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Operazione di Polizia contro infiltrazioni nei cantieri edili a Bari

Beppe Fragasso

Beppe Fragasso

ANCE Bari e BAT esprime soddisfazione per l’operazione condotta dalla Polizia di Stato nei confronti di 25 persone (22 in carcere, 3 agli arresti domiciliari), ritenute responsabilidi vari reati tra cui estorsione aggravata dal metodo mafioso attuata nel campo dell’edilizia. «La fattiva collaborazione avviata da anni con tutte le forze dell’ordine – dichiara il presidente di ANCE Bari e BAT Beppe Fragasso – e la sensibilizzazione degli imprenditori del sistema ANCE tesa a denunciare qualsiasi tipo di pressione malavitosa, stanno portando ai risultati auspicati. Maggiori saranno i controlli sui cantieri edili, anche quotidiani, e maggiori saranno le possibilità di portare alla luce situazioni di illegalità che danneggiano il mercato e le imprese che, ogni giorno, lavorano con fatica nel rispetto delle leggi. L’associazione – conclude Fragasso – è impegnata nel contrastare con fermezza i fenomeni estorsivi e affinché ogni episodio criminoso che si verifica nei cantieri edili possa essere denunciato». Infatti ANCE mette a disposizione delle imprese associate un’assistenza legale penale gratuita e si costituisce parte civile nei processi che le vedono protagoniste; da tempo, inoltre sostiene anche le imprese non associate accompagnandole nel rapporto con le forze dell’ordine.

L’operazione si è svolta nel primo mattino a Bari, in altri comuni della provincia ed a Potenza. L’attività investigativa, avviata dalla Squadra Mobile di Bari nel marzo del 2011, ha consentito di documentare l’attività criminale del clan “Parisi” a Bari e in alcuni comuni della provincia, in particolare riguardo la gestione degli alloggi di edilizia popolare e, soprattutto, attraverso l’infiltrazione all’interno dei cantieri edili. Il clan, interagendo direttamente con quel mondo imprenditoriale, ha alterato le regole di mercato e della libera concorrenza.
Le investigazioni hanno, infatti, documentato che il clan sfruttava l’attività dell’imprenditoria edile, imponendo ditte di fiducia o addirittura “imprese mafiose”, così determinando indirettamente anche i prezzi di forniture e opere, sui quali poi pretendere una percentuale. Dal complesso degli atti di indagine è emerso con chiarezza che le estorsioni si realizzavano non più o non solo tramite la richiesta del “pizzo” o dell’assunzione di un guardiano scelto tra gli uomini di fiducia del sodalizio criminale, ma attraverso un sistema articolato di relazioni degli appartenenti al clan Parisi con gli imprenditori del settore edile che prevedeva l’imposizione delle ditte che dovevano aggiudicarsi i subappalti o le commesse di forniture e lavori; questo sistema estorsivo, che costituisce la reale novità dell’indagine, prevedeva il coinvolgimento di imprese amiche, che consentivano al clan di lucrare sui ricavi dei subappaltatori. A tal proposito, risulta significativo che, oltre ad un imprenditore ritenuto responsabile di concorso esterno in associazione per delinquere di tipo mafioso, tra i 25 indagati vi sono altri 5 imprenditori edili.
In conclusione, il clan Parisi si comportava come un vero e proprio broker o intermediario, che interviene sul mercato suggerendo, ma sostanzialmente imponendo, ditte e manodopera “amiche”, dalle quali guadagnare una percentuale sugli utili e sui compensi.

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