Oceani osservati speciali con Race for Water

La Missione “Odissea” organizzata a bordo di un catamarano alimentato a energia rinnovabile. Per 5 anni studierà come funzionano  gli oceani

Una spedizione in via di partenza e che fino al 2021 studierà approfonditamente il funzionamento degli oceani, l’impatto dei rifiuti e della plastica in mare, fornendo un unico insieme di dati sulla distribuzione, i trasporti, il destino e l’impatto dei rifiuti marini. Tutto questo servirà a proteggere i mari: è lo spirito di servizio alla scienza con cui la Fondazione Race for Water si avvia ad una missione a dir poco affascinante. Per 5 anni, l’ Odissea Race for Water (questo il nome del progetto) ospiterà a bordo della sua nave al 100% autosufficiente dal punto di vista energetico, gruppi di scienziati di tutto il mondo e offrirà loro condizioni di lavoro ottimali per svolgere studi e ricerche pertinenti ad aree critiche senza disturbare l’ambiente. Insomma Odissea Race for Water si presenta come una spedizione di Darwin dei tempi moderni.Il battello salperà il 9 aprile 2017 da Lorient, in Bretagna, ma per tre giorni prima della partenza oltre ai doverosi festeggiamenti a bordo si svolgeranno mostre, conferenze scientifiche e visite esplicative per migliorare la conoscenza e la consapevolezza della conservazione degli ecosistemi tra le generazioni future.

Un laboratorio itinerante al servizio degli oceani 

Alimentato esclusivamente energia rinnovabile, il catamarano Race for Water, condotta da Marco Simeoni,  è un ottimo strumento per la ricerca scientifica e oceanografica che può ospitare più gruppi di ricerca. Il laboratorio mobile che opera solo grazie a acqua, sole e vento, la sua propulsione silenziosa e priva di qualsiasi scarico di fumi di combustione, la rendono ideale per gustare l’ambiente marino, l’osservazione della fauna marina o interazioni fisico-chimica tra l’atmosfera e gli oceani. A bordo, gli scienziati hanno più di 90 m2 di area lavoro flessibile, due laboratori e una piattaforma in grado di ospitare i subacquei e ulteriori attrezzature come un software rigido e di navigazione.

La Fondazione Race for Water: un partenariato scientifico

Attraverso il programma LEARN, la Fondazione vuole contribuire alla comprensione globale degli oceani e al progresso delle conoscenze in materia di inquinamento idrico da parte delle materie plastiche. La sua precedente spedizione nel 2015 ha anche contribuito a fornire dati comparativi in ??materia di inquinamento da plastica delle coste di isole situate vicino o all’interno di 5 “vortici” di plastica. Vari i partner scientifici che hanno accompagnato Race for Water negli studi tematici.

«La conservazione degli oceani è un compito grandissimo che riguarda tutti noi –spiegano gli organizzatori di Race for Water – . Bisogna dunque avere un approccio collaborativo e olistico per garantire il massimo successo di iniziative come questa. La contaminazione dell’ecosistema ha inevitabilmente conseguenze disastrose per tutta la vita marina e, infine, negli esseri umani, l’ultimo anello della catena alimentare. Migliorare le conoscenze scientifiche degli oceani e in particolare sulla contaminazione dell’ambiente marino da rifiuti di plastica è un obiettivo chiave di Odissea  2017-2021 ».

JPI Oceans a bordo di Race for Water

Nel 2017 ad Odissea 2017-2021 parteciperanno Gruppi di ricerca JPI Oceans, un programma di coordinamento strategico aperto sulla ricerca marina negli Stati membri europei e paesi associati. Tra le iniziative congiunte lanciate da JPI Oceans, il programma “Aspetti ecologici delle microplastiche” comprende 4 progetti sulle micro-plastiche tra cui EPHEMARE e WEATER-MIC . Quest’ultimo mira a comprendere l’invecchiamento delle micro-plastiche nell’ambiente marino per capire meglio le loro interazioni. Il progetto EPHEMARE, invece, studia gli effetti eco-tossicologici della micro-plastica sugli ecosistemi marini.  Tra gli 8 ei 12 milioni di tonnellate di plastica vengono scartati ogni anno in mare. Qual è il destino di queste materie plastiche e quali sono le conseguenze sulla salute degli organismi marini? «Gli scienziati coinvolti nei progetti europei Ephemare e Meteo-Mic  -spiega il prof. Jerome Dungeon, dell’Università di Bordeaux – devono valutare le concentrazioni e i sedimenti di microplastiche nelle acque del nord Atlantico, ma dovranno anche capire meglio le modalità di contaminazione e gli effetti tossici di microplastiche sugli organismi viventi».

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