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Nucleare: perché tanta o nessuna paura?

Al di là di quello che può sembrare scorrendo le cronache e i commenti giornalistici, la questione nucleare non ha soltanto un carattere politico e non si ferma neppure al confronto con problematiche di ordine scientifico, segnate peraltro da una grande confusione e contraddittorietà delle analisi e dei dati prodotti sia da chi esprime una valutazione favorevole, sia da chi invece mostra perplessità e resistenze.

Vale la pena oltrepassare la soglia di un confronto che resta superficiale e provare a far emergere quel che invece resta implicito, che è molto più intrigante delle considerazioni più immediate sul da farsi.

 

L’Apocalisse dietro l’angolo… – La prima questione a cui fare attenzione è il rapporto fra i modelli antropologici e cosmologici a cui si fa riferimento, anche se in modo inconsapevole, quando ci si pronuncia a favore o contro il nucleare, rapporto che chiama in causa una visione armonica o conflittuale nella relazione fra uomo e natura. Chi ha paura delle possibili conseguenze negative del nucleare spesso è portatore ed espressione di una identità culturale che vuole l’umanità incapace di piena responsabilità nei confronti delle proprie scelte e peccaminosamente arrogante nel momento in cui osa varcare il confine del rispetto assoluto di regole che vanno al di là di qualsiasi pretesa conoscitiva. Sponsorizzando questa posizione, il partito della diffidenza nei confronti del nucleare tende ad identificarsi con una cosmologia che resta oscura nelle sue ragioni e nei suoi ritmi e in qualche modo confonde la scienza con la tecnica. Ed è pressoché inevitabile che quest’ultima possa sfuggire di mano o rivelarsi così multiforme e complessa da rendere ingestibili i possibili rischi che derivano dallo sfruttamento di questa fonte di energia.

Vi è, in questo modello interpretativo, anche una imbarazzata quanto esplicita adesione a un orizzonte fatalistico nell’interpretazione della vita, dei suoi dinamismi e dei suoi meccanismi: non a caso sulla paura del nucleare spesso confluiscono persone che si riconoscono in forme di religiosità prerazionali o irrazionali (talvolta anche di tipo apocalittico), che tendenzialmente circoscrivono l’etica della responsabilità umana all’interno di questioni legate alla quotidianità più spicciola e insistono sul destino come cifra distintiva dei grandi mutamenti della convivenza umana.

…o il completo dominio? – Sul versante opposto, vi è il folto e composito insieme di coloro che ritengono che vi siano nello sviluppo antropologico della contemporaneità garanzie sufficienti per poter affrontare e affermare il pieno dominio dell’uomo sulla natura; che il rapporto fra verità e conoscenza sia sufficientemente assestato grazie a procedure sperimentali e razionali condivise nell’ambito delle comunità scientifiche accreditate; che una visione cosmologica di tipo laico possa mettere al riparo da possibili ansie e incertezze nei confronti del futuro e della sua progressiva approssimazione, perché sono gli uomini gli esclusivi protagonisti della storia e del suo progresso.

Nel dna di questo gruppo riposa la convinzione che l’uomo è per definizione solutore di problemi e, dunque, il nucleare non è altro che una delle tante sfide che vale la pena accettare in vista di un miglioramento della qualità della vita. Non importa, per molti, se essa verrà determinata da una porzione ristretta dell’umanità: l’essenziale è che possa sul lungo periodo andare a vantaggio di un mondo che la globalizzazione ormai vede come legato ad un circuito unificato e interdipendente e orientato ad un esito che inevitabilmente dovrà coincidere con il modello di sviluppo sperimentato e consolidato nell’ambito dei paesi che da tanti secoli guidano le sorti del pianeta.

Una democrazia delle scelte – La difficoltà da affrontare, per chi si pone in questa prospettiva, è quella di operare in modo da salvaguardare l’eventualità e la possibilità di sviluppare e diffondere una democrazia che permetta di organizzare e controllare la scelta nucleare, in modo tale che essa non possa avere effetti perversi tali da confermare e rafforzare meccanismi atavici di esclusione e marginalità di una parte del mondo.

Un grafico che mostra l'equilibrio tra sociale, economico e ambientale

Questi due universi di pensiero, descritti in modo estremamente sintetico, sono a prima vista inconciliabili e dunque può sembrare che il passaggio dall’esplicito all’implicito nel dibattito sul nucleare non possa che allargare la distanza fra le diverse posizioni. Invece, proprio lo spostamento su un piano più esigente può agevolare il confronto critico e un atteggiamento di ricerca condivisa. Infatti aiuta a svincolarsi da pressioni ideologiche che quasi sempre mascherano interessi di tipo economico e politico e consente di affrontare razionalmente i nodi fondamentali che la questione nucleare sta ingarbugliando sempre di più.

Una scelta condivisa è possibile? – In altri termini: è questa un’occasione buona per ripensare con umiltà ma anche in modo lungimirante come nella relazione fra l’uomo e la natura la prospettiva conoscitiva è inscindibile da quella etica, cioè dall’orizzonte di senso che rende significativa una scelta piuttosto che un’altra. La riflessione sull’etica chiede a ciascuno di interrogarsi lealmente sul rapporto che intercorre fra le esigenze di particolari gruppi sociali e quelli dell’intera comunità umana; costringe a leggere il presente come trampolino di lancio verso il futuro e il futuro come test di credibilità del presente; invita a superare quella discontinuità che troppo spesso rende miope la politica e la priva della sua vocazione progettuale; chiede a tutti di valutare non soltanto il rapporto fra costi e benefici della scelta nucleare, ma quello più delicato che intercorre fra i mezzi e i fini di questa impresa.

Va detto con chiarezza che la posta in gioco non può più essere, semplicisticamente, quella di assicurarsi le risorse energetiche necessarie per continuare a sostenere un modello di vita e di sviluppo del pianeta in cui sia dato per scontato l’attuale rapporto fra la produzione e il consumo dei beni che sembrano necessari per mantenere gli attuali standard di vita; è il momento di chiedersi se non siano possibili doverose e sensate altre elaborazioni sull’orizzonte che contiene e sostiene la ricerca di una dignità effettiva dell’esistenza umana.

Sarebbe perciò interessante se quanti sono rispettivamente a favore e contro il nucleare dialogassero senza pregiudizi e risposte precostituite sulla seguente questione: se oggi è relativamente semplice comprendere a cosa serve questa forma di energia, è altrettanto scontato valutare quanto vale questo orientamento nel gioco delle aspettative e delle disponibilità, dei bisogni e dei sogni di cui l’umanità è portatrice, tenendo conto che non tutti sono messi nelle condizioni effettive per esprimere e rivendicarli come una speranza sostenibile?

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