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Nucleare e acqua dolce dal mare

Nei giorni scorsi il governo nazionale ha deciso di impugnare la legge della Regione Puglia (la numero 30 del 2009) che escludeva ogni possibilità di impianti nucleari (centrali e siti) senza la volontà e l’intesa con gli enti locali. E’ stato ancora una volta il ministro dello Sviluppo Economico a imprimere un’accelerazione con il varo del decreto legislativo “ghigliottina”: stabilisce che in caso di dissenso delle Regioni, e a chiusura del confronto con le stesse, a decidere sia unicamente il governo attraverso una deliberazione del Consiglio dei Ministri. Tale deliberazione, inoltre, annulla i piani energetici delle Regioni che sono costrette a riformularli tendendo conto della decisione governativa e soprattutto abroga tutte le leggi vigenti in materia incompatibili con il decreto. Insomma, la strada per il nucleare (anche senza condivisione in un Paese che l’ha già bocciato con un referendum) è tracciata.  

nucleare

Secondo la mappa stilata nel 1979 dal Comitato nazionale per l’energia nucleare, la Puglia è la regione in Italia con più località considerate compatibili con un reattore. Ce ne sarebbero addirittura otto: a Taranto è indicata la costa al confine con la Basilicata; a Foggia, il Gargano vicino Lesina e la costa del Golfo di Manfredonia; a Lecce, la costa ionica a nord di Porto Cesareo, la costa ionica a sud di Gallipoli e la costa adriatica a nord di Otranto. Concludono il nutrito elenco la costa a sud di Brindisi e, nella stessa provincia, la costa in corrispondenza di Ostuni.
Come si coniuga questa scelta con il fatto che 13 regioni su 20 abbiano già deciso, con apposita legge, di dire di no al ritorno al nucleare? Il rischio è un contenzioso senza fine.

Palazzo Chigi a Roma, sede del Governo

Palazzo Chigi a Roma, sede del Governo

Bari, sede della Regione Puglia

Bari, sede della Regione Puglia

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma non è questo l’unico problema.
Forse non tutti sanno che l’elettricità prodotta da una centrale nucleare non viene generata direttamente dalla reazione atomica ma da una “convenzionale” turbina a vapore. La fissione del materiale radioattivo produce un aumento della temperatura nel cuore della centrale, questa energia sotto forma di calore viene sfruttata per innalzare la temperatura di un’enorme quantità d’acqua, il vapore generato aziona delle turbine capaci di produrre energia elettrica. L’acqua è spesso usata anche come moderatore per evitare che il nucleo raggiunga temperature troppo elevate. Documenti ufficiali della Environment Agency inglese parlano di 6.637.306 metri cubi d’acqua all’anno usati da un singolo impianto. La Francia, Paese con molte più risorse idriche dell’Italia, ha dovuto più volte rallentare la produzione di energia elettrica delle proprie centrali per mancanza d’acqua. Stime indicano che in Francia il 40 per cento di tutta l’acqua consumata è usata nelle centrali atomiche.
Come si può pensare dunque di realizzare una centrale nella Puglia assetata e a rischio desertificazione?   

l'impianto di desalinizzazione di El Prat de Llobregat (Barcellona), in funzione da luglio 2009

l'impianto di desalinizzazione di El Prat de Llobregat (Barcellona), in funzione da luglio 2009

In realtà la soluzione c’è e prevede la costruzione di impianti lungo i nostri 800 chilometri di costa. L’energia nucleare, infatti, è già stata utilizzata per la dissalazione, e ha un potenziale di applicazione molto alto in questo campo. Ciò è dovuto al fatto che la dissalazione nucleare è generalmente più economica rispetto all’utilizzo di combustibili fossili.
Attualmente circa il 10 per cento dell’acqua dolce di Israele è acqua dissalata: un grande impianto a osmosi inversa fornisce l’oro blu a 50 centesimi al metro cubo a Gerusalemme. Malta riceve due terzi della sua acqua potabile da un impianto dello stesso genere.  I reattori nucleari di piccole e medie dimensioni sono adatti per la dissalazione, spesso sono usati cogenerando energia elettrica con turbine a bassa pressione di vapore e usando acqua di mare per il raffreddamento. A questo punto la soluzione sarebbe trovata nella Puglia che sta autorizzando un impianto di dissalazione nelle isole Tremiti e che ha previsto altri tre impianti a Bari, Brindisi e Manduria.

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