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De Andre’ aveva ragione

Parte da Mola il “riscatto” della posidonia. Quell’alga che fino a poche settimane fa veniva vista come un pericolo per i litorali pugliesi e che ancora oggi preoccupa i comuni costieri a causa dei residui maleodoranti che il loro spiaggiamento procura (con tutte le immaginabili conseguenze in termini di afflusso di bagnanti alle spiagge), ora sta per trasformarsi in un’interessante opportunità per l’ambiente. Infatti le migliaia di tonnellate di residui non andranno più a finire in discarica ma diverranno ammendante, cioè fertilizzante per terreni e substrato per ortoflorovivaismo, ma anche saranno utilizzate per la pacciamatura, ovvero la copertura dei terreni delle aiuole per impedire la crescita di piante infestanti. E’ questo il risultato del progetto PRIME, finanziato con 1.152.917 euro di cui il 50% a carico della Unione Europea, nell’ambito del Programma Life+

<p> Posidonia spiaggiata</p>

Posidonia spiaggiata

 PRIME è una sigla e in inglese significa “gestione integrata dei residui di posidonia per l’ecosostenibilità”. A sua volta Life è il più importante strumento di finanziamento per progetti ambientali dell’Unione Europea: il finanziamento viene erogato direttamente dall’UE, che valuta positivamente il progetto se questo è in grado di fornire risposte ad un problema ambientale comunitario, secondo un processo di selezione durissimo. E questa volta il finanziamento è stato erogato a un’iniziativa che parla pugliese: ad aggiudicarselo sono stati, infatti, il comune di Mola di Bari (sulle cui coste si svolgerà l’esperimento), ECO-logica, la società barese di ingegneria e consulenza ambientale già attiva in altri progetti LIFE e cui sono state affidate le funzioni di Project Manager, l’ISPA CNR (Istituto di Scienza delle Produzioni Alimentari) che ha fornito la base scientifica, Aseco Spa e Tecoma srl, rispettivamente per il compostaggio e per le attrezzature elettro-meccaniche.

<p>UN AGGLOMERATO DI POSIDONIA</p>

Un agglomerato posidonia

Gli accumuli di posidonia in putrefazione subiranno un pre-trattamento in loco. Saranno innanzitutto separati dalla sabbia tramite lavaggio con la stessa acqua di mare, triturati, quindi de-salinizzati e disidratati con particolari tecniche innovative. Ciò impedirà che si formino liquidi inquinanti durante il processo di compostaggio. Sono 12 i risultati attesi dal progetto e spaziano dal tecnico (qualità dei suoli e carbon sink, ovvero deposito del carbonio) all’economico: le Province erano obbligate fino all’anno scorso per decreto a smaltire, con grosse spese, in discarica i residui di Posidonia. Questo procedimento significherà abbattimento totale dei costi di smaltimento.

A guadagnarci sarà anche l’ambiente, nella fattispecie le “praterie” di posidonia. – in Puglia ce ne sono 16, di cui più della metà in buone condizioni – che si vanno estinguendo ad un ritmo del 5% l’anno, privando così le spiagge di una importantissima difesa dalla naturale erosione e il mare di un fondamentale apporto in termini di ossigeno, essenziale alla fauna marina.
 
<p>praterie di posidonia</p>

praterie di posidonia

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