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Nucleare in Francia: qualche mito da sfatare

Quello con il nucleare, è a tutti gli effetti un patto faustiano, perché un territorio nuclearizzato accetta di convivere con la natura mefistofelica dell’atomo.

Accogliere il nucleare trasfigura inevitabilmente il volto e la geografia di un paesaggio, delle sue risorse naturali, economiche ed umane. Perché energia dell’atomo vuole dire non solo centrale nucleare, ma anche industrie della filiera del combustibile nucleare, residui dello sfruttamento di miniere di uranio, attività legate all’armamento atomico, allo stoccaggio e deposito di rifiuti radioattivi. E poi: rischi di esposizione alle radiazioni per i lavoratori, pericolo di incidenti di produzione, di contagio della comunità, di attacchi terroristici, di genocidio ecologico. Dov’è il guadagno ed a quale prezzo?

Carta del nucleare in Francia: fonte "Sortir du Nucléaire"

Il falso mito dell’eldorado energetico, sicuro, indipendente, pulito, illimitato – Ne sa qualcosa la Francia, il paese più nuclearizzato al mondo, per cui il nucleare rappresenta quasi il 75% della produzione ma solo il 15% del consumo energetico (dati del 2010). Esempio di diseconomia è che nonostante l’export del surplus di produzione, il Paese non è affatto indipendente, perché costretto ad importare energia elettrica quando non riesce a far fronte al picco di consumo nel periodo invernale. Se poi è vero che in Francia la bolletta della luce è mediamente più bassa che in altri Paesi, si dovrebbero calcolare, invece, le tasse che i francesi pagano per l’armamento nucleare, lo stoccaggio di scorie e i costi militari per il finanziamento delle guerre di approvvigionamento dell’uranio che non è affatto illimitato. In realtà, di sicuro ed eterno qualcosa c’è: sono i rifiuti radioattivi prodotti e i danni irreversibili alla salute delle persone e dell’ambiente.

Protesta antinucleare contro la centrale di Lyon, ribattezzata provocatoriamente Tcherno-ville

Aumentano i dubbi e le proteste – L’Autorità sulla sicurezza nucleare francese (ASN), preposta al controllo ed alle ispezioni di tutti i siti nucleari, riporta sulla sua pagina internet 21 incidenti di livello 1 e 2, dall’inizio dell’anno: sono solo quelli ufficialmente segnalati. Sempre in tema di sicurezza, agli inizi di febbraio 2011, EDF (la compagnia elettrica francese) ha segnalato la possibilità di malfunzionamento del sistema di raffreddamento di emergenza di oltre 30 reattori che potrebbero avere delle conseguenze sulla sicurezza degli impianti coinvolti.

Per le 19 centrali nucleari sparse sul territorio francese, sono poco più di 20mila i lavoratori, precari e sottopagati, assunti dalle aziende interinali per assicurare la manutenzione delle installazioni, compito che comporta fortissimi rischi di esposizione a condizioni insalubri, poco denunciate per timore di perdere il posto di lavoro. Non sono poi da considerare puliti i 300 milioni di rifiuti radioattivi prodotti dalle oltre 200 miniere di uranio e abbandonati nelle campagne o riciclati per l’edilizia: scandalo denunciato da una recente inchiesta della televisione nazionale France3.

Per un’operazione di maquillage AREVA, multinazionale francese leader nel settore dell’energia atomica, si è dotata di profeti della comunicazione per la propaganda dell’energia nucleare. L’ultima recente campagna pubblicitaria globale è costata 20 milioni di euro, anch’essi pagati con le tasse dei contribuenti, poiché AREVA è per il 90% proprietà dello Stato. Questa pubblicità è stata fortemente contrastata dal collettivo Sortir du Nucléaire, rete delle associazioni che da tempo si batte proponendo concrete soluzioni per uscire dal giogo nucleare, che ha diffuso un video di contro-informazione.

Uscire dal nucleare, si può – Sortir du Nucléaire, per una vera indipendenza energetica, propone da anni numerosi studi e ricerche interessanti. Si può cominciare col porre freno alla bulimia del consumo, attraverso il risparmio energetico (isolamento degli edifici, maggiore efficienza energetica) e un forte accento sulle energie rinnovabili. Tutti interventi che hanno inoltre un ulteriore positivo impatto sociale: la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro, molto meno pericolosi delle imprese nucleari. Un memento per le scelte sul futuro italiano.



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