Nucleare in Italia? Le scorie ci sono già!

Si continua a parlare di scorie nucleari. Non come un problema del futuro o lontano da noi, bensì qui, ora e a casa nostra. A proporre una mappa dei residui radioattivi in Italia è il settimanale L’Espresso, che individua decine di siti tra centrali dismesse, depositi e centri di ricerca. Per non parlare poi di alcune ”piscine” con le barre di combustibile irraggiato a mollo e ancora fortemente radioattive estratte dai vecchi reattori, in attesa di prendere la via del riprocessamento a La Hague (Francia) o a Sellafield (Regno Unito).

Sarebbero, in sintesi, ben 100 mila i metri cubi di spazzatura radioattiva, con tempi di decadimento che vanno da qualche mese o anno – come per i rifiuti della medicina nucleare – a centinaia di migliaia di anni per il plutonio. Mettere in sicurezza il nucleare del passato ci costerà almeno 4,5 miliardi di euro, in parte prelevati dalle bollette (alla voce A2). Nella mappa del “nucleare reale” in Italia a guidare la classifica di pericolosità troviamo Saluggia, in provincia di Vercelli, che ospita l’impianto Eurex e il deposito Avogadro, cui segue il Centro Itrec di Trisaia, a Rotondella (Matera). Sul podio c’è spazio poi per la vecchia centrale nucleare di Sessa Aurunca (Caserta), che diverrà una zona verde entro il 2019. Incriminati anche il centro di ricerca sulle applicazioni del nucleare della Casaccia, a nord di Roma e le centrali di Trino Vercellese e Caorso (Piacenza), in fase avanzata di smantellamento.

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