Il Governo Renzi ha approvato un nuovo decreto Ilva. Nel decreto approvato, sparisce lo sblocco delle risorse sequestrate alla famiglia Riva e scompare anche la figura del Commissario Ambientale. Rimangono invece modifiche al Piano Ambientale già approvato a metà marzo dalla presidenza del Consiglio. Piero Gnudi subentra a Edo Ronchi nel ruolo di commissario
Commento amaro di Legambiente. Si legge nella nota stampa diramata dall’associazione: «Sull’Ilva il governo è riuscito a fare assai peggio di quanto si potesse immaginare». Tre le scelte fondamentali che, secondo Legambiente, il Governo avrebbe dovuto fare: rendere disponibili i fondi sequestrati dalla Procura di Milano per gli interventi di ammodernamento, mantenere ferme le scadenze previste dal piano ambientale e dai precedenti decreti e dare pieni poteri a Edo Ronchi per poterlo realizzare. «La scelta del Governo segue lo scandaloso ricorso dei Riva contro il Piano di Risanamento Ambientale del siderurgico, mentre ignora i dati epidemiologici drammatici resi noti dall’ultimo aggiornamento dello studio Sentieri». Gli ambientalisti auspicano una modifica del decreto in sede parlamentare, affinché «sia coerente con le scelte di risanamento promesso».
Per il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, questo ennesimo decreto certifica soltanto la paralisi operativa degli strumenti tecnici elaborati dai vari governi. «Ogni Governo sforna decreti come fossero pozioni magiche in grado di risolvere i nodi del più grande siderurgico d’Europa. È come se l’emergenza togliesse spazio alla opportuna, necessaria riflessione politica. Abbiamo perso due anni e abbiamo un Piano ambientale sulla carta largamente da cantierizzare ed i cui termini vengono, di provvedimento in provvedimento, progressivamente rinviati». L’Ilva, ricorda Vendola, è un sito strategico di interesse nazionale e, in quanto tale, necessita di urgenti bonifiche. «Bisogna chiederci se non si debba prevedere un intervento della Cassa Depositi e Prestiti per finanziare, con un prestito oneroso, quel Piano Ambientale che corre il rischio di rimanere ancora al palo perché privo di fondi». Il dibattito politico, conclude Vendola, deve concentrarsi sul futuro della siderurgia italiana, individuando un punto di equilibrio tra i principi costituzionali di produzione, salute, ambiente e lavoro.


