Oro: tante guerre e sogni degli uomini, investimento e lusso

oro lingotto pexels
Nell’immaginario dell’uomo, l’oro è impiegato soprattutto per la produzione di gioielli, di monete e medaglie, oltre che di lingotti da un chilo (foto Pexels)

In questo momento, i prezzi dell’oro segnano nuovi record storici, e un motivo, anzi più motivi, ci sarà. Scopriamoli

di Alessandro Giraudo*

I metalli preziosi hanno da sempre fatto sognare re, principi, papi, mercanti, nuovi ricchi, cortigiane e donne semplici. L’oro e l’argento (due “vecchi” metalli) hanno finanziato guerre, imprese, spedizioni, follie ed alimentato sfide sovrumane di conquistadores e di naviganti. Ma hanno anche permesso di comprare un “passaporto” per il paradiso: quello che c’è nei cieli e quello che c’è sulla terra… ”L’oro offre l’aspetto della bellezza anche ai brutti” scrive nelle Satire Nicolas Boileau, poeta, polemista e grande amico di Molière.

Per numerosi secoli oro e argento sono i due principali metalli preziosi, poi dal XIX° secolo compaiono i platinoidi, sebbene le civiltà precolombiane in America li conoscessero già da tempo. In Europa, il primo riferimento al platino è del 1557, quando l’umanista italiano Giulio Cesare Scaligero (1484–1558) descrive un misterioso metallo, trovato nelle miniere del Centro America tra il Darién (Panama) e il Messico, che “sinora non si è riusciti a fondere con nessuna delle arti spagnole”.

I sei metalli che fanno parte della famiglia dei platinoidi sono: indio, osmio palladio platino, rodio e rutenio. Sono tutti estratti, come sottoprodotto, da miniere di altri metalli e la loro produzione è concentrata in un ventaglio molto ristretto di paesi. Hanno grandi qualità fisico-chimiche che li rendono indispensabili e strategici nella moderna tecnologia.

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Il paradosso dell’oro: estratto dalle viscere della terra per ritornare sottoterra

La miniera di Fire Creek in Nevada lavora estraendo più di 44 grammi di metallo per ogni tonnellata (foto Pixabay)

Il paradosso dell’oro è un caso di paranoia: il metallo è estratto dalle viscere della terra per poi tornarvi in larga misura, nei forzieri delle banche centrali e di quelle commerciali. Non a caso, vari autori (Platone, Erasmo, Shakespeare, ecc.) parlano dell’oro come di una materia a sé, molto speciale, che ha due prezzi: il valore materiale del metallo e il prezzo che rappresenta l’immaginario; il valore attribuito dall’uomo a un metallo che non è intaccato dal tempo, che lo protegge e che, magari, gli permette di ridurre il numero degli anni che dovrà passare in Purgatorio, prima di accedere al Paradiso….

La lista dei luoghi mitici dove l’oro è stoccato, non è molto lunga ma è ben conosciuta: il vecchio forte militare di Fort Knox, Kentucky), Liberty Street a Manhattan (la sede delle Federal Reserve di New York), Threadnedle Street a Londra (Banca d’Inghilterra), rue Croix-des-Petits-Champs a Parigi (Banca di Francia), Wilhelm-Epstein-Straße a Francoforte (Bundesbank), via Nazionale a Roma (Banca d’Italia), il 32 di Chefanh Street a Pechino, Nihonbashi Hongokucho a Tokio (Banca del Giappone), ecc. …E poi, i caveau delle  grandi banche commerciali: Parade Platz e Banhofstraße a Zurigo, Lombard Street e la City a Londra.

Secondo le statistiche più recenti, lo stock d’oro estratto ed esistente attualmente nei forzieri, nelle case dei cittadini e sulle dita, il collo ed i polsi delle donne (e anche degli uomini) sotto forma di gioielli è di 212.582 tonnellate, di cui circa il 18% è costudito nei forzieri delle Banche Centrali. I due terzi di questa quantità d’oro sono stati estratti a partire dal 1950; l’altro terzo, sotto forma di gioielli, proviene probabilmente dalle miniere all’est del Mar Nero (che ricordano il vello d’oro di Giasone), dalle sabbie della Nubia dei faraoni neri, dalle miniere romane di Las Medulas (Spagna), dal bacino africano di Ashanti o del Sud Africa,  dalle miniere messicane, da quelle russe degli Urali o dalle miniere dello Shandong e dello Xinjiang Cinese, senza dimenticare l’oro estratto dai fortyniners nella California (i primi filoni furono scoperti nel 1849) o più tardi nell’Alaska. L’oro è uno dei rari metalliche non hanno paura del tempo!

 Si estraggono cinque grammi d’oro da una tonnellata di terra!

Molto oro è stato estratto nelle miniere da schiavi e condannati ad metalla o setacciato (spesso da donne) nei vari fiumi che trascinano verso le pianure pagliuzze di metallo. Il tenore di queste operazioni è stato compreso fra 10 e 50 grammi di metallo puro per tonnellata lavorata. In seguito, con l’industrializzazione a tappe forzate del settore minerario, il tenore è sceso per stabilizzarsi, in media, intorno ai 6-7 grammi di metallo negli anni ‘80. Attualmente nelle miniere nel sottosuolo (in Africa del Sud i minatori scendono nei pozzi a 4000 metri! Si tratta di 2000 metri dei plateaux delle regioni minerarie con i pozzi che scendono a 2000 metri sotto il livello del mare) il tenore medio oscilla intorno ai cinque grammi d’oro per tonnellata estratta. Ma, nelle miniere a cielo aperto (soprattutto nelle isole all’est della Nuova Zelanda ed in Australia), le compagnie minerarie possono produrre dei profitti anche estraendo solo un grammo (perfino un mezzo grammo) di metallo da una tonnellata di terra rimossa! Tuttavia, ci sono delle miniere con dei tenori ben più elevati: per esempio, la miniera di Fire Creek in Nevada lavora estraendo più di 44 grammi di metallo per ogni tonnellata.

Le 10 miniere con più grammi di oro estratti per tonnellata si trovano (in ordine di quantità in): Nevada (ben 4), Canada, Russia (2), Indonesia, Perù, Cile (FONTE: MineConnect 2015).

La produzione: forte incremento con regressione del Sud Africa

Negli anni ’80, il Sud Africa era un grande produttore d’oro, mentre ora figura solo al decimo-undicesimo posto nella graduatoria mondiale. Il cambiamento del regime politico nel paese, la fuoriuscita di capitali e l’affievolirsi dei tenori (grammi per tonnellata) delle miniere con pochi nuovi investimenti sono le principali cause di questo fenomeno.

Il primo posto è occupato dalla Cina, seguita dalla Russia (storico grande produttore del metallo giallo); l’Australia, grazie a numerosi investimenti internazionali, consolida la sua posizione davanti ai tradizionali produttori del Nord America. I capitali preferiscono affluire verso paesi politicamente “sicuri” e accettano di correre seri rischi in altre nazioni solamente se i profitti attesi sono elevati.

L’oro è largamente impiegato nelle tecnologie numeriche, nelle memorie dei micro-chips, nelle comunicazioni, nello spazio, perchè sopporta sbalzi di temperature molto consistenti (foto Pixabay)

Il volume della produzione mondiale continua a crescere, favorito dall’evoluzione dei prezzi. Si stima che il prezzo medio di estrazione delle miniere abbia raggiunto i 1315 dollari/oncia (secondo trim. 2023); era di 830 nel primo trimestre del 2016. Le cause di questo incremento sono molteplici: progressiva caduta dei tenori dei filoni, incremento dei costi di estrazione (salari, energia, necessità di scendere a profondità notevoli, vincoli socio-ecologici imposti alla produzione), localizzazione delle miniere in aree sempre più lontane, di difficile accesso e in condizioni climatiche difficili. La produzione mondiale annuale oscilla attualmente intorno a 3650 tonnellate.

PRINCIPALI PAESI PRODUTTORI D’ORO (2023 – tonnellate)

CINA                         370

RUSSIA                     310

AUSTRALIA            310

CANADA                  200

USA                           170

KAZAKHISTAN       130

MEXICO                    120

INDONESIA              110

SUDAFRICA             100

GHANA                       90

PERU                           90

(fonte: USGS – Jan. 2024)

LE GRANDI MINIERE D’ORO

 NOME                                   PAESE          PROD/ANNUA (in migliaia di once)

NEVADA Gold Mines          US                              3.311

MURUNTAU                        UZBEKISTAN          2.990

GRASBERG                         INDONESIA             1.370

OLIMPIADA                        RUSSIA                     1.184

PUEBLO VIEJO                   DOM. REP.                    814

KIBALI                                 RDC                               812

CADIA                                  AUSTRALIA                765

LIHIR                                    PAPUA N. GUINEA     737

CANADIAN MALARTIC    CANADA                      715

BODDINGTON                    AUSTRALIA                696

(fonte: bilanci delle varie imprese minerarie)

Il riciclaggio rappresenta un terzo dell’offerta mineraria

 Grazie al prezzo elevato, il riciclaggio dell’oro è una componente importante dell’offerta, in media un terzo dell’offerta totale di metallo negli ultimi vent’anni; nel 2023 è stato di 1237 tonnellate. Circa il 90% dell’oro riciclato proviene dalla gioielleria e dalle protesi usate in odontoiatria, il resto è di origine industriale, ma sarà sempre più importante, grazie anche al progresso verso tecnologie meno basate sull’oro come quelle attualmente in uso. Ancora una volta, sarà il prezzo del metallo a fissare la quantità d’oro industriale riciclato e sarà necessario tenere conto anche dell’evoluzione delle tecnologie del riciclo che si stanno sviluppando rapidamente.

Impiego dell’oro: sulle braccia delle donne indiane il loro fondo-pensione

Nell’immaginario dell’uomo, l’oro è impiegato soprattutto per la produzione di gioielli, di monete e medaglie, oltre che di lingotti da un chilo (investimento personale), sebbene quantità importanti, sotto forma di barre da 400 once (12,5 chili), siano negoziate sui mercati internazionali e costituiscano la principale forme di investimenti collettivi. L’industria e la tecnologia moderna utilizzano quantità crescenti di metallo giallo; in un cellulare ci sono almeno 0,2 grammi d’oro e in una tonnellata di vecchi PC ci sono almeno 300 grammi d’oro, molti di più che in una tonnellata di terra estratta in una miniera. Tutte le medaglie delle ultime Olimpiadi di Tokyo sono state prodotte con il riciclaggio di 2,2 milioni di PC! Per le sue qualità, l’oro è largamente impiegato nelle tecnologie numeriche, nelle memorie dei micro-chips, nelle comunicazioni, nello spazio (sopporta sbalzi di temperature molto consistenti) e in vari strumenti utilizzati quotidianamente nel mondo militare. Per esempio, un sottilissimo foglio d’oro figura nei vetri dei cockpit degli aerei (militari e commerciali) e di tutti gli abitacoli dove vivono gli astronauti per proteggerli contro i raggi cosmici (molto pericolosi).

I regali per i matrimoni celebrati in India durante la festa della luce (Diwala) spesso sono dei gioielli d’oro che fanno parte della dote della sposa (foto Pixabay)

Vari stati producono monete e medaglie in oro e la gioielleria internazionale si sbizzarrisce nella fabbricazione artistica di prodotti di alta qualità estetica che, accompagnati da una pubblicità molto sofisticata, stimolano la domanda del settore del lusso. I nuovi ricchi sono da sempre stati interessati all’oro. Attualmente, il metallo giallo rappresenta una forma di garanzia (un fondo pensione) per molte donne e famiglie nei paesi emergenti che non dispongono ancora di un sistema pensionistico e di protezione sociale e medica efficienti; i braccialetti d’oro sulle braccia di numerose donne indiane (e anche di altri paesi) rappresentano il loro “fondo pensione”; i regali per i matrimoni celebrati in India durante la festa della luce (Diwala) spesso sono dei gioielli d’oro che fanno parte della dote della sposa. Le famiglie indiane possiedono più di 22 mila tonnellate d’oro, quasi l’11 % dello stock mondiale, secondo le stime del World Gold Council (gennaio 2022), con un impiego annuale di più di 600 tonnellate per la gioielleria locale.

Infine, va segnalata la domanda d’oro per la dentizione umana; nel mondo sviluppato, le tecniche odontoiatriche utilizzano sempre di più ceramiche e prodotti complessi per riprodurre i denti umani, ma in vari altri paesi l’oro rimane ancora un elemento importante, grazie alle sue straordinarie qualità fisiche e chimiche, in particolare per l’agopuntura.

Ricapitolando, su una domanda globale di 4400-4600 tonnellate, le percentuali sono le seguenti:

  • Oreficeria 53%
  • Lingotti e barre 19%
  • Banche Centrali 12%
  • Industria   8%
  • Monete e medaglie    7%
  • Usi dentari    1%

(fonte: World Gold Council – Dic. 2023)

 Esplosione della domanda delle Banche Centrali

Nel corso del 2022, le Banche Centrali hanno proceduto a degli acquisti netti di 1136 tonnellate e l’anno scorso gli acquisti sono stati di 1037 tonnellate. Durante il ventennio 1980-2000 le banche centrali ed il Fondo Monetario Internazionale avevano proceduto a delle vendite; ma dall’inizio di questo secolo numerose Banche Centrali, soprattutto quelle di certi paesi  emergenti, hanno iniziato una campagna di acquisti che continua e che è sostenuta dal processo di “de-dollarizzazione” che è in corso.

banca d'Italia - pixabay
la Banca d’Italia figura al terzo posto per quantità di oro custodita dietro quella degli Usa e della Germania (foto Pixabay)

Secondo le ultime statistiche disponibili relative al mese di gennaio 2024, la Banca Centrale della Turchia ha proceduto a degli acquisti per 12 tonnellate, quella della Cina ne ha acquistate dieci, la Banca Centrale dell’India nove e quella del Kazakhistan sei, come altre (Russia, Giordania, Cekia) per quantità inferiori.  È interessante segnalare la quantità d’oro detenuta nelle riserve delle principali Banche centrali; la Banca d’Italia figura al terzo posto dietro quella degli Usa e della Germania ed i volumi detenuti dalla Banca Centrale della Cina continuano a salire. A questo proposito corrono voci secondo cui le statistiche ufficiali sottostimano il volume perché SAFE (il braccio operativo della Banca centrale) disporrebbe di quantità importanti di metallo giallo che non figurano nelle statistiche ufficiali.

Qualche curiosità

Il vello d’oro di Giasone: il mito di Giasone si basa su una tecnica applicata dagli uomini per raccogliere le pagliuzze d’oro di origine alluvionale nei fiumi. Stendevano nell’acqua delle pelli di ovini; le pagliuzze e le piccole pepite erano bloccate dai peli delle pelli che poi erano esposte al sole e bruciate per ottenere il metallo giallo. Le avventure di Giasone si svolgono nella Colchide (Georgia) dove, ancora attualmente, si estrae l’oro nei fiumi…

Creso ed il fiume Pattolo: questo fiume trascina da sempre dell’oro verso il mare e la regione era molto ricca. Troia era il grande mercato dell’oro del Mediterraneo, rimpiazzata da Creta, dopo la caduta della città.

Dopo le crociate, Venezia diventò il grande mercato dell’oro del bacino mediterraneo e dell’Europa; il suo successo fu anche favorito dalla crisi delle Fiere della Champagne (1320-1330). A Venezia c’erano due fixing quotidiani dell’oro sul mercato di Rialto, annunciati dal tintinnio di una campanella alle 11 del mattino ed ai Vespri.

L’oncia Troy è l’unità di peso che è usata nel mondo dei metalli preziosi proviene dalla città di Troyes (Champagna), dove si svolgevano le grandi fiere (sei per anno) che favorivano gli scambi fra I mercanti del Mediterraneo e quelli del nord Europa e del Baltico. I mercanti italiani erano i grandi venditori d’oro che pesavano in «onze » (ecco l’origine del simbolo oz.) e questa misura serve anche a determinare il peso di tutte e materie prime impiegate nella farmacopea e nella profumeria. Un oncia = 31.10 gr = 1/12  di 373.24 grammi = una libbra Troy

Il fixing quotidiano delle 10.30 e delle 15.00 (ora inglese) è realizzato a Londra dal 12 settembre 1919. Era realizzato con la presenza fisica dei rappresentanti delle cinque grandi case specializzate nel negozio dell’oro presso la banca Rothschild. Dal 2004, questa operazione è realizzata via telefono.

I grandi mercati dell’oro sono quelli di Londra, Zurigo, Dubai, New York, Hong Kong. II metallo è consegnato fisicamente su queste piazze. Ma le grandi negoziazioni si svolgono via telefono e via computer sulle borse a termine di New York e Londra.

*Alessandro Giraudo insegna Finanza Internazionale e Geopolitica delle materie prime in due Grandes Ecoles di Parigi e al Politecnico di Torino; è l’autore di “Storie straordinarie delle materie prime” (vol 1-2 )  e di “Quando il ferro costava più dell’oro” (tutti pubblicati da ADD editore).

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