Otranto e il porto turistico: si possono salvare i pontili?

L’incontro a Roma del prossimo 6 novembre tra il Ministro Franceschini e il sindaco di Otranto Cariddi servirà a evitare che i pontili vengano smontati? Ricostruiamo la vicenda che da mesi sta mettendo la città dei Martiri al centro di polemiche tra Comune e Istituzioni.

Il prossimo 6 novembre il Ministro per i beni e le attività culturali Dario Franceschini incontrerà a Roma il sindaco di Otranto Pierpaolo Cariddi e l’assessore regionale al turismo Loredana Capone. Al centro dell’incontro la spinosa questione dei pontili nel porto interno che devono essere smontati entro il 20 novembre perché incompatibili con il paesaggio. La questione, che da oltre un anno torna periodicamente agli onori della cronaca, parte dalla decisione della Soprintendenza al Paesaggio che vorrebbe siano eliminati dopo che sono stati costruiti. Vanno smontati? Vanno lasciati lì dove sono? Vanno ridimensionati? Ecco cosa è successo.

Otranto 2010: un progetto per l’ormeggio di 165 barche

La foto mostra la situazione degli ormeggi prima della realizzazione dei pontili incriminati

Nel 2010 la Giunta Comunale approvava il progetto definitivo per la realizzazione di pontili galleggiati all’ingresso del porto turistico. Progetto certo necessario stante il disordine che si vedeva nel porto, ma vincolato a una prescrizione del MIBAC – Direzione regionale, del novembre dello stesso anno e così formulata ”…i pontili galleggianti vengano smontati al termine della stagione estiva, ossia vengano installati per un massimo di sei mesi all’anno onde mitigare l’impatto paesaggistico e restituire l’integrità panoramica, nonché consentire interventi di manutenzione…”. Quella prescrizione fu contestata, ma non fu impugnata al TAR, insomma fu accettata.

Il progetto fu validato e approvato con questa prescrizione. Il progetto esecutivo avrebbe dovuto tenerne conto, come anche il progetto di variante e il collaudo finale. Cosa che non è avvenuta. Infatti nel 2011 la variante che il Comune presentò prevedeva di sostituire i pontili galleggianti con pontili fissi su pali in acciaio; il MIBAC non accettò “in quanto la stessa si configurerebbe quale opera stabile non avente i requisiti di reversibilità e stagionalità già valutati e ritenuti i soli idonei e compatibili con il contesto analizzato…”.

Il parere del MIBAC del novembre 2010, ripetiamo, autorizzava l’intervento con diverse condizioni : “i pontili galleggianti vengano smontati al termine della stagione estiva…”. Il parere sopra riportato è chiarissimo.

Otranto 2011: parla la Regione Puglia

Sempre nel 2011 si esprime anche la Regione Puglia, che tiene conto del parere del MIBAC e nella determina regionale sulla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) sottolinea che “Pur non entrando nel merito di un’operazione piuttosto problematica da eseguire due volte l’anno è necessario verificare gli impatti che tale attività di montaggio/smontaggio comporta sia in fase di cantiere, sia per il trasporto, il deposito e la manutenzione dei pontili stessi”. Dunque, la Regione mette in guardia sulla difficoltà di montare a inizio stagione e smontare a fine stagione questi pontili. Tutti sono avvisati già nel 2011. La stessa determinazione VIA chiede al Comune le integrazioni in merito e successivamente arriva il parere favorevole di compatibilità ambientale dell’intervento. L’intervento sarebbe stato realizzato, quindi, mantenendo la soluzione a pontili galleggianti “amovibili”.

Ecco come si presentano i pontili con l’intervento realizzato dal Comune di Otranto (archivio Tommaso Farenga)

Per ottenere il parere favorevole VIA il Comune di Otranto ha scelto la strada della scarsa chiarezza. Mai ci sarebbe stato un parere favorevole se il Comune avesse comunicato alla Regione ciò che dice oggi, cioè che:

  • non si può prevedere un pontile in legno come molo di protezione a tramontana, ma questo va realizzato con “scogliera”;
  • i pontili eventualmente smontati dovrebbero sostare in acqua per vari mesi, occupando una superficie vasta, certamente molto più impattante rispetto all’attuale sistemazione, oppure essere stoccati sulla banchina del porto creando un palazzo enorme di almeno tre piani;
  • lo smontaggio e l’assenza delle imbarcazioni renderebbero molto più visibili, dall’alto, i numerosi corpi morti di ancoraggio;
  • lo smontaggio dei pontili richiede l’eliminazione di tutti gli impianti … con danni irreversibili;
  • l’operazione non è semplicemente di smontaggio e rimontaggio di un’opera, ma quella di demolizione e ricostruzione ogni anno del porto, particolarmente onerosa e non sostenibile.

E allora? Quale è stato il gioco? Perché non vennero comunicati all’epoca i reali impatti, rischi e costi dell’operazione?

Otranto 2015: il Comune fai-da-te

Veniamo all’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune nel 2015 sul progetto di variante; “i lavori previsti nella perizia di variante suddetta – è scritto –  consistono nella modifica della tipologia dei pontili da galleggianti a su pali (…) e nella riconfigurazione della scogliera di protezione in blocchi di cemento esistenti, con la rimozione dei detti blocchi e la sostituzione degli stessi con scogli affioranti naturali, …”. Il Comune quindi si è autorizzato da solo il progetto così com’è. Ovvio che a Palazzo Melorio tutto sia legittimo.

Ma proseguendo la lettura dell’autorizzazione paesaggistica si scopre un balletto di date e ruoli strano. Ripetiamo: attenti alle date. La Commissione Locale per il Paesaggio esprime parere favorevole l’11 febbraio 2014; la documentazione viene inviata alla Soprintendenza che chiede al Comune di chiarire alcuni aspetti. Il Comune risponde il 23 aprile che non sono previste modifiche su opere a terra.

Due settimane dopo, il 6 maggio, la Direzione Regionale MIBAC, accogliendo i pareri delle proprie Soprintendenze, esprime parere favorevole sulle opere previste in variante (per opere minori) ma “precludendo la possibilità di rendere permanenti le strutture dei pontili” (il grassetto è nostro), così come si era espressa pochissimi giorni prima la Soprintendenza per il Paesaggio di Lecce (“a condizione che non venga realizzata la modifica della tipologia dei pontili previsti su pali (…) in luogo dei pontili galleggianti previsti nel progetto definitivo”).

Qui comincia un balletto che mai un’opera che utilizza risorse pubbliche dovrebbe registrare. Era stata chiara ed univoca la Direzione Regionale MIBAC, perché aveva chiarito che il parere favorevole per la variante era assegnato “precludendo la possibilità di rendere permanenti le strutture dei pontili”. Un’interpretazione senza possibilità di equivoci.

Ma il parere della Soprintendenza di Lecce (in realtà solo un allegato a quello della Direzione), riportava in oggetto, in calce, la frase “Esame ai sensi dell’art. 21 del D.Lgs. 42/2004”. Forse un refuso, ma i contenuti erano chiari laddove concludeva che “ritiene non accoglibile la proposta di variante in quanto la stessa si configurerebbe quale opera stabile non avente i requisiti di reversibilità e stagionalità già valutati e ritenuti i soli idonei e compatibili con il contesto interessato (…) e, pertanto, comporterebbe l’alterazione permanente dell’integrità visiva e della cornice ambientale dei beni tutelati”.

Siccome il Comune aveva chiesto il parere ai sensi dell’art. 146 del D.Lgs 42/2004, e siccome la Soprintendenza citava (forse per errore) l’art. 21 e non il 146 dello stesso codice, passati 60 giorni dall’invio della documentazione in Soprintendenza, l’Ufficio del Comune incaricato per competenza, non si sa se per furbizia o attenta lettura giuridica, ritenendo che la Soprintendenza non si fosse espressa, ha ritenuto di dover “provvedere sull’istanza di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica prodotta dalla ditta interessata”, ovvero dallo stesso Comune, ovvero da se stesso.

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Insomma, uno scambio di articolo (146 al posto del 21) avrebbe fatto sì che il Comune potesse arrogarsi il diritto di trasformare un evidente parere non favorevole della Direzione Regionale e della Soprintendenza, annullando la precedente prescrizione. Il Comune avrebbe quindi utilizzato la “presunta debolezza” in luogo della “netta chiarezza” del parere. Un padre di famiglia non avrebbe mai “giocato” i propri risparmi e quelli della propria famiglia per assumere decisioni incerte su un parere netto, ma avrebbe chiarito bene e definitivamente la situazione.

Dove sta la verità sui pontili?

Perché è stato fatto questo? Si poteva ricorrere al TAR, al Consiglio di Stato, animare soprattutto un dibattito su queste questioni, aprire al confronto sereno ed ampio con gli Enti, trovare allora adesioni nei comuni limitrofi, pur di trovare soluzione. Questo andava fatto, perché il porto è una ricchezza e la necessità della sua realizzazione avrebbe portato a soluzioni rispettose delle prerogative di tutti gli Enti coinvolti.

La foto mostra il molo di protezione dei pontili (archivio Tommaso Farenga)

Il porto serve, ma ancora si continua a non ammettere la verità, a nasconderla: e la verità è che così come è stata realizzata, l’opera è illegittima. E le soluzioni attualmente proposte (una passeggiata turistica nei mesi invernali su quei pontili) sono un pannicello caldo.

Si fermi allora la macchina dello scontro, ormai troppo deteriorata dalle battaglie pluriennali e si pensi alla necessità di proporre un intervento possibile e rispettoso delle peculiarità ambientali e paesaggistiche in particolare. Tutti fermino il tritatutto in cui è finita Otranto.

Otranto ha bisogno dei pontili. Un nuovo progetto con un concorso di idee

Serve un nuovo progetto, semplice, magari con modifica dell’esistente, ma che vada oltre la mera passeggiata lungo i pontili sotto le intemperie. Un progetto semplice, ma da affidare a chi è libero da condizionamenti, magari sulla base di un concorso di idee capace di coinvolgere esperti visionari ma concreti allo stesso tempo. Si istituisca una commissione di valutazione con esperti di prestigio, amanti della cultura e del paesaggio. Si coinvolgano il MIBAC, la Soprintendenza, l’Università, la società civile. Si discuta in un pubblico dibattito di un’opera nata per eliminare la caotica gestione degli ormeggi estivi. Si dia risposta ad Otranto ed ai suoi cittadini. Il futuro è fatto di decisioni e il paesaggio non si ingessa. Però si finisca anche con la scarsa chiarezza che irrigidisce le posizioni.

Al concetto di paesaggio inteso come sinonimo di bellezze naturali, oggi si va sostituendo quello di paesaggio non costituito solo da tali bellezze, ma di ogni preesistenza naturale e delle zone sulle quali è intervenuta l’opera dell’uomo, che così diventa attore della costruzione del paesaggio stesso: ovviamente va orientata e guardata la sua azione. Per noi è un momento da non rinviare. Tutti, ma proprio tutti, rispettino Otranto.

 

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