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“Oasis” fa 200

Il direttore di "Oasis", Fabrizio Ventura

I numeri sono chiari ed inequivocabili: duecento pubblicazioni non si producono se non c’è una base redazionale solida e una comunione di intenti etica e professionale. Oasis è tutto questo e dal primo numero, datato gennaio 1985, ha portato avanti un progetto coerente e sempre al passo con i tempi e con i cambiamenti di questi ventotto anni. Ambient&Ambienti vuol rendere omaggio a questo “compleanno” con un’intervista al Direttore Responsabile Fabrizio Ventura.

Come viene conciliato il rapporto tra la passione dei racconti sulla natura e le difficoltà che sono proprie del mondo giornalistico ambientale?

Come ben si sa, non è così facile nel mondo del lavoro conciliare la passione con le difficoltà che si incontrano nello svolgimento dello stesso. Anche nel caso del giornalismo ambientale, è spesso impossibile far convivere le due cose. Per fortuna la passione che ci spinge a girare per l’Italia e per il mondo, alla scoperta di nuovi o conosciuti ambienti naturali, a riprenderne le peculiarità più salienti, ci appaga pienamente dello sforzo profuso e delle difficoltà che a volte ostacolano il normale procedere delle operazioni. E poi un pizzico di avventura e di ignoto ne aumentano il fascino e l’attrazione.

Secondo la vostra prospettiva redazionale, come è cambiato il mondo naturale in questi 200 numeri e come si è rapportato Oasis in merito a tali cambiamenti?

In questi 28 anni che sono trascorsi dal primo numero al numero 200, sono molti i cambiamenti sia nella società, sia nell’ambiente e nella editoria. La società in pieno sviluppo economico, aveva arrecato all’ambiente diversi danni che avevano sensibilizzato l’opinione pubblica. Questo aveva portato al fiorire di numerose testate giornalistiche e altrettante associazioni che ne manifestavano il dissenso. Spesso l’argomento giornalistico riguardava l’ecologia ambientale, segnalando e denunciando tutti quei problemi che industria, inquinamento e mal gestione del territorio pesantemente causavano. Anche nel regno animale e vegetale erano numerosissime le segnalazioni di estinzioni o di pericoli di estinzione. Era il momento di maggior popolarità e lavoro per le organizzazioni naturalistiche quali WWF, LIPU, Legambiente, Italia Nostra. In contrapposizione al “brutto” su Oasis e sulle altre testate naturalistiche si pubblicavano servizi con bellissime immagini di quei territori ancora incontaminati e paradisiaci. Oggi l’economia è in crisi, alcuni ambienti allora degradati sono stati recuperati, alcuni animali in via di estinzione sono in alcune aree addirittura in sovrannumero.

"Oasis" è nato il 1985

Questo fa pensare che l’ambiente sia salvaguardato.

Apparentemente:  se ad ogni manifestarsi di grosso temporale o alla durata di più ore di pioggia insistente, il nostro territorio viene messo in ginocchio procurando danni e vittime umane spesso ingenti, questo sta a significare che non tutte le criticità sono rientrate. I parchi, le leggi sulla produzione di fumi o acque reflue ha aiutato in questi anni a far sì che l’ambiente sia più salvaguardato ma l’incuria di diversi territori e l’edificazione spesso eccessiva hanno causato altri pericoli. E Oasis, oggi come allora, è sul pezzo, come si suol dire. Ecco allora che i servizi di ecologia ambientale sono sostituiti da pezzi sul clima, sulla sovrappopolazione mondiale, sull’alimentazione, sulla nostra salute, suoi nuovi temi che influenzano la vita naturale nel mondo.

Quali sono le novità in arrivo per le prossime uscite?

Da diversi numeri abbiamo le firme più autorevoli in fatto di clima, geologia, viaggi, popoli, etologia, salute, fotografia. Pertanto più che l’attenzione alle novità, continua il nostro sforzo ad assegnare ai migliori autori l’analisi delle diverse criticità che si stanno evidenziando, giorno dopo giorno, nella vita quotidiana di tutti noi. E non è uno sforzo da poco.

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