Nucleare fonte green, il ruolo dell’Italia nella bozza UE

È stato il botto di Capodanno. A due ore dalla mezzanotte del 31 dicembre è arrivata la notizia ai membri del gruppo ufficiale di esperti istituito dalla Ue per stilare l’elenco delle fonti energetiche green: la Commissione europea ha deciso di inserire il gas e il nucleare tra le fonti di energia etichettabili come “green” e quindi utilizzabili (e finanziabili dal Recovery Fund) per la transizione ecologica.

Una decisione che, ovviamente, ha portato con sé polemiche e discussioni. Tra equilibri(smi) politici, contestazioni e accordi sotto banco. Eppure non c’è tanto da stupirsi, se già al vertice Ue di ottobre, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva commentato:  “Il futuro sono le fonti rinnovabili ma avremo bisogno anche di fonti stabili, come il nucleare, e di transizione come il gas”.

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen

Previsioni e attese a parte, la notizia ha sconvolto il mondo degli ambientalisti (e non solo). Riportando una parola, forse sconosciuta ai più, alla ribalta: tassonomia. In tutte le note e documenti, emerge quel termine che, in sostanza, indica la classificazione di quelli che possono essere considerati investimenti green.

La bozza UE

E cosa indica la bozza sull’entrata in vigore della Tassonomia? “Tenendo conto dei pareri scientifici e degli attuali progressi tecnologici, nonché delle diverse sfide di transizione tra gli Stati membri, la Commissione ritiene che il gas naturale e il nucleare possano svolgere un ruolo come mezzi per facilitare la transizione verso un futuro prevalentemente basato sulle energie rinnovabili”, spiega l’esecutivo europeo in una nota. “Nel quadro della tassonomia, ciò significherebbe classificare queste fonti energetiche a condizioni chiare e rigorose (ad esempio, il gas deve provenire da fonti rinnovabili o avere basse emissioni entro il 2035), in particolare perché contribuiscono alla transizione verso la neutralità climatica”.

Gli esperti hanno tempo fino al 12 gennaio per fornire i loro contributi. La Commissione li analizzerà e, poi, adotterà formalmente l’atto delegato complementare entro fine mese. Sarà quindi inviato ai co-legislatori per il loro esame. A quel punto, il Parlamento europeo e il Consiglio avranno quattro mesi per esaminare il documento e, qualora lo ritengano necessario, per opporvisi. In linea con il regolamento sulla tassonomia, però, entrambe le istituzioni possono richiedere ulteriori due mesi di tempo per l’esame. Una volta terminato il periodo di controllo e ammesso che nessuno dei co-legislatori si opponga, l’atto delegato (complementare) entrerà in vigore e si applicherà.

Il ruolo dell’Italia

Definiti i tempi, c’è da comprendere come si muoveranno gli Stati Europei. Gli ambientalisti si sono già ampiamente schierati, come dimostra anche la presa di posizione univoca di Legambiente, WWF e Greenpeace, chiamando in causa il ministro Cingolani e tutto il governo italiano, affinché “portino nella discussione europea sulla nuova tassonomia verde una posizione chiara e avanzata che non ceda alle lobby del gas fossile e del nucleare”

Per le tre associazioni “noi, come le numerose imprese italiane dell’economia avanzata e verde, non possiamo accettare un posizionamento italiano di retroguardia a proposito della nuova tassonomia green, così come le timidezze dimostrate sulle urgenti semplificazioni per decuplicare la potenza annua installata di rinnovabili, sull’approvazione del nuovo Pniec in linea con il nuovo obiettivo europeo per ridurre del 55% i gas climalteranti entro il 2030, sul taglio dei sussidi alle fonti fossili che neanche la legge di bilancio appena approvata ha praticato”.

L’auspicio di Legambiente, WWF e Greenpeace è quello di “una presa di posizione chiara dell’esecutivo Draghi, in linea con i mandati referendari e con gli impegni sul cambiamento climatico, per contribuire a fermare lo snaturamento della tassonomia verde, che rischierebbe di essere un grave autogol europeo in evidente contraddizione con l’impostazione del green Deal”.

Le associazioni ricordano inoltre che ormai da mesi è in corso in Italia “un dibattito surreale sul cosiddetto nucleare di quarta generazione, favoleggiato da decenni senza nessuna reale novità tecnologica, e sui piccoli reattori modulari – ancora in fase sperimentale – partito proprio dalle dichiarazioni inopportune del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani”. E’ stata così distolta l’attenzione “sulle tecnologie che usano le fonti rinnovabili già a disposizione sul mercato, che sono in grado di produrre elettricità a costi di gran lunga inferiori senza emettere anidride carbonica, né produrre scorie radioattive o aumentare i rischi di incidenti catastrofici”.

“La legge truffa”

Ancor più netta è la presa di posizione di Luca Bonaccorsi, direttore della Finanza sostenibile di T&E e membro del Platform for Sustainable Finance (PSF), il gruppo esperti ufficiale istituito dalla Commissione Europea con il compito di fissare la tassonomia delle fonti energetiche verdi:  “Quella scelta che frettolosamente è stata commentata da alcuni osservatori come rispondente agli interessi di Francia e Germania, è in realtà costruita appositamente per assecondare le richieste arrivate dal governo di Roma. Dietro la ‘legge truffa europea’ che tenta di spacciare gas e nucleare come energie pulite e rinnovabili ci sono le impronte digitali di Draghi e di Cingolani”.

Un’accusa pesante ma che Bonaccorsi prova a documentare con dati e indicazioni concrete. Innanzitutto, si parte dal ‘botto di Capodanno’: “Nella proposta della Commissione Ue per il gas è stato inserito lo stringente limite dei 270 grammi CO2 eq/kWh per considerare ‘verdi’ le nuove centrali, che avrebbero dovuto comunque essere frutto di una riconversione di vecchi impianti a energie fossili come il carbone. Ma, nella versione presentata la notte di San Silvestro, è apparsa un’aggiunta dell’ultimo minuto: sono considerabili centrali a gas ‘verdi’ anche quelle che abbiano un ‘limite medio di emissioni annue da misurarsi su un arco di 20 anni”. E poi il riferimento diretto al BelPaese: “La misura è disegnata da e per l’Italia, per permettere la proliferazione di centrali turbogas dietro la promessa, inverificabile, che verranno usate poco – spiega Bonaccorsi -. La scappatoia è disegnata per sostenere il nuovo ‘capacity market’ per il quale gli impianti a gas ricevono ampi sussidi e possono funzionare ‘al minimo’. Oltre al danno dei soldi pubblici per i sussidi al gas qui si aggiunge la beffa: saranno considerati investimenti ‘verdi’ al pari delle rinnovabili. In pratica un produttore energetico potrà emettere un green bond per finanziare l’impianto a gas e per di più incassare i sussidi”.

C’è anche una questione di tempistica ridotta: agli esperti della commissione per la Tassonomia sono stati concessi pochi giorni per commentare le complesse norme (le loro osservazioni dovrebbero arrivare entro il 12 gennaio). “Una dimostrazione del tentativo di non farci modificare questa norma che, se approvata, vanifica il Green deal europeo, rende impossibile il raggiungimento dei target di Parigi, contraddice l’impegno di Glasgow sulla lotta alle emissioni di metano e danneggia irreversibilmente il tentativo di ripulire la finanza dalle frodi del ‘finto verde’.

I Verdi pronti a dare battaglia

L’eurodeputata Eleonora Evi

Diventa pertanto fondamentale, ora, il ruolo del Parlamento europeo e del Consiglio Ue. Una prima risposta, a riguardo, arriva dall’europarlamentare l’eurodeputata Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde, che annuncia battaglia.  “La notizia secondo cui la Commissione europea intende inserire gas e nucleare nella tassonomia verde, conferendo a queste fonti energetiche l’etichetta di sostenibilità, è un oltraggio al Green Deal europeo e una sconfessione di decisioni e percorsi già intrapresi per avviare la transizione ecologica“, evidenzia l’eurodeputata.  “Non posso che esprimere un profondo senso di delusione, ancor più perché l’Italia, nella persona del ministro Cingolani, ad oggi con tutta evidenza pare essersi schierata tra i Paesi che hanno detto sì a nucleare e gas come investimenti sostenibili, in virtù di un accordo sotto banco con la Francia, difficilmente confutabile. Noi Verdi denunciamo da tempo che Cingolani abbia sostenuto la posizione del governo francese e quindi dell’industria nuclearista francese, già fortemente indebitata, ponendo come merce di scambio l’ingresso del gas in tassonomia. Siamo dalla parte sbagliata della storia, e il programma del governo rosso-verde della Germania, che proprio in questi giorni ha chiuso 3 impianti nucleari, ce lo ricorda senza mezzi termini”.

La mozione in Parlamento

Il parlamentare Giovanni Vianello

Qualcosa si muove anche in Italia. Il parlamentare Giovanni Vianello della commissione attività produttive della Camera e commissario della Bicamerale d’inchiesta Ecomafie ha presentato una mozione affinché il Governo si impegni a non fare entrare il nucleare e gas nella tassonomia EU.

Visto l’atteggiamento ambiguo e contraddittorio del Governo Draghi e del Ministro Cingolani sul nucleare e sul gas, ho presentato questa mozione per pretendere chiarezza e impegni precisi affinché siano escluse dalla tassonomia europea, ma non solo”.

La mozione, in sostanza, impegna il Governo a non aprire una nuova stagione nucleare in Italia e tra le altre richieste ci sono quelle di “adottare azioni concrete affinché non oltre il 2027 in ambito europeo sia individuato un deposito geologico necessario per stoccare i rifiuti radioattivi ad alta attività e aprire un confronto con gli USA affinché elementi di combustibile irraggiato provenienti dalla centrale nucleare americana di Elk River, presenti presso l’ITREC di Rotondella (Matera), tornino negli USA”.

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