Risalendo dall’estremo della Puglia

Santa maria di Leuca è il punto dove mare adriatico e jonio fondono le loro acque

La Puglia, vista da Santa Maria di Leuca è una piccola penisola lunga, con un solo passaggio a nord-ovest che apre all’Europa. Da qui, mi sento su uno scoglio a strapiombo nel mare cobalto. C’è solo mare intorno a me e le uniche possibilità che ho sono: o prendere il largo nel mare aperto cercando approdi, incontri, altre isole e terre verso sud, oppure salire verso nord-ovest dall’unico passaggio via terra, verso l’Europa.

Delle due opportunità scelgo la via sulla terra. Mi avvio verso nord-ovest camminando a ritroso le strade battute dagli uomini migliaia d’anni prima di me. Sono strade su terra rossa che da Santa Maria di Leuca s’inerpicano prima sulla scogliera grigio/bianca e aspra per poi scendere e aprirsi alle bianche spiagge della costa jonica.

 

Cammino su soffice sabbia bianca e morbida sotto i miei piedi nudi, tra rocce appuntite e scavate dal sale e dal sole, verso un’acqua limpida. Due mondi, due modi di vivere la Puglia tra la costa e la terra. Scelgo di salire verso l’Europa a piedi nudi, spiaggia spiaggia, passando per Punta Ristola verso Torre San Giovanni.

Il mare assume questo colore quando i raggi del sole attraversano l’acqua rendendola limpida e leggera ai nostri occhi

Il sole dorato già alto, illumina a sud-est il mare calmo e cristallino di una bellissima mattina di maggio. L’acqua color cobalto è diventata azzurra in poche ore, è cambiata. Tutta la costa ora e azzurra. Il mare assume questo colore quando i raggi del sole attraversano l’acqua rendendola limpida e leggera ai nostri occhi. E’ il punto d’osservazione rispetto al sole che crea la trasparenza e lo sfavillio sulla superficie abbagliando con raggi di luce a tratti accecanti e radenti lo specchio d’acqua davanti a me. I pescatori, al largo, con piccole barche di legno dipinte di blu, sono sagome scure in controluce che scivolano sull’orizzonte. Si muovono lentamente gettando reti e recuperandone altre scendendo verso Torre Vado o risalendo verso Torre Pali. Le spiagge, collegate l’una all’altra a perdita d’occhio, sono abitate da torri costiere del ‘500 dando il nome a piccole località balneari e a paesaggi selvaggi, lambiti da acque cristalline azzurro/verde.

 

A Torre San Giovanni percorro a piedi il porto di Ausentum, ruderi risalenti al IV-II secolo a. C.. Si racconta che Annibale lo abbia  utilizzato come approdo provenendo da Cartagine. Sui lati, spiagge deserte si alternano per molti tratti a folte pinete di macchia mediterranea con foglie, fiori, arbusti e pini bassi bagnati di rugiada del primo mattino. Sono spiagge, in linea d’aria, tra Ugento sulla terra e l’Isola delle Pazze, nel mare.

Dalla spiaggia si staccano verso l’interno, tra le campagne ricche d’ulivi e vigneti, strade rosse e sterrate che portano ad una piccola chiesa romanica, Santa Maria del Casale, sorta nel XII secolo su un tempio Basiliano, in cui si possono vedere ancora tracce di antichi affreschi originari. Segni e disegni di un tempo certo, fondante, dove piccole architetture conservavano e conservano tutt’ora dipinti che raccontano storie di uomini, santi, profeti, miracoli e immaginazione fervida dell’uomo.

…spiagge e acque limpidissime…

Ad Ugento i contadini si adoperano nella coltivazione del tabacco oltre al vino e l’olio d’olivo in un contesto di storia antica. Le sue origini messapiche sono state confermate dal ritrovamento di una piccola statua raffigurante Zeus. La cittadina ha una piccola storia tutta sua, caratterizzata dalla cultura messapica prima, dall’allenza con Cartagine poi e dalla caduta di Annibale nell’82 a. C., diventando Municipium Romano e, a seguire, luogo di passaggio di tutti gli altri popoli e imperatori sino al 1500, lasciando segni, distruzioni e costruzioni che caratterizzano l’aspetto di oggi.

 

Nel suo nucleo storico si sono salvate la Cattedrale settecentesca, Il Castello dell’XI secolo, rimodellato nel tempo con torrioni e saloni affrescati. Un piccolo museo archeologico raccoglie e illustra il suo passato tra il VI e il IV secolo a. C. che, con il Palazzo Colosso, sono i custodi di una raccolta di armi, bronzi e monete. Segni di una cultura antica, creata da genti non solo italiche che, contendendosi il territorio, le coste, le torri, le spiagge e le colture, hanno segnato un periodo lunghissimo ricco di colori, usi e costumi. Un racconto visibile tra forme e simboli che vogliono raccontarmi qualcosa del passato, della popolazione che ha abitato questi luoghi con spiagge e acque limpidissime, in un tempo non molto lontano dal nostro.

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