Ostuni: un negozio di oggetti d’affezione in Via Cattedrale.

E’ il negozio del signor P. dove l’uomo raccoglie quotidianamente oggetti d’epoca di alcuni decenni fa

Sulla via che, dalla piazza principale sale verso la Cattedrale di Ostuni nel pieno centro storico, sul lato destro ho notato, tra i tanti negozi contemporanei che la affollano, un negozio piccolissimo; uno spazio espositivo stretto, triangolare, unico. E’ il negozio del signor P. dove l’uomo raccoglie quotidianamente oggetti d’epoca di alcuni decenni faFerri da stiro a carbone, caffettiere di latta, piatti in terracotta smaltata di Grottaglie, bottiglie di vetro smerigliato per rosolio, macina/caffé, cesti di canne di fiume intrecciate, scaldini da letto in rame, imbuti di latta, campane d’ottone, chiavi di ferro battuto, soffietti per il fuoco, vassoi per liquori casalinghi, centrini all’uncinetto, stadere con vassoi d’ottone, dozzine di ferri di cavallo, cicini in terracotta, fruste per animali, lampade ad olio, bracieri d’ottone e rame, bastoni e spegni candele da chiesa, di zinco.

Oggetti che mi raccontano un periodo storico non molto lontano, di cinquant’anni, e tale motivo ha orientato la mia memoria verso un periodo storico di Ostuni, del Salento, della Puglia. Non so se considerare questo piccolo negozio un negozio di oggetti-nostalgia o un racconto visivo, per tramite degli oggetti, di ciò che è stata una delle cittadine di Puglia più conosciute nel mondo. Ostuni, la città bianca.

Ostuni, la città bianca, è nella calce viva asciugataal sole sul prospetto esterno della casa

Il bianco, quello vero di Ostuni lo vedo, è tattile, è calce viva asciugata al sole sul prospetto esterno della casa che, in uno col portone di legno scabro dipinto di smalto verde opaco, segna un luogo, racconta un periodo, indica una lettura storica del centro antico, del modo di costruire i luoghi privati e i prospetti pubblici, dei loro interni. La precisione della tecnica costruttiva di quel periodo storico è raccontata dalla sottile feritoia orizzontale ad arco ribassato sopra la trave di legno: entrambi dipinti a calce viva, diventano un tutt’uno con il portone basso, gli oggetti, le chianche del vicolo, i chiodi nella parete, il signor P.

Questa immagine, sintesi d’oggetti e non solo, è la sintesi culturale che, chiunque viene verso Sud, passando per Ostuni, vuole incrociare, per capire e comprendere una cultura che non conosce; ha qualcosa in comune con la terra, il luogo d’origine, la cultura, la letteratura di Raffaele Nigro e i quadri di Adolfo Grassi. Tutta una cultura letteraria e pittorica che rileva e racconta le radici profonde della Puglia.

La precisione della tecnica costruttiva del passato è raccontata dalla sottile feritoia orizzontale ad arco ribassato sopra la trave di legno

Una conoscenza necessaria, se si vuol vivere il presente con il piacere di conoscere il passato, per comprenderlo intimamente, conoscerlo, sentirlo come un nostro antenato che ci racconta un mondo, di cui noi non conosciamo i profumi, le angosce e la povertà. Una dimensione che, se percepita, diventa un valore sacro, utile parametro di confronto con il nostro contemporaneo modo di vivere ricco di un’immensità d’oggetti slegati dalla nostra cultura locale, che non racconta il nostro intimo modo di vivere e mi fanno riflettere sugli oggetti domestici del mio quotidiano che, a guardarli bene, non mi raccontano e non interagiscono con me come oggetti d’affezione.

Ecco cosa sono gli oggetti raccolti dal signor P., sono oggetti che raccontano un affetto, una relazione con la casa in cui hanno abitato, con l’uomo con cui hanno vissuto, con la donna con cui hanno condiviso pomeriggi invernali intorno ad un braciere, con la frutta che è stata contenuta nei suoi cesti, col carbone che ardeva nel ferro da stiro, con la fiamma delle candele della Cattedrale che illuminava fiocamente un’immagine sacra ricca di calda spiritualità contadina.

Le foto sono di Domenico Tangaro)

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