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Notti di Puglia: notti di profumi, suoni, storia, immensità

Castel del Monte (Andria)

Non so bene i perché, ma nelle notti di Puglia c’è un’anima blu/oro mediterranea che aleggia sulle sulle isole Diomedee, sulle colline Federiciane, sui borghi Messapici bianchi di calce, sulle lunghe coste di sabbia e rocce di Hydruntum su cui s’infrangono, insonni,  lo Jonio, l’Adriatico, il Mediterraneo.

Un’anima che aleggia tra terra e cielo/universo. Quel cielo notturno a cui ho dedicato piacevolmente molte notti, sacrificandole al sonno, in cui cercavo, nella sua mappa mobile, segni e disegni rintracciabili nel Sagittario, in Cassiopea, nel  Gran Carro, segnalatemi dagli astronomi. Notti in cui si scopre che il buio non è mai totale e non è mai nero, ma un dolce azzurro che dal tramonto sino all’alba si trasforma nell’aria rarefatta dall’azzurro, all’azzurro/rosa, all’azzurro/arancio. Dall’arancio al viola e dal viola all’azzurro cupo trasformandosi lentamente in un blu costellato di punti bianchi e tremuli, fissi tra loro, ma mobili, nel cosmo, per l’uomo. Una dimensione che trascende l’umano e spinge a tralasciare, per molte ore, ogni pensiero terrestre, per immergersi oltre, nel pulviscolo cosmico della Via Lattea, massa leggera e infinita sopra di noi, a cui da migliaia di anni l’uomo rivolge i suoi occhi prima, il suo pensiero poi, verso punti,stelle semplici o doppie, ammassi globulari, la Corona Boreale, Ras Algethi.

Riferimenti forti, unici, che hanno guidato uomini temerari sia per terre che per mari, verso orizzonti e mete, indicando strade del mare, orientamenti terrestri certi a cui ci si affida nel cammino fisico e mentale. Cammini mentali che hanno ispirato filosofi e poeti greci. Matematici antichi e moderni. Navigatori erranti alla ricerca di nuove terre. Pittori colmi di una forte volontà descrittiva, che hanno cercato nel tramonto, nella primavera, nell’alba, nella natura i segni dell’immenso.

Una dimensione, quella delle notti di Puglia, che si arricchisce di suoni terrestri allo svanire del tramonto insinuandosi nei piatti uliveti aiutati dall’Africus caldo del deserto. Suoni terapeutici di Pizziche tarantate che ripetendosi all’infinito creano tappeti sonori unici, ricchi di mille colori mentali, legati ad eventi sacri e profani di rara intensità.

Una danzatrice di pizzica

Suoni, balli e danze a cui uomini e donne di Puglia si lasciano andare sino allo sfinimento fisico e mentale allargando limiti e orizzonti interiori, sfiorando una umana follia dolce e intensa. Suoni saraceni, arabi, turchi, spagnoli che miscelati dal tempo, dalla storia e dagli uomini avvolgono la Terra, i sogni e gli uomini in un’inconsapevole e trascinante lunga notte d’estate dai giorni del solstizio ai giorni dell’equinozio d’autunno.

Notti intrise di profumi misti al vapore umido delle macchie mediterranee che, arse dal sole di giorno, sprigionano un odore unico al contatto della prima rugiada marina della notte con ginestre, lentischi, mirto, eucalipti, pini, roverelle, faggi, rovi  di more, fiori di capperi greci, lavanda, fichi d’India, uva agreste, pesche e fioroni, emanano una somma d’odori intensi che vagano senza sosta nelle campagne, nei borghi, nella piana, sulle isole, sulle coste ai bordi del mare sino a disperdersi nell’aura mattutina che spazza via dolcemente ogni sensazione profumata della notte per ricomporre un nuovo giorno, una nuova alba che allude ad una nuova “notte di Puglia”.

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www.domenicotangaro.it/biografia

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