Oro, petrolio, e non solo. Le materie prime che muovono l’economia

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Tutta la strategia della Repubblica e dell’Impero romano nelle scelte dei paesi da conquistare ha sempre seguito un criterio politico-militare, ma anche « merceologico» (foto martieda da pixabay)

I Romani sceglievano i paesi da conquistare – anche – in funzione delle materie prime. La globalizzazione nella circolazione di beni e merci parte da Roma. Una carrellata di quello che da Cesare, Augusto e tanti altri, era considerato indispensabile

Tutta la strategia della Repubblica e dell’Impero romano nelle scelte dei paesi da conquistare ha sempre seguito un criterio politico-militare, ma anche «merceologico». Queste scelte rispettano una logica dell’epoca, quando il commercio internazionale era molto meno libero di quello attuale che, grazie soprattutto all’incredibile riduzione dei costi di produzione e di trasporto, è strutturato sulla ricerca dei clienti da servire e quindi sull’azione permanente per trovare nuovi sbocchi commerciali per gli esportatori e sulla ricerca di nuovi fornitori nel caso degli importatori.

Di quali materie prime avevano bisogno gli uomini che vivevano all’epoca?  Evidentemente la lista è lunga ma la sintesi è breve e si concentra essenzialmente sull’alimentazione e sui prodotti “industriali” importanti per la vita. Quindi, oltre all’acqua (ed i Romani erano i grandi maestri del trasporto e della distribuzione dell’acqua), cereali, carne e pesce, vino e olio (che serve anche per illuminare le case), frutta e verdura fanno parte della lista a cui bisogna aggiungere il sale, ingrediente fondamentale dell’alimentazione umana ed animale e prodotto essenziale per la conservazione dei cibi.

I metalli non ferrosi (bronzo compreso), il ferro e il mercurio, il legname (per produrre del calore, il carbone di legno e per fabbricare imbarcazioni e edifici), le pietre da costruzione, la lana, il cotone, la canapa, lo sparto (questi due essenzialmente per cime e vele) fanno parte del secondo blocco “industriale” delle materie prime essenziali a cui bisogna aggiungere alcuni prodotti  chimici come l’allume (mordente per l’industria tessile e del cuoio), l’urina (che contiene dell’ammoniaca ed è quindi essenziale ancora per l’industria tessile e del cuoio), ceneri  e materie coloranti come la garanza e il gualdo. Poi ci sono i metalli preziosi: oro ed argento (come il bronzo) servono per effettuare i pagamenti commerciali, per pagare legionari e mercenari, per fabbricare le monete. Infine ci sono le materie prime voluttuarie e del lusso: le spezie (ingredienti alimentari e della farmacopea), incenso, mirra, zucchero (per la farmacopea perché il miele è il vero dolcificante), marmo, diamanti (questi arrivano tutti da un solo luogo di produzione: Golconda, nel centro dell’India), pietre preziose, corallo ed ambra, porpora e seta.

Roma importa la quasi totalità di questi prodotti voluttuari che sono acquistati letteralmente a peso d’oro (un’oncia di seta costava un’oncia d’oro) da imperatori, cortigiani, generali, uomini politici e ricchi mercanti. Spesso sono offerti a matrone ed a cortigiane. Le ricche donne romane vanno matte per la seta e Seneca scrive “Vedo vesti di seta, se possono essere definite vesti cose che non nascondono il corpo, nemmeno le parti intime”. Si sa che la bilancia commerciale romana era deficitaria di almeno cento milioni di sesterzi per anno e numerose monete d’oro sono trovate in luoghi molto lontani dalla capitale. E non bisogna dimenticare la domanda romana di cavalli (soprattutto allevati nel nord dell’Africa) ed animali feroci e selvatici usati nei circhi; questa fauna è essenzialmente importata dall’Africa.

I metalli degli Etruschi e la lotta contro Cartagine

Quando Roma decide di espandere il suo territorio sceglie immediatamente l’invasione della Toscana e delle zone dominate dagli Etruschi, che sono i più grandi metallurgisti di tutto il bacino mediterraneo dell’epoca.  La geologia della Toscana (e dell’isola Elba) offre numerosi metalli, oltre all’olio ed al vino. Dopo la conquista dei territori italiani, le tre guerre puniche (118 anni di conflitto) sono la dimostrazione evidente di una lotta all’ultimo sangue per dominare il bacino mediterraneo. Roma, centro di potere agricolo e terrestre, e Cartagine, centro di potere marittimo e commerciale, si lanciano in un duello letale senza esclusione di colpi per conquistare un bacino dove non c’è spazio per due avversari.  

60mila minatori lavorano nelle miniere d’oro di Las Medulas

Le guerre puniche iniziano con le battaglie per controllare le risorse minerarie della Spagna : l’argento,  il rame (le miniere di rio Tinto) e l’oro delle miniere delle province  del sud. La vittoria contro Cartagine rappresenta anche un importante incremento di disponibilità di grano della regione, di olio e cavalli del Maghreb (termine arabo che significa ponente). Per molto tempo i romani occupano solamente le regioni del sud della Spagna e non sono interessati dalle province del nord, che producono essenzialmente della lana. Ma quando apprendono dai loro servizi segreti che il nord della Spagna è ricco di ferro e d’oro, Augusto si lancia alla – difficile – conquista di queste terre, e ci riesce. Rapidamente sono sviluppate le importanti miniere d’oro della provincia di Léon, il più grande complesso minerario mondiale di tutta l’antichità.

Il mercurio  dei Romani ed …il cappellaio matto di Alice

Nella Spagna del Sud c’è anche la grande miniera di cinabro (mercurio), di cui Plinio parla diffusamente. Questo metallo è usato nella farmacopea, nella produzione di unguenti e di profumi e per la fabbricazione del colore rosso per dipingere le pareti delle case dei ricchi proprietari; il rosso pompeiano è molto stabile, come si può osservare …duemila anni più tardi. Ma il mercurio è un minerale terribilmente tossico perché i suoi vapori hanno due effetti drammatici sugli uomini: rendono permeabili le vene e quindi si manifestano emorragie difficili da bloccare. In genere, gli uomini colpiti da questa malattia hanno una vita molto corta; ecco perché Roma spedisce in queste miniere i damnata ad effodienda metalla, i condannati ai lavori forzati; la loro vita spesso dura solamente 4-5 anni. I vapori del metallo provocano inoltre dei danni al cervello con dei casi di follia…il cappellaio matto di Alice nel paese delle meraviglie non è solamente un’invenzione letteraria! Per molti secoli, la produzione di cappelli di feltro ha impiegato  un processo chiamato “carotatura” che richiede l’impiego di nitrato mercurico. Sovente, al contatto permanente con i vapori di mercurio, i cappellai erano vittime della follia al termine della loro carriera.

 Pompeo, la Colchide ed il “vello d’oro”

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Giasone e il Vello d’oro

Nel 148 a.C. la Macedonia viene conquistata dalla Repubblica romana che vi cerca l’oro e l’argento della regione; nel 146 la Grecia diventa una provincia romana. La Grecia offre pochi metalli e poco grano, sicuramente il marmo; ma ha un ruolo strategico nel Mediterraneo e soprattutto rappresenta un centro culturale che i Romani vogliono imitare.

Nel 129 a.C l’Anatolia passa nelle mani della Repubblica romana con le sue miniere fra cui quelle di stagno e rame; ma è con Pompeo che lo sfruttamento della regione va a regime. Tra le varie cose, Roma cerca le miniere d’oro (l’attuale miniera di Sakdrisi) della Colchide, la regione all’estremo-orientale del mar Nero, una parte del Caucaso e dell’attuale Georgia. In questa area si trova molto oro di origine alluvionale ed il mito del vello d’oro è una grande verità: all’epoca i cercatori d’oro distendono delle pelli di ovini nei letti dei fiumi per bloccare le pagliuzze del metallo. Queste pelli sono poi esposte al sole per asciugare, risplendono e sono spesso bruciate per ottenere il metallo.

Cipro, il rame e la deforestazione dell’isola

In seguito, la Repubblica si lancia alla conquista di Cipro. L’isola, controllata dai faraoni egiziani, è il più grande centro di produzione di rame di tutto il Mediterraneo; Cipro è all’origine del nome del metallo per varie lingue europee.  All’epoca, chi dispone di rame e di stagno può produrre il bronzo che è ancora largamente utilizzato nel mondo civile, mentre ormai le legioni sono equipaggiate da armi in ferro molto più resistenti del bronzo, anche se più difficile da lavorare perché ha un punto di fusione più alto. Questo porta a una forte domanda di legname per produrre del carbone di legno: la conseguenza è la deforestazione di grandi regioni dell’isola.

Le miniere del Norico (Austria)…

 Cesare porta le sue legioni nella Gallia che diventa romana nel 52 a.C. : questa regione dispone di zinco, ferro e di piccole quantità di oro (Aurillac) ed argento (Argenton), ma anche di cereali (nelle pianure del nord del paese) e di olio nelle regioni del sud. Sono i Romani a sviluppare la coltivazione della vite in Francia ed alcuni vini (uno fra tutti il Romanée-Conti) per esempio, ci ricordano che Cesare lasciò alcuni dei suoi generali a presidiare le nuove terre conquistate, offrendo loro delle parcelle di viti (nella Borgogna), dove la qualità del vino era eccellente. La romanizzazione della Gallia coincide con quella del Norico (Austria attuale), regione con la quale Roma intrattiene dei contatti e relazioni pacifiche da lungo tempo.

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Anticamente la Cornovaglia era la maggiore fornitrice di stagno in Europa (foto Falco da pixabay)

Il Norico è una terra ricca di molti metalli (oro, argento, piombo e ferro). Si ritiene che la metallurgia romana nel settore del ferro fece un grande balzo perché i fabbri ferrai del Norico disponevano di una tecnica fra le più avanzate dell’epoca per il trattamento del ferro per renderlo ancora più duro.

…e lo stagno della Cornovaglia

 E’ ancora Cesare a lanciare la prima spedizione romana per la conquista della Britannia  (55 e 54 a.C). Le legioni sono soprattutto alla ricerca del rame e dello stagno della Cornovaglia (all’epoca, principale fornitore dell’Europa di questo metallo), dell’argento (Devon), di piombo (Mendip Hills  nel Somerset), di oro (nel  Galles), di ferro  (ci sono 33 miniere di ferro romane) ed anche di lana. E’ proprio l’arrivo del ferro della Britannia romana che permette all’impero di diffondere questo metallo in tutte le terre che occupa.

(1. Continua)

 

 Alessandro Giraudo insegna Finanza Internazionale e Storia Economica della Finanza in una Grande École a Parigi. Fra i suoi libri figurano  Storie straordinarie delle materie prime (vincitore del premio Città di Pontremoli- 2020) ed Altre storie straordinarie delle materie prime, appena uscito,  entrambi  editi da ADD-Torino

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