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Non solo ciripà

Sin da quando il bimbo è in pancia, si sa, il pensiero dei genitori corre al suo futuro e, per lui o lei che verrà, si vuole sempre il meglio. Tra cui un mondo migliore. Poi però ci scontra con problemi pratici, con cui bisogna fare i conti ogni giorno. Come cambiarli quando fanno i loro bisogni; ed anche qui bisogna iniziare scegliere. Pare così prender sempre più piede anche in Italia il ricorso ai pannolini ecologici, (non proprio) “nuova” risorsa per le neo-mamme attente all’ambiente e, perchè no, forse anche al risparmio. Non neghiamolo, ne risentirà un po’ la praticità, certo. Ma alcuni studi recenti hanno portato alla luce i dati relativi al consumo di pannolini “usa e getta”.

Ipotizzando che per ogni bambino si cambino in media circa 6.000 pannolini nel corso dei primi 3 anni di vita, viene prodotta una tonnellata di rifiuti indifferenziati, che impiega 500 anni per decomporsi. Se si calcolano poi i costi dell’acquisto dei monouso in cellulosa si arriva ad una spesa di circa 1.500 – 2.000 euro a fronte di un investimento per i lavabili sui 200 – 800 euro. Un investimento, sì. In quanto i pannolini lavabili possono esser riutilizzati anche per eventuali secondo-terzogeniti e, perchè no, fatti provare e passati alle amiche per i loro bambini.

Così non sono pochi (una novantina in tutta Italia, ma soprattutto al Nord) i Comuni che si stanno attivando nel fornire anche questo tipo di sostegno alle giovani coppie. Chi distribuendo kit gratuiti, chi con campagne informative, chi con riduzioni sulla tassa comunale di smaltimento rifiuti. E poi con contributi all’acquisto, rivenditori convenzionati, forniture agli asili nido comunali, e non da ultimo, il caso della Puglia, con un incentivo alla produzione in loco di pannolini ecologici.

Le donne meno giovani ricorderanno. E in passato loro stesse avranno magari utilizzato i vecchi “ciripà”, in maglina a costine con triangoli di tela a rinforzo e pezze in flanella. Ora molte ditte stanno puntando ad innovare quell’idea ed esistono quindi pannolini lavabili sia in tessuti naturali che in tessuti sintetici. I primi, ecologici al 100%, utilizzano cotone, canapa o bambù, e sono maggiormente sicuri rispetto al rischio di irritazioni ed allergie per la cute del neonato. I secondi, più “tecnici”, mirano a ridurre l’umido a contatto con la pelle del bambino, cercando di essere impermeabili, ma al contempo traspiranti. Anche i modelli iniziano ad esser diversi. In alcuni, parte interna assorbente ed esterna impermeabile vanno soprapposte ad ogni cambio, in altri invece sono cucite assieme, mentre altri ancora hanno tasche per aggiungere inserti assorbenti a seconda dell’età del piccolo. E ci sono poi anche veli per raccogliere gli escrementi che, questi sì, vengono usati e buttati.

Scatto della famosa fotografa australiana Anne Geddes

Tutto sommato, un fattore importante per adoperare al meglio  i pannolini riusabili con un occhio ai consumi (energetici e ambientali) resta però un ricambio non immotivato e troppo frequente, oltre all’utilizzo di una temperatura a 60 gradi (e non 90), magari con bicarbonato e senza troppi solventi chimici. Non mancano infatti ricerche di segno opposto alla precedente che mettono in guardia sullo spreco di acqua e sui fattori di inquinamento connessi al loro uso, anche in termini di consumo di petrolio, produzione di anidride carbonica, inquinamento delle falde.

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