Non chiamatelo maltempo: gli effetti della crisi climatica e del consumo di suolo nel Nord Italia

Inondazione in Toscana, novebre 2023 (Fonte: Cgil Toscana)

Sette morti in Toscana, allerta anche al Sud e nel Centro. Le riflessioni degli esperti

 

“Le continue emergenze alluvionali devono indurre ad una profonda riflessione e a una valutazione di quali siano le azioni da apportare affinché si possa arrivare ad un alto livello di mitigazione del rischio. Una riflessione è necessaria per salvare vite umane e tutelare sempre meglio il patrimonio culturale”. A dirlo è Rosario Santanastasio, geologo e Presidente Nazionale di Archeoclub D’Italia, in riferimento al maltempo che in questi giorni si è abbattuto sul Nord Italia. È allerta in Toscana, Emilia-Romagna, Veneto, dove lo scenario di esondazioni e danni a causa delle piogge è ormai ricorrente, ma anche in Umbria, Campania, Molise e Lombardia, dove si teme una nuova esondazione del fiume Seveso.

Il fiume Seveso (Wikipedia)

In Toscana le vittime del maltempo sono salite a sette. L’aumento delle frequenza di questi eventi alluvionali, dicono gli esperti, è legata al cambiamento climatico, ma anche al drammatico consumo di suolo che, ad esempio, ha portato l’alveo del fiume Seveso ad essere ridotto drasticamente negli ultimi 50 anni. Il corso d’acqua non solo non ha più spazio per espandersi naturalmente, ma raccoglie tutte le acque che l’impermeabilizzazione dei centri urbani non consente di trattenere. In questo modo l’ondata di piena viene ulteriormente incrementata, con gravi conseguenze a valle. A tutto questo, poi, si è aggiunto un lungo periodo di caldo e siccità che ha ridotto la permeabilità del suolo limitando la capacità di assorbimento.

Dal Governo politiche ambientali poco lungimiranti

“Quello che sta succedendo è l’ulteriore prova della necessità di avviare interventi di diffusi di rinaturazione per contribuire a trattenere le acque e a favorire la ricarica delle falde”, scrive il WWF Italia in un comunicato. “Ripristinando i servizi ecosistemici dei fiumi (riduzione del rischio idrogeologico, assorbimento CO2, recupero della capacità autodepurativa, contributo alla ricarica delle falde) si possono anche attenuare le conseguenze del cambiamento climatico, ferma restando la necessità di abbattere le emissioni di gas serra di origine umana”.  Eppure, l’ ultimo report sul divario dell’adattamento climatico dell’UNEP dimostra come il mondo non stia prendendo sul serio gli impatti della crisi climatica. “È sempre più evidente che il nostro Paese si trovi in uno stato di calamità climatica permanente, sottovalutato per anni dalla politica. È assurdo che, ad esempio, in un periodo in cui tutte le risorse andrebbero concentrate sulle politiche di adattamento al cambiamento climatico, il governo abbia destinato circa 15miliardi di euro per il Ponte sullo stretto di Messina”, scrive ancora il WWF. “Altrettanto assurdo che, mentre la crisi climatica corre, i decisori politici, invece di concentrarsi sullo sviluppo delle energie rinnovabili, siano pronti a varare il cosiddetto Piano Mattei, al di là della fumosità destinato ad aumentare la nostra dipendenza dai combustibili fossili e a rallentare la riduzione delle emissioni climalteranti”.

Rincara la dose Italy For Climate,  un’iniziativa della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, in partnership con Enea, Ispra ed RSE, e promossa da A2A, Chiesi, Conou, Davines, Edison, Elettricità Futura, Erg, H+K Strategies, illy, Italian Exhibition Group, Terna. Non si tratta di semplice maltempo, ma di impatti della crisi climatica che ha portato il nostro Paese a registrare, solo nel 2022, il valore record di circa 2.000 precipitazioni straordinarie, tra grandinate e piogge intense, commenta Andrea Barbabella Responsabile scientifico Italy for Climate. Che responsabilità abbiamo noi? Il riscaldamento globale causato dalle nostre emissioni accresce la quantità d’acqua che l’atmosfera può trattenere e questo si traduce in piogge più violente e concentrate in un breve lasso di tempo. Inoltre, l’aumento di aree impermeabilizzate con edifici, strade o parcheggi, comporta una minore capacità da parte del suolo di assorbire le precipitazioni”.

“L’aumento degli effetti e della gravità dei danni che questi eventi producono è legata al cattivo uso del territorio, alla pianificazione realizzata senza tener conto degli aspetti geologi e geomorfologici e della loro evoluzione e al continuo consumo di suolo. Il cambiamento climatico non diventi un alibi per giustificare i nostri errori passati”, dichiara invece Antonello Fiore, geologo e Presidente Nazionale Società Italiana Geologia Ambientale – SIGEA. E proprio a proposito del passato, il WWF sottolinea ancora come il Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici sia scomparso dai radar del dibattito pubblico e della Legge di Bilancio. La bozza di revisione del Piano Integrato Energia Clima (PNIEC), inoltre, “non prevede alcun programma di uscita, tranne che per il carbone: quindi le politiche climatiche sono del tutto insufficienti a raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati”.

Allerta arancione nel Napoletano

L’alluvione del 1966 a Firenze

Mentre al Nord continuano le operazioni dei Vigili del Fuoco (sono circa 600 gli uomini impegnati nelle zone colpite, i cui sforzi sono rivolti soprattutto al recupero dei dispersi), anche nel Napoletano è allerta meteo arancione. Il sindaco di Somma Vesuviana – fra i tanti – ha ordinato la chiusura delle scuole e dei mezzi pubblici, oltre all’interdizione delle persone nelle piazze.

Un dramma, quello del maltempo in Toscana, che arriva nell’anniversario di altri due alluvioni importanti: quello di Firenze, il 4 novembre 1966, e quello di Genova, ancora il 4 Novembre del 2011. Il primo, quello del ’66, interessò anche  il Trentino-Alto Adige, il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia, con un bilancio complessivo di oltre 130 morti (47 solo in Toscana), circa 400 feriti, almeno 88.000 sfollati e danni incalcolabili, specialmente quelli al patrimonio artistico di Firenze.

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