Orso ucciso in Trentino, c’è chi dice no

L'orso M90 (foto WWF)

Uccisione M90: WWF, Provincia di Trento lancia abbattimenti lampo per evitare che i giudici possano esprimersi sui ricorsi? “ Questa triste vicenda conferma l’assenza da parte della Provincia di Trento di una politica realmente finalizzata alla sicurezza dei cittadini e alla conservazione dell’orso sulle Alpi”

 

“Viene da chiedersi se con l’uccisione di M90 la Provincia Autonoma di Trento abbia lanciato gli “abbattimenti lampo” per impedire alle associazioni ambientaliste di proporre ricorsi e ai giudici (che nella maggior parte dei casi in passato hanno censurato le scelte della PAT) di esprimersi nel merito di questi provvedimenti. Non si è data la possibilità al giudice di valutare la legittimità dell’azione della Provincia procedendo all’abbattimento a poche ore dall’atto autorizzativo”. Non le manda a dire il WWF nel durissimo documento con cui prende posizione contro la Provincia autonoma di Trento, dopo l’abbattimento il 6 febbraio da parte degli uomini del Corpo forestale dell’orso  in una  zona di montagna della Bassa Val di Sole. L’animale era l’unico nella Provincia di Trento munito di radiocollare, che ne ha reso possibile l’individuazione, ed era considerato pericoloso secondo la scala di problematicità riportata nel Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi centro-orientali (Pacobace), perché si aggirava nei paesi della zona e più volte aveva seguito delle persone.

L’abbattimento è stato reso possibile in esecuzione al decreto firmato proprio il 6 febbraio dal presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti . Il provvedimento del presidente Fugatti fa seguito a un piano, sempre a sua firma, per abbattere fino a 8 orsi all’anno, era arrivato con il parere favorevole dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

Quale politica dalla Provincia di Trento?

Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti (foto Provincia autonoma di Trento)

“La triste vicenda di M90 sottolinea, per l’ennesima volta, come la gestione dell’orso in Trentino risponda troppo spesso a logiche non improntate alla reale sicurezza di comunità locali e turisti”, stigmatizza il WWF, che continua: “Rimuovere uno, due o otto orsi non è una soluzione per la convivenza e non permette la risoluzione delle problematiche gestionali e comunicative, totale responsabilità della Provincia, che hanno portato oggi ad un inasprimento del conflitto e dell’allarmismo sociale nelle vallate trentine. È doveroso, in primis proprio per il rispetto e la sicurezza dei cittadini, cambiare prospettiva e avviare politiche nuove e risolutive, che mettano al centro la necessità di garantire la sicurezza delle persone e di permettere una presenza stabile dell’orso sulle Alpi”.

LEGGI ANCHE: Orso: WWF invia documento al Ministero dell’Ambiente

Per il WWF è grave e inaccettabile che la Provincia autonoma di Trento continui la sua politica di abbattimenti senza investire adeguate risorse nella prevenzione del conflitto, e ricorda che ancora oggi in Val di Sole deve essere completata la distribuzione sul territorio di cassonetti anti-orso. Non solo: alla Proivincia viene rimproverata la mancanza di una politica che miri alla coesistenza uomo-orso (“Sono più le ordinanze di abbattimento che gli incontri pubblici sul tema organizzati dalla Provincia”) e  l’indifferenza verso proposte come l’adozione dello spray anti-bear, che ridurrebbe drasticamente il rischio di attacchi nel caso di incontri ravvicinati , da anni richiesto da più associazioni.

Rimuovere un orso ritenuto pericoloso è una misura gestionale applicabile solo su basi scientifiche e come estremo rimedio in casi limite, accettabile solo quando si investe tempo, risorse ed energie nel prevenire l’insorgenza di questo fenomeno e nel creare conoscenza e consapevolezza nelle persone che vivono e/o frequentano i territori abitati dall’orso. Tutti aspetti che la Provincia di Trento continua colpevolmente a ignorare, nascondendo il suo fallimento dietro la politica degli abbattimenti”,  conclude il WWF.

Articoli correlati