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Nucleare. Secco “No” della Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale blocca il ritorno dell’Italia al nucleare. Con la sentenza 165/2011 la Consulta ha accolto il ricorso presentato da Puglia, Toscana e dalla provincia autonoma di Trento contro il decreto legge 105/2010 (“Misure urgenti in materia d’energia”).

La Corte Costituzionale si è espressa con parere negativo su parte del D.L. 105/2010

 

La sentenza è stata depositata alla cancelleria lo scorso 13 maggio, con essa la Consulta ha sottolineato che in Italia non è possibile tornare all’atomo senza che ci sia il consenso delle Regioni che, secondo i piani dell’esecutivo nazionale, devono ospitare sul proprio territorio le centrali nucleari o i siti di stoccaggio delle scorie. Il Governo italiano, dopo la più grave crisi nucleare degli ultimi 25 anni, ha momentaneamente “fermato” il ritorno del nucleare in Italia a causa delle devastanti ripercussione del terremoto in Giappone sull’opinione pubblica, stabilendo una moratoria di 12 mesi.

Gli appunti della Corte Costituzionale – La Corte Costituzionale è intervenuta su normative varate tra il 2009 e il 2010 da Esecutivo e Parlamento e ha bocciato una parte del Decreto Legge 105/2010 stabilendo che “per la trasmissione, la distribuzione e la produzione dell’energia e delle fonti energetiche che rivestono carattere strategico nazionale, il Governo debba obbligatoriamente trovare l’intesa con le Regioni, senza poter far ricorso a poteri sostitutivi”. La sentenza ribadisce l’illegittimità costituzionale per l’art. 1 comma 1, del Decreto n. 105/2010, convertito in Legge n. 129/ 2010, limitatamente alla parte in cui stabilisce che “nel caso di mancata intesa fra Governo e regioni, decorsi 30 giorni dalla convocazione del primo incontro, l’esecutivo può individuare gli interventi indifferibili, anche a prescindere dall’intesa”. Questo passaggio significa che in mancanza di un accordo con le Regioni, il Governo nazionale avrebbe potuto decidere da solo nominando dei commissari che, investiti di poteri straordinari, avrebbero agito sostituendosi ad esse. L’Esecutivo avrebbe così annullato tutte le iniziative degli enti regionali che ritenevano il ritorno al nucleare inutile e pericoloso. Nella stessa sentenza la Corte Costituzionale ha ridotto notevolmente i poteri conferiti ai commissari, bocciando la parte della normativa che permetteva di emanare provvedimenti, curare tutte le attività di competenza delle amministrazioni pubbliche “inottemperanti”; con questo passaggio si attribuiva un potere sostitutivo ad un organo amministrativo. La Costituzione prevede, al contrario, che debba essere il Governo ad esercitare questo particolare potere seppur indirettamente, ma non in via generale e preventiva, delegando un commissario.

Gli altri rilievi – Inoltre la Corte Costituzionale ha rilevato che la strutturazione della norma avrebbe generato un esercizio passivo del potere sostitutivo da parte degli Enti competenti, ”senza che ricorrano le gravi ed eccezionali ipotesi di cui al secondo comma dell’art. 120 della Costituzione e senza alcuna limitazione procedurale, che consenta all’ente inadempiente di compiere l’atto o gli atti, per la cui mancanza viene prevista l’attivazione, da parte del commissario, del suddetto potere ed evitare così di essere sostituito”.

In Sardegna i voti contrari al nucleare sono stati quasi 849mila, i favorevoli 25mila

Nonostante la moratoria di un anno decisa dal Governo sulle centrali nucleari, il quesito non è stato cancellato dall’elenco dei quattro che sarà oggetto di referendum i prossimi 12 e 13 giugno. Nel frattempo dalla Sardegna il risultato del referendum consultivo ha lanciato un segnale forte e chiaro. Gli elettori sardi si sono schierati contro l’installazione di centrali atomiche nell’isola e la costruzione di siti di stoccaggio delle scorie nucleari. I voti contrari al nucleare sono stati 848.691, ben il 97,13% degli aventi diritto al voto. Mentre si sono schierati a favore delle centrali il 2,86% cioè 25.026 elettori.

 

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