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Nuovi impianti per i rifiuti baresi

L’AMIU oggi è l’azienda municipalizzata che tratta il servizio dell’igiene urbana della città di Bari, dalla fase di spazzamento e raccolta a quella di trattamento dei rifiuti fino all’accompagnamento in discarica dei rifiuti trattati. L’azienda  si è molto trasformata negli ultimi anni; è passata dalla fase della semplice raccolta dei rifiuti a ipotizzare la gestione complessiva del ciclo intergrato dei rifiuti.

<p>l'impianto di aria forzata del biostabilizzatore</p>

l'impianto di aria forzata del biostabilizzatore

Un nuovo impianto di biostabilizzazione, finanziato con 14 milioni di euro di fondi POR europei, è stato realizzato all’interno del complesso aziendale di Amiu spa, alla Zona Industriale di Bari. L’impianto sarà in grado di trattare e rendere inerti 400 tonnellate di rifiuto indifferenziato al giorno. I rifiuti sono sottoposti prima a un trattamento di tritovagliatura, cioè tritatura e separazione dei rifiuti –  la parte secca viene separata da quella umida – ; quindi vengono stivati nelle e biocelle, dove  verranno igienizzati.

<p>le celle dell'impianto di biostabilizzazione</p>

le celle dell'impianto di biostabilizzazione

Abbiamo voluto capire quali sono i vantaggi del nuovo impianto di biostabilizzazione insieme al Presidente dell’AMIU Giuseppe Savino. Presidente, cosa vuol dire “igienizzare” i rifiuti? Vuol dire far loro perdere tutta la carica batterica, cioè accelerare il processo di decomposizione della parte organica, della parte liquida, dei percolati dei rifiuti di modo che, quando escono dall’impianto di biostabilizzazione – il trattamento dura una quindicina di giorni, durante il quale vengono eliminati batteri e cattivi odori e i rifiuti perdono anche il 25 – 30 per cento del peso – possono essere ricollocati, per esempio, in discarica senza creare quei problemi di carattere ambientale che diversamente creerebbero».

<p>il presidente della municipalizzata Giuseppe Savino</p>

il presidente della municipalizzata Giuseppe Savino

Cioè diventano inerti? Diciamo così. Questi due impianti ci preparano alla fase di smaltimento definitivo, che può avvenire o attraverso la trasformazione del secco in CDR (Combustibile da Rifiuto) che può essere utilizzato in centrali, nei cementifici o altro in alternativa ai combustibili di carattere fossile al posto del carbone, oppure può essere termovalorizzato, con la produzione di energia elettrica o termica. Questo è l’ultimo pezzo che non è ancora presente, e che chiuderebbe appunto il ciclo. Sta parlando di un termovalorizzatore? Può essere il termovalorizzatore, può essere la centrale elettrica, può essere la grande cementeria, può essere il grande sansificio, insomma strutture  che possono usare il rifiuto trasformato in combustibile, perché ci manca il trattamento finale. Questo materiale ricavato viene venduto o cosa?
Al momento non viene venduto. Purtroppo si paga per conferirlo e perché possa essere smaltito. Per cui si tratterà di vedere se questa produzione potrà essere già smaltita negli impianti che già esistono o se invece ci sarà bisogno di un impianto ad hoc per fare quest’ultimo passaggio.

<p>Nichi Vendola, presidente della giunta della Regione Pughlia, Cinzia Capano commissario uscente dell'ATO (l'Autorità di gestione dell'Ambito Territoriale Ottimale dei rifiuti) visitano il nuovo impianto dell'Amiu guidati dal presidente Giuseppe Savino</p>

Nichi Vendola, presidente della giunta della Regione Puglia e Cinzia Capano commissario uscente dell'ATO (l'Autorità di gestione dell'Ambito Territoriale Ottimale dei rifiuti) visitano il nuovo impianto dell'Amiu guidati dal presidente Giuseppe Savino

Si potrebbe vendere all’Enel, per esempio, questo prodotto? Sì. Infatti, l’Enel, nell’unica esperienza esistente in Italia, che è quella di Fusine in Veneto, utilizza il CDR prodotto lì e lo paga. In altre situazioni questo non è avvenuto. In Puglia sarebbe possibile, vista la ricchezza di centrali Enel nella regione, tuttavia al momento questa soluzione non è praticabile. Posso dire certamente che è auspicabile». A Modugno, invece, ora abbiamo un termovalorizzatore. È evidente che se dovesse entrare in funzione… si tratta di vedere se impianti già operativi o in fase di costruzione saranno sufficienti a risolvere questo problema, non c’è ragione di farne un altro. Altrimenti bisognerà pensare a risolvere quest’ultima questione.

Una volta separati i rifiuti, che fine fanno i liquidi? E la parte umida della raccolta porta a porta?
I liquidi spariscono nel processo di biostabilizzazione. La parte residuale cosiddetta umida, che si chiama “il grigio”, può essere usata o per colmare le discariche o per attività di utilizzo ambientale, ad esempio per la copertura delle cave, per lavori stradali e così via. La parte umida, invece, una volta biostabilizzata e trattata può diventare concime, cioè amendante agricolo. Questo costituisce una ricchezza perché opportunamente trattato e trasformato in compost, ha una funzione utile dal punto di vista ambientale per l’arricchimento del terreno. Ma c’è anche un vantaggio economico perché l’amendante può essere venduto come concime in agricoltura.     21/01/10

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