Oli alimentari, raccolte oltre 44.000 tonnellate destinate al riciclo

olio frittura

L’attività del Consorzio RenOils: Nel 2019 +25% rispetto all’anno precedente, servite tutte le regioni d’Italia

L’olio o il grasso che avanza dopo la frittura o che rimane nei barattoli delle conserve è un prodotto completamente riciclabile, destinato alla produzione di biocarburanti e lubrificanti. Un vantaggio ambientale enorme se si considera che per ogni tonnellata di olio esausto avviato a recupero si evita l’emissione di 2,4 tonnellate di anidride carbonica. Dovremmo pensarci prima di gettare l’olio nel lavandino o nello scarico del water.

Se non ci pensiamo noi – e dovremmo farlo con convinzione -, ci pensa però il Consorzio RenOils, che nel 2019 ha raccolto 44.400 tonnellate di oli e grassi vegetali e alimentari esausti, il 25% in più rispetto all’anno precedente (in cui però la raccolta è iniziata ad aprile). Le attività di raccolta hanno coinvolto tutte le regioni d’Italia e per il 95% hanno riguardato attività commerciali come ristoranti e mense mentre il 5% degli oli proviene da utenze domestiche.

Vantaggi ambientali

RenOils (un Consorzio senza scopo di lucro, costituito su iniziativa di alcuni operatori e associazioni di categoria nel 2016, che si occupa non solo di informare e sensibilizzare gli utenti finali e gli operatori, ma anche di monitorare la filiera degli oli e grassi alimentari esausti con l’obiettivo di aumentarne ed efficientarne la raccolta e il recupero ai fini ambientali), si è molto adoperato proprio per raccogliere il maggior quantitativo possibile di oli e grassi vegetali e alimentari esausti, come indicano i dati citati.  Nel complesso il Consorzio grazie alla raccolta nel biennio 2018-2019 (77.000 ton) ha già risparmiato all’atmosfera 180.000 tonnellate di gas serra ed evitato l’importazione di 65 milioni di € di combustibili fossili.

La raccolta in Italia

Le 25 imprese che per conto del Consorzio raccolgono gli oli vegetali e animali esausti operano su tutto il territorio nazionale. A differenza di altri rifiuti, la distribuzione territoriale della raccolta è piuttosto omogenea tra nord e sud tanto che la regione in cui si raccoglie di più è la Campania (circa 6.000 ton/anno) seguita da Lombardia (5.900) Sicilia (5.000) ed Emilia Romagna (4.500). L’intero sistema di raccolta si autofinanzia attraverso il contributo ambientale e i costi non ricadono quindi sulle tasche dei cittadini o degli enti locali.

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La Piattaforma R_O_S

Per monitorare i dati di raccolta e recupero in tempo reale RenOils si è dotata della Piattaforma R_O_S (RenOils Recycling Oils System), realizzata in collaborazione con una spin-off dell’Università di Tor Vergata di Roma. Il sistema, unico nel suo genere nel settore, consente la tracciabilità, la contabilizzazione e la certificazione di tutti i flussi di oli raccolti e avviati al recupero dai consorziati.

Previsioni 2020

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Vanno incentivate le iniziative per la raccolta di oli e grassi animali, ad esempio nelle scuole

Il lockdown dovuto all’emergenza Covid-19 ha fermato le attività di ristorazione e i primi dati riguardano una flessione della raccolta del 5-10% a marzo aprile e una ulteriore diminuzione nei mesi di maggio e giugno. La previsione è però quella di un aumento delle attività nel secondo semestre per arrivare a fine anno con un pareggio rispetto ai numeri del 2019. «La sfida – ha spiegato Ennio Fano, Presidente di RenOils – è quella di favorire la raccolta differenziata presso i cittadini mettendo in piedi, insieme ai comuni e alle municipalizzate, dei modelli di raccolta virtuosi ed innovativi capaci di intercettare quegli oli che se dispersi nell’ambiente possono causare danni a suolo e acque di superficie».

Accordi e ricerche

RenOils durante il 2019 è stato molto attivo sul fronte istituzionale e scientifico chiudendo accordi strategici, analisi e ricerche. Basti pensare all’accordo con ENI per destinare gli oli esausti alla bio raffineria di Porto Marghera o quello con la Regione Lazio per favorire la raccolta differenziata presso gli abitanti dei piccoli comuni, scarsamente serviti da altri servizi. Nell’ambito della Ricerca & Sviluppo sono stati pubblicati i primi risultati delle analisi, svolte dal CNR-IRSA per valutare la presenza degli oli esausti nelle acque dei depuratori Italiani. Con il Digilab Dell’università La Sapienza di Roma è stata invece firmata una convenzione per valutare la percezione del rischio ambientale nella popolazione italiana, derivante da un non corretto smaltimento dell’olio vegetale esausto.

 

 

 

 

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