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Ora Bari potrà avere un porto “invisibile”

Mai prima d’ora, per una città come Bari, si era pensato alla realizzazione di una simile infrastruttura. Si chiama, infatti, Porto invisibile la proposta progettuale dell’Assonautica Bari, illustrata in occasione della tappa barese della Staffetta Nautica del Mar Adriatico, organizzata da Assonautica Nazionale con il patrocinio del Presidente della Repubblica, per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Il progetto – La costruzione del porto turistico a Bari avrà un profilo estremamente basso sul livello del mare. È prevista la realizzazione di strutture su un’area di 124 mila metri quadrati e permetterà di ormeggiare 800-900 barche di grosse dimensioni. La novità più rilevante è lo spazio destinato al verde. Saranno realizzati, infatti, giardini e arredi urbani di alto livello. Avrà, quindi, tutte le caratteristiche per essere “invisibile”.
Il concetto alla base è l’integrazione di questa nuova struttura con quella già esistente del Porto commerciale di Bari in modo tale che, una volta costruito, la città non si accorga della sua esistenza. La sua strutturazione e localizzazione, quindi, risulterebbero irrilevanti dal punto di vista dell’impatto ambientale. «La portualità turistica –  spiega l’Arch. Onofrio Mangini, socio fondatore e consigliere Assonautica Bari – nella nostra regione è limitata a fatti episodici e ristretti. Bari e la Puglia, invece, proiettate nel Mediterraneo attraverso rapporti con la Croazia, l’Albania, la Grecia, la Turchia, hanno bisogno di una portualità ad ampio raggio che consenta a diportisti e appassionati dello sport nautico di poter utilizzare strutture adeguate».

E l’impatto ambientale? – La maggiore difficoltà nella costruzione di un porto turistico  comporta, però,  il superamento dell’impatto ambientale. Ma Mangini ha le idee chiare: «Con la nostra proposta – dice –  non creiamo elementi di disturbo all’assetto e al profilo portuale della città. Il nostro primo obiettivo nello studio di questo porto è stato l’impatto ambientale».

L’iniziativa, comunque, ha bisogno della condivisione degli enti pubblici e dei privati. «Una struttura di questo genere –  conclude Mangini – si avvale di un’infinità di apporti pubblici e privati. Gli investimenti saranno richiamati dalla bontà di un progetto e dal ritorno economico. La nostra, in questo momento è solo una proposta, un’idea. Vogliamo raccogliere il parere della città, poi passeremo al sostegno».

In alto al centro della fotografia, il progetto del porto invisibile a Bari

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