OGM, l’Unione Europea condanna l’Italia

Una sentenza della Corte Europea di Giustizia condanna l’Italia per le mancate sperimentazioni in materia di OGM

Il 14 settembre una sentenza della Corte Europea di Giustizia ha condannato l’Italia per le mancate sperimentazioni e le proibizioni in materia di OGM. La decisione della corte europea fa seguito a un procedimento penale dinanzi al tribunale di Udine a carico dell’agricoltore friulano Giorgio Fidenato, accusato dalle autorità italiane di avere messo a coltura una varietà di mais geneticamente modificato, violando la normativa nazionale. I problemi giuridici sono legati all’interpretazione dell’articolo 34 del regolamento europeo (n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003) relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati. Tale articolo “consente ai Paesi membri di adottare misure emergenziali qualora siano presenti ed attuali gravi rischi per la salute umana e animale o, in generale, per l’ambiente”, riporta Green Planet.

A Torino, appuntamento con gli OGM il 30 settembre

A quanto pare, la recente sentenza cambia le carte in tavola. La Corte ha infatti stabilito che, qualora non sia accertato che un prodotto geneticamente modificato possa manifestamente comportare un grave rischio per la salute umana o per l’ambiente, non è possibile ricorrere a misure di emergenza o preventive.

A supportare l’agricoltore nella sua battaglia è stata l’Associazione Luca Coscioni, che ha anche redatto la Carta del 24 gennaio, un documento che chiede maggiore libertà nella ricerca scientifica legata agli OGM. L’agricoltore intanto, rinfrancato dalla sentenza, interverrà il prossimo 30 settembre a Torino, al XIV Congresso dell’Associazione Luca Coscioni. Qui, tra gli altri temi, una commissione sarà interamente dedicata alle biotecnologie verdi.

OGM: i pro e i contro

Indubbiamente quello degli OGM è un tema molto controverso, e tanto la fazione favorevole al loro uso quanto quella contraria hanno i loro argomenti. Gli oppositori fanno leva in primo luogo sui rischi che gli OGM comportano per l’ambiente.

La manipolazione influirebbe infatti sulla catena alimentare. Una conseguenza di ciò è che, sottolineano gli scienziati, le popolazioni di farfalle negli USA sono state decimate. L’impollinazione incrociata, inoltre, crea “supererbacce” che minacciano le altre colture, e questo solo per quanto riguarda gli effetti a lungo termine. Mischiare i geni, inoltre, può comportare rischi per chi soffre di allergia, mentre il consumo di prodotti genticamente modificati aumenta negli individui la resistenza agli antibiotici e, più in generale, ai farmaci.

Ancora: gli agricoltori che fanno uso di semi modificati sarebbero ostaggio delle grandi compagnie. Sono loro, infatti, a possedere i brevetti e fissare il prezzo dei semi. Andare avanti su questa strada, dunque, penalizzerebbe i piccoli agricoltori in favore delle monocolture industriali.

Leggi anche: Factor GMO, ricerca internazionale sulla sicurezza degli alimenti geneticamente modificati

Chi sostiene la sperimentazione, invece, ribatte evidenziando che gli OGM sono migliori nel sapore (gli alimenti possono essere modificati per rafforzarne le caratteristiche distintive). Inoltre, gli alimenti modificati rimangono freschi più a lungo, riducendo gli sprechi. Altri cambiamenti possibili riguardano la riduzione dei grassi nell’olio, o l’aumento del contenuto di vitamine e antiossidanti in insalata e pomodori. La manipolazione permette in più di rendere gli alimenti più forti, riducendo l’uso dei pesticidi. Si fa infine notare che la popolazione mondiale, nel 2050, sarà superiore ai 9 milioni. Per sfamarle tutte, la produzione mondiale di cibo dovrebbe raddoppiare in 35 anni – e questo mentre la superficie di terra coltivata si riduce drasticamente. Gli OGM possono ridurre l’impatto del problema, rappresentando una fonte di cibo più nutriente e più economico per i Paesi del Terzo Mondo.

Un’analisi cruda

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Quanti OGM si coltivano nel mondo? (Dati presi dal rapporto Isaaa del 2015)

In un articolo datato 5 settembre 2017, Marian L. Tupy (Policy Analyst presso il Cato Institute’s Center for Global Liberty and Prosperity) ha tracciato un bilancio, mostrando che le posizioni europee contrarie agli OGM comportano un costo umano abnorme per i Paesi africani in termini di sopravvivenza e salute. La maggior parte della produzione agricola africana è infatti destinata all’Europa. Questa però, dietro la preoccupazione per la salute, nasconderebbe la volontà di proteggere gli agricoltori dai più efficienti concorrenti americani, la cui produzione è maggiore proprio per via del ricorso agli OGM. Se dunque gli aiuti americani, che includono la diffusione di semi modificati, “contaminassero” l’Africa, crollerebbe per gli africani una grossa fetta di esportazione.

Eppure, evidenzia l’autrice, ogni anno di ritardo nell’introduzione degli OGM in Africa comporta costi umani altissimi. Solo in Kenia, se nel 2006 fosse stata introdotta la coltivazione di mais modificato, si sarebbero potute salvare tra 440 e 4000 vite.

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