopo una prima lettura, decisamente  affascinanti. Tutto in capitoli che sembrano brevi saggi indipendenti eppure fra loro collegati da un collante rappresentato dal pensiero filosofico.

“Per un’estetica della trasformazione”

Prima considerazione è quella sui “paesaggi perduti” e sul paesaggio. Per la Convenzione Europea sul Paesaggio, la parola “designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”. Per l’Autore “Un discreto numero di studiosi cerca una definizione per circoscriverlo e inquadrarlo con sicurezza, come un concetto da ingabbiare entro stretti canoni scientifici”. (Leggi anchePaesaggio, un manifesto per la sostenibilità)

È dunque, il paesaggio, “una realtà in movimento …. inserita nell’incessante mutamento eraclideo: nulla rimane, tutto si trasforma”. Venturi si chiede quindi se abbiamo perso i nostri paesaggi, rispondendo poi a se stesso che “I luoghi non muoiono. Si modificano subendo una crisi, una transizione da uno stato all’altro. Non possiamo parlare di morte del paesaggio, bensì di nuovi luoghi, di trasformazione rapida, incessante, incontrollata”. Un pensiero da tenere a base delle nostre valutazioni di paesaggio; un pensiero da mettere in relazione con gli atteggiamenti fortemente conservazionisti che emergono quando si parla di trasformazione del paesaggio.

I paesaggi che cambiano

E d’altronde un paesaggio è dovuto alla trasformazione dell’uomo, come anche alla capacità di osservarne l’essenza ed i cambiamenti. Bella è la considerazione sul teatro, inteso come punto di osservazione paesaggistica. Per l’autore “Non c’è paesaggio senza teatro”. E ancora “Ogni paesaggio andrebbe quindi immaginato come la scena di un teatro greco …”.

Una diversa considerazione degli spazi

Le riflessioni dell’Autore seguono un percorso a piccoli capitoli che  raccontano del desiderio da trasformare in realtà, del tema dell’Abitare, dell’ importanza delle Relazioni.

Dai temi affrontati si intravvede il filosofo, l’umanista, la capacità di leggere le complesse relazioni di fattori naturali ed umani, le interrelazioni fra loro. È affascinante leggere un viaggio nel tempo, con richiami costanti a vari letterati e filosofi. L’Autore ricorda Leopardi e le sue riflessioni nelle Operette morali: “… una grandissima parte di quello che noi chiamiamo naturale, non è: – scriveva Leopardi – anzi è piuttosto artificiale … è ogni cosa artificiata, e diversa molto da quella che sarebbe in natura”. Per l’Autore i paesaggi sono da sempre il cammino dell’uomo, rappresentano la strada che percorre. Noi esistiamo, scriveva Foucault, “all’interno di un insieme di relazioni che definiscono delle collocazioni irriducibili le une alle altre e che non sono assolutamente sovrapponibili”. Per l’Autore “Chi sa riconoscere queste connessioni, nella loro totalità e complessità, è un paesaggista informato ….”.

Paesaggio o paesaggi?

Il libro, arricchito da  foto che condensano il senso di questa ricerca tutta umanistica sul paesaggio, prosegue con riflessioni articolate; per citarne alcune il libro discute sul processo di paesaggio, su qualità e politiche, su osservare per conoscere. “La vita quotidiana è sottoposta a trasformazioni accelerate dalle tecniche di produzione, dallo sviluppo della pianificazione, dei trasporti, del turismo, ma soprattutto dalla globalizzazione dell’economia”, spiega.  E poi ancora parla del processo di paesaggio e del governo della sua trasformazione “con gli abitanti”. Sembra quasi confermare l’importanza della partecipazione al governo del territorio da più parti espresso in questi decenni. “Un paesaggio costituisce un patrimonio comune e una risorsa condivisa”.

La lettura di questo  Paesaggi in movimento prosegue spaziando su temi e riflessioni difficilmente condensabili o riassumibili in poche righe. Le profonde considerazioni che emergono suggeriscono però di seguire il concetto che lo anima.  Vale a dire che paesaggio è dove spazia la totalità della vita.

 

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