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Paesaggio o panorama?

Sicuramente l’idea è accattivante: un dialogo di stampo socratico tra un lettore curioso e l’autore di questo libro, entrambi desiderosi di capire cosa significhino le parole “paesaggio” e “panorama”. Già, perchè paesaggio e panorama non sono sinonimi, eppure spesso e volentieri diventano intercambiabili. Sulla differenza tra questi due termini Frederick Bradley, geologo e naturalista, imposta il suo Paesaggio o panorama? viaggiando in lungo e in largo per la storia e ritrovando nell’antichità le prime tracce di un uso del territorio, proprio a partire da una visione consapevole del paesaggio: perchè i primi uomini sapevano “leggere” il paesaggio a seconda delle loro esigenze (per alimentarsi, nascondersi, offendere o difendersi ecc.) e hanno trasmesso questa capacità ai discendenti; e quando l’interlocutore chiede all’autore perchè un paesaggio può emozionare o al contrario lasciare indifferenti, Bradley individua due approcci, uno umanista (basato sul “percepito” in chiave soggettiva ed estetica) e uno scientifico , che interpreta il paesaggio come un ecosistema fisico-biologico in costante interazione nello spazio e nel tempo. Metodi questi, afferma l’autore, incapaci di cogliere la complessità del paesaggio, e che spesso lo confondono col “panorama”. Con la differenza che questo è “una rappresentazione scenica del territorio”, una visione, cioè dettata dall’emozione che può suscitare, quindi legata inavitabilmente al concetto di bellezza, mentre il “paesaggio” è il risultato di vari fattori, compresi quelli antropici, che hanno dato un particolare volto a un territorio. Per cui, conclude Bradley, anche un paesaggio brutto (secondo i canoni comuni) merita di essere conosciuto e valutato nella sua complessità.

Il libro – che tra poco sarà disponibile anche nella versione e-book – riporta interessanti riflessioni sulla normativa europea e taliana, cogliendo, ad esempio, un limite nell’individuazione di “bene paesaggistico suscettibile di tutela” fatta dal nostro Codice dei Beni culturali, che parla anche di “bellezze panoramiche” e punti di vista accessibili al pubblico “dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze”. In parallelo scorre l’analisi della Convenzione Europea del Paesaggio, attenta invece a individuare il paesaggio come, recita il testo, “una determinata parte dl territorio così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”. Confondere paesaggio e panorama ha delle conseguenze importantissime in termini di gestione del territorio, sostiene Bradley: farlo significa cancellare d’un colpo il ruolo che determinate culture, specifici edifici, conformazioni particolari degli spazi hanno significato e possono ancora significare. Se le pale eoliche dal punto di vista del “panorama” sono bruttissime, una sensibilità attenta all’ambiente può invece assolverle e individuarle, anzi come un valido supporto alla cura del territorio tutto. 

A Bradley interessa, in fondo, una cosa sola: che il suo lettore/interlocutore, alla fine di questo dialogo sia veramente convinto che, se è vero che esistono panorami brutti o belli, non possono esistere paesaggi brutti o belli, perchè ogni paesaggio rappresenta un’identità culturale e territoriale incancellabile nel vissuto di ogni persona.

Frederick Bradley, Paesaggio o panorama? Dialogo sulla necessità di una visione consapevole del territorio, Guipa, 2011, 68 pagg, 12,00 euro.

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