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Obbligo di riciclo contro l’aggressione delle cave e lo spreco

Secondo la Regione Puglia, sono oltre 60 le cave da cui viene ricavato l'inerte (nella foto, una cava a Cutrofiano)

Ridurre le estrazioni dalle cave attraverso l’incremento del recupero del materiale inerte derivante dalle lavorazioni edili. La Provincia di Lecce vuol tentare il salto di qualità. Proprio ieri la giunta di Palazzo dei celestini ha approvato, infatti, l’obbligo di riciclo al 70% dei cosiddetti “inerti”. In questo modo, l’ente salentino si allinea agli obiettivi europei, valicando i confini stabiliti a livello nazionale, fermi al 30%.

In una regione ancora in stato di emergenza ambientale e in cui, in termini di attività estrattive, sono state previste anche per il 2012 le stesse tariffe del 2010 e del 2011 – forse non poi così inaccessibili -,  l’iniziativa territoriale che muove dal Salento sembra poter assumere un significativo non marginale proprio in chiave di “via d’uscita”. L’applicazione della previsione di aumento delle quantità da riciclare è prevista dal provvedimento firmato dal presidente Antonio Gabellone nei prossimi capitolati d’appalto, come sollecitato da Confindustria Lecce e dalle associazioni di categoria degli edili e come anche la normativa statale prevede, in realtà, già da un po’. La natura dell’inerte presente nei conglomerati bituminosi che riempiono le strade del Salento – sostiene la Provincia – consentirebbe il facile re-impiego in edilizia, perché completamente privo di catrame. Il materiale verrebbe, dunque, riutilizzato in miscele di aggregati – è tecnicamente spiegato – adoperate per la realizzazione di strade, edifici e murature. Oltre a porre un drastico freno all’aggressione del territorio, alle ferite che ogni giorno e da secoli vengono procurate alla “terra”, attraverso le perforazioni e gli sbancamenti finalizzati all’estrazione del materiale, il riciclo degli inerti lascerebbe, automaticamente, sempre più spazio alla bonifica, a un immediato risparmio ambientale.

I residui di cava del bacino Cursi-Melpignano potrebbero essere utilizzati per la realizzazione della superstrada Maglie-Otranto

Buone pratiche per un territorio che, pur virtuoso in molte sue aree – soprattutto nel Basso Salento -, non riesce ancora ad assistere alla trasformazione dei rifiuti che al suo interno transitano in risorsa, con conseguente beneficio anche per le tasche dei suoi abitanti. Quello oggetto della delibera provinciale è sicuramente un passo avanti; ambizioso l’obiettivo stabilito, perché coincide con quella posto dalla direttiva dell’Unione Europea, la 98 del 2008, entro il 2020, per tutti i suoi Stati membri: riciclo al 70%, appunto. Certo, quello attuale, non sembra esser proprio il miglior momento per applicare l’importante obbligo, considerato il limitato numero di cantieri operativi. Ma sono tanti, tuttavia, i lavori che attendono solo il “via”, tanti, ancora, quelli da appaltare e quelli già appaltati. La sperimentazione della Provincia di Lecce non parte, infatti, oggi.  «Un’elevata percentuale di recupero e riutilizzo degli inerti da lavorazioni edili è stata, per esempio, adottata in relazione al progetto per la strada Nardò-Avetrana», fa sapere la giunta. “Risparmiare”: da oggi non è più solo un invito o una semplice opzione, è un ordine. Il Salento ci prova. Secondo le stime più recenti di fonte regionale, sul territorio sarebbero localizzabili oltre 60 cave dalle quali viene estratto l’inerte. E consistenti sono le quantità di inerti che vengono giornalmente e abusivamente depositate, al servizio anche di un mercato illecito che se ne ciba.

 

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