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Agricoltura e Sistri: dentro o fuori?

La Cia si è sempre battuta per difendere il territorio e l’ambiente attraverso proposte per regolamentare il tema dell’energia e dei rifiuti. Non è un caso che agricoltura e territorio sono un binomio imprescindibile per dare futuro alle imprese agricole, alle prese con una crisi strutturale che riduce il reddito degli agricoltori.

<p>logo cia</p>

logo cia

La regolamentazione deve però tenere conto dell’impatto burocratico, che per le aziende agricole è insopportabile, e della specificità agricola. Difatti dei circa 135 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti dalle attività produttive (fonte MUD, desunto dal rapporto Ispra rifiuti 2009) solo lo 0,5% (circa 600.000 tonnellate) è quello derivante dal settore agricolo. Si registra per la produzione dei rifiuti agricoli pericolosi un valore pari solo a circa 11.000 t.

I rifiuti agricoli derivano, per lo più, dall’utilizzo di agrofarmaci (contenenti sostanze pericolose), farmaci veterinari, prodotti per la sanificazione degli ambienti, dalla manutenzione dei mezzi (batterie esaurite, oli esausti, ecc.), dall’utilizzo di altri beni che possono avere una prospettiva di mercato del riciclaggio (imballaggi di vario genere, beni in polietilene, materiali ferrosi e in legno, ecc.). Per cui, pur riconoscendo la correttezza delle linee guida del nuovo sistema di gestione, la Cia, a livello nazionale, ha avanzato diverse critiche per quanto riguarda più specificatamente il settore agricolo che è stato parificato alle attività industriali vere e proprie. Siamo in attesa delle modifiche concertate nel tavolo interministeriale e solo dopo ci adopereremo per far iscrivere le imprese al Sistri. Le proposte della Cia per modificare il decreto ministeriale per l’attuazione del Sistri in agricoltura sono inerenti a costi di iscrizione, tempi di adesione, adempimenti burocratici del nuovo sistema.

Come primo punto di discussione la CIA ha promosso un ripensamento della questione legata ai costi di iscrizione. La normativa ha infatti previsto una comparazione dei costi di iscrizione al Sistri tra la grande industria e le piccole medie imprese (oggi è previsto un contributo minimo di 120 euro, anche per imprese con una quantità di rifiuti pericolosi minimi). Tale comparazione risulta per il mondo agricolo assolutamente inaccettabile sia da un punto di vista etico che economico. Inoltre stiamo oggi discutendo di un settore, quale quello agricolo, costretto a fronteggiare una contrazione del 20% dei redditi agricoli rispetto al 2008 (Fonte CIA Nazionale), ma con responsabilità di natura produttive, ambientali e di tutela dei territori sempre più ambiziose.

<p>smaltimento illegale</p>

smaltimento illegale

Oltretutto non sarebbe tollerabile per una piccola impresa agricola, che produce quantità limitate di rifiuti pericolosi, essere comparata ad un grande impianto industriale con produzioni e impatti ambientali di gran lunga superiori. Il Ministero, prendendo in esame tale allarme, ha ritenuto opportuno ulteriori approfondimenti. Oggi pare infatti intenzionato a rivedere i costi di iscrizione per alcune tipologie di imprese agricole, prevedendo una sorta di iscrizione agevolata per due particolari tipologie. In primo luogo per le aziende con massimo 5 addetti e con un volume massimo di 200 Kg/l per anno di rifiuti pericolosi conferiti al centro di smaltimento, il costo dell’iscrizione ammonterebbe a circa 30 euro. In secondo luogo per le aziende con massimo 10 addetti e con un volume massimo di 400 Kg/l per anno il costo ammonterebbe a circa 50 euro.

Seconda questione molto delicata ha riguardato i tempi di attuazione del nuovo sistema. Così come richiesto nelle settimane passate dalla CIA e dalle altre organizzazioni professionali, sarebbe auspicabile intervenire sui tempi di attuazione del nuovo sistema, rendendo l’adesione al Sistri meno rigida per le imprese agricole. In particolare, in sede di discussione, è stato prospettato da parte del Ministero uno scorporo dei tempi di attuazione all’interno di due step differenti: una prima fase transitoria ed una seconda di effettiva entrata a regime. La fase transitoria, della durata di oltre un anno (si parla della fine del 2011) dovrebbe coinvolgere solo alcune tipologie di imprese agricole. In particolare le imprese con conferimenti non superiori ai 100 kg/l per anno di rifiuti pericolosi, (previa convenzione con un circuito organizzato di raccolta), oppure con un massimale di 30 kg/l al giorno per il trasporto in conto proprio. Nessun limite verrebbe invece previsto per i conferimenti “porta a porta”, i quali verrebbero automaticamente coinvolti nella fase a regime. Alla fine del periodo transitorio subentrerebbe la seconda fase di entrata a pieno regime del sistema.

<p>pesticidi</p>

pesticidi

In questo contesto un ruolo di primo piano dovrebbero svolgerlo le organizzazioni di categoria, le società di diretta emanazione o i centri di raccolta. Questo sia per quanto riguarda la parte relativa all’assistenza tecnica, sia per quanto riguarda la compilazione mensile del registro da parte delle stesse (prima della movimentazione). Inoltre tra gli obblighi delle associazioni di categoria ci sarebbe anche la corretta tenuta del registro di carico e di scarico con l’obbligo di tenuta di una copia da parte dell’azienda stessa.

Terzo punto di discussione ha interessato il discorso legato al trasporto in conto proprio. Con la nuova legge l’iscrizione all’Albo dei Gestori Ambientali e l’installazione della black box, dovrebbe divenire obbligatoria per tutti quei soggetti che trasportano rifiuti, anche in modo non professionale. Su questo secondo aspetto la CIA ha più volte ribadito, anche in sede istituzionale, una differenza radicale tra tutti quei soggetti che svolgono il trasporto come attività professionale e quelle imprese agricole che, al contrario, decidono di svolgere tale attività in proprio, per un semplice abbattimento dei costi. Per quanto riguarda la prima questione, ovvero l’iscrizione all’Albo dei Gestori, il Ministero pare orientato ad un accoglimento di tale istanza. In particolare la soluzione prospettata dovrebbe concretizzarsi con una coincidenza delle iscrizioni sia per il Sistri che per l’Albo dei Gestori. Per quanto riguarda l’installazione della Black Box, che deve essere installata da officine all’uopo autorizzate, non è ancora stata individuata una soluzione efficace.

Ultimo punto di criticità attiene la definizione del Circuito Organizzato di Raccolta. Entità finora piuttosto vaga, introdotta per la prima volta con il Sistri. Il ruolo del Circuito sarà determinante per il produttore, in quanto con questo il produttore dovrà convenzionarsi. Il Ministero dovrebbe impegnarsi per far sì che vengano riconosciute le modalità operative agevolate e, nel breve periodo, l’esenzione dell’iscrizione. Infine la definizione del Circuito formulata dal Ministero qualificherà tale soggetto in funzione dell’esistenza di accordi di programma tra le Istituzioni e le stesse organizzazioni imprenditoriali. Se dunque tali impegni venissero mantenuti e presi in considerazione da parte delle Istituzioni e se fosse risolta anche l’ultima questione, relativa alla black box per il trasporto in conto proprio degli agricoltori, l’impegno della CIA e l’ingresso degli stessi agricoltori all’interno del nuovo sistema di tracciabilità avverrebbe in modo più agevolato, soddisfacente e sostenibile.

La nostra organizzazione ha già sperimentato in passato ed in alcuni territori, accordi di programma con enti locali al fine di agevolare la raccolta e il riutilizzo dei rifiuti agricoli. Adesso con l’introduzione della tracciabilità dei rifiuti, che consente di seguire il rifiuto stesso dalla sua produzione fino al suo smaltimento, vi è la necessità di introdurre un nuovo modello gestionale per le imprese agricole al fine di consentire il rispetto di quanto previsto dal Sistri in termini di controllo e sgravio di procedure anche informatiche a carico delle imprese agricole. Un nuovo modello gestionale delle aziende agricole che dovrebbe puntare su una “un’organizzazione interaziendale” in grado di garantire:

• un’efficiente logistica dei trasporti, finalizzata alla riduzione della movimentazione dei rifiuti;

• nuovi modelli gestionali, ad esempio centri di raggruppamento dei rifiuti interaziendali, efficaci sinergie con gestori, impianti e consorzi di filiera, sviluppo delle raccolte differenziate, ecc.;

flussi di rifiuti riciclabili ai sistemi consortili di filiera.

Sono questi i motivi che hanno indotto la Cia Puglia ad aderire al Distretto Produttivo dell’Ambiente e del Riutilizzo (Dipar) della Regione Puglia. Il Dipar ha ottenuto in queste settimane il secondo ed ultimo riconoscimento da parte delle istituzioni regionali. In questo ambito la Cia Puglia intende impegnarsi per costituire la filiera per il riutilizzo dei rifiuti agricoli.

Francesco Catapano

Francesco Catapano

 

(testo raccolto da Marilisa Romagno)

Franco Catapano è vicepresidente della CIA Puglia

 

 

 

 

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