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Ambiente senza confini

Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia

Quando si parla di ambiente, della sua tutela, pare pararsi dinanzi un concetto astratto, labile e senza confini. Quale valenza ha l’idea di ambiente nel quotidiano, nella vita di tutti i giorni? E poi: come procedere per tutelare un patrimonio pressoché immenso (ma non per questo infinito)? Una risposta, peraltro assai articolata e ricca di spunti di interesse, ha tentantato di darla il WWF, promotore della due giorni “Qualificazione e governance dell’ambiente e degli ecosistemi nell’ordinamento italiano”, seminario realizzato con la collaborazione di Anci Puglia e appena conclusosi presso l’Università degli Studi di Bari – Dipartimento di Giurisprudenza.

In un momento storico nel quale sembra assai facile rifarsi all’idea di sostenibilità, dove ‘ecologia’ spesso fa rima con ‘tendenza’, si è voluto tracciare una linea di confine, diffondere un senso di chiarezza. E partire dall’ordinamento giuridico non è voluto essere il tranpolino per lanciarsi a picco tra tecnicismi e annose questione accademiche. Quante volte si cita l’ambiente come bene: di cosa si tratta? Un primo chiarimento è operato dal nostro legislatore nell’art. 18, comma 5, che parla di ‘bene ambiente’ come risarcibile. «Ci si riferisce – spiega il presidente del WWF Italia, Stefano Leoni – ad una universitas, alla funzione complessiva che l’ambiente assume, come elemento dinamico e che si evolve oltre i singoli componenti distintivi». Per questi motivi il danno ambientale può essere ascritto quale “danno morale”: «Perchè si tratta – chiarisce Leoni – di una lesione condotta contro un bene sia culturale che estetico». Un esempio su tutti: il mancato smaltimento dei rifiuti non solo porta ad un danno alla natura (incuria, inquinamento,ecc.) ma anche ad un danno economico. Uno smaltimento illecito farà lievitare altrove i costi, a scapito di tutti. Per questo ambiente e paesaggio rappresentano un patrimonio collettivo nonché binomio inscindibile, che va oltre lo scatto da immortale. E che deve essere sviluppato entro una dimensione culturale nuova, che faccia leva su un senso di appartenenza, di riconoscimentodella collettività nella dimensione di un dato luogo.« É necessario – interviene ancora il presidente – un diverso modo di pensare, che coniughi il valore culturale al concetto stesso di benessere».

Qui entra in gioco anche la valenza dell’associazionismo. Oltre alle battaglie giuridiche, più o meno vinte, far luce su alcune questioni – secondo l’esperienza del WWF – equivale a richiamare comunque l’attenzione dello Stato verso il territorio. Basti pensare al caso di ‘Punta Perotti’ a Bari e alla ritrovata necessità di rivedere le modalità di concessione dei permessi edilizi.

Un momento dei lavori. Tra i relatori il Presidente del Parco Nazionale dell'Alta Murgia, Cesare Veronico (3° da sx)

Ricapitolando: l’idea di “ambiente” rimanda al paesaggio, al benessere colletivo, alla cultura e all’economia. La Regione Puglia ha voluto aggiungere qualcosa in più e parlare di danno ambientale come danno sanitario (e qui Ilva docet), attraverso il recente regolamento attuativo della legge regionale 21/2012. Purtroppo la cronaca insegna come trovare un responsabile a cui attribuire un danno ambientale resta una questione irrisolta e assai nebulosa per la nostra giurisprudenza. In proposito l’Avvocato di Stato Grazia Matteo ha riferito della sussistenza di una «sostanziale impuntità civile del danno ambientale». Per non parlare, poi, del fatto che danneggiare un bene ambientale significa segnarlo in modo irreversibile. Nessun risarcimento, nessuna opera di bonifica, potranno riportare lo status quo delle cose.

Nel corso dei lavori una soluzione è offerta dall’individuazione di un’autorità dotata di strumenti finalizzati a prevenire il danno. Compito non facile ma che già il mondo delle associazioni ha fatto proprio. Lo si è visto, proprio in Puglia, con i risultati ottenuti dal numero verde per i reati ambientali, servizio unico in Italia. «Il WWF e le associazioni ambientaliste in generale, vengono sentite come realtà più vicine al mondo cittadino», chiarisce il Vicepresidente del WWF Puglia Mauro Sasso. Una democrazia ambientale che potrebbe esercitarsi attraverso una serie di strumenti che estenda il diritto all’ambiente: dall’istituzione di una consulta comunale all’ambiente piuttosto che di CEA (Centri di educazione Ambientale), fino ad un ampliamento delle competenze per gli URP (Uffici per le Relazioni con il Pubblico).

Arturo Carone, Vice-Presidente del WWF Bari e organizzatore dell'iniziativa

Riflessioni e problematiche più che mai sentite in quei laboratori a cielo aperto che sono per l’Italia i parchi naturali. Un contesto che non rimanda al verde tout court, come chiarisce Cesare Veronico, Presidente del ‘giovane’ Parco Nazionale dell’Alta Murgia. «La sostenibilità non si esercita soltanto nell’area parco ma anche nelle città del parco». Recupero, riqualificazione e rigenerazione urbana: sono imperativi che Veronico richiama per favorire uno sviluppo complessivo del territorio. Come pensare ad un tipo di turismo (come quello slow, che prende sempre più piede nell’area murgiana) se vi sono strade non percorribili, magari invase da rifiuti di ogni sorta? E per sviluppare una maggior coscienza civica e dell’ambiente è in cantiere l’idea di creare in loco un primo “Festival della Ruralità”, che strizzi l’occhio alla nuova figura dell’imprenditore agricolo, più colto e consapevole. L’obiettivo della gestione dei parchi è scongiurare un neo-feudalesimo, una frammentazione del territorio, che porti a mettere in bilico l’esistenza stessa del parco. Perchè se questo non è percepito come valore, come volano per la ricerca ma anche per l’economia, non ha più senso d’essere.

La sfida lanciata in extremis è assai ambiziosa: la creazione di parchi privati, ovvero nelle mani di un ente no profit sotto controllo costante, come soluzione allo stato di abbandono dei territori. Altrove, come in America Latina, si tratta di una realtà ben consolidata. Avviene in Perù, dove il diritto all’ambiente è riconosciuto dalla Costituzione come diritto fondamentale dell’uomo e dove ogni libero cittadino, tramite il “Ricorso de amparo”, può rivendicarlo e sottoporre in via diretta la propria denuncia. Ma questa è forse tutta un’altra storia…

(Foto di Giovanna Lodato)

 

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