Non abbandoniamo la Zona Umida Ariscianne-Boccadoro!

Il martin pescatore è uno degli abitanti della Zona Umida Ariscianne-Boccadoro

La biologa Lucia Maisto e la guida ambientale  escursionistica Alessandro Sileno chiedono maggiore attenzione da parte delle istituzioni e della società civile per la Zona Umida Ariscianne-Boccadoro, l’unica area naturale pubblica tra Barletta e Trani, ricca di biodiversità e testimonianze storiche che la resero tappa importante per i pellegrinaggi verso la Terra Santa. Questo il loro resoconto

 

La Zona Umida Ariscianne-Boccadoro è un’area naturale tra Barletta e Trani formata dalla presenza di acque risorgive provenienti attraverso il sottosuolo dall’altopiano carsico delle Murge, da torrenti e ruscelli che sfociano in mare, paludi con canneti che si affacciano sulla spiaggia sabbiosa ma anche da canali di bonifica, resti di un’antica torre e di un casino fortificato, canalette e buche circolari intagliate nella roccia calcarenitica e terreni dove si coltivano prodotti tipici di queste terre salmastre, come il pomodoro “di Padula” ed il vino moscato di Boccadoro.

Tra Castel del Monte e la Cattedrale di Trani

Il complesso della zona Umida Ariscianne-Boccadoro visto dall’alto

Costeggiando il Mar Adriatico, si possono guadare alcuni ruscelli, tra i torrenti Ciappetta-Cammaggio e Ariscianne. Qui, lo sguardo a Sud-Ovest spazia fino alla corona di pietra ottagonale: Castel del Monte, isolato su un’altura delle Murge, distante 25 km in linea d’aria. Infine ad Est, lungo la costa, la maestosa Cattedrale di Trani, affacciata sul mare, regina del romanico pugliese.

Come una goccia sul mare, un luogo di riferimento, un monumento, è la vasca ottocentesca di Boccadoro, costruita in pietra nel 1826 per la raccolta di acque risorgive che avrebbe dovuto fungere da bacino per servire acqua potabile alla città di Trani (BT) assieme alla realizzazione di mulini idraulici per lavorare il grano. Al termine della sua costruzione però, fu analizzata nuovamente la qualità dell’acqua, che risultò troppo salmastra per essere adoperata come acqua potabile, forse in conseguenza di un terremoto che ha comportato l’intrusione dell’acqua marina nelle falda acquifera affiorante. L’opera voluta dal nobile letterato Domenico Forges Davanzati fu così interrotta. Qui si possono percorrere sterrati, fiancheggiati da tamerici, che attraversano paludi, prati e campi coltivati.

Rare specie animali…

Un esemplare di fratino, che nidifica nella Zona Umida Ariscianne-Boccadoro

Oggi un’oasi verde per tantissime specie di uccelli stanziali e migratori, ma anche per anfibi, rettili, insetti e mammiferi.  Alcune specie selvatiche che popolano questo luogo sono: la gallinella d’acqua, la rana verde, la garzetta, il martin pescatore, il gruccione, l’upupa, l’airone guardabuoi, il gheppio, il falco di palude, la poiana, il cavaliere d’Italia, il saltimpalo, il voltapietre, il piro piro, la volpe, il cefalo, il pipistrello, il biacco, la rondine, la libellula, il cormorano. Un luogo dove dominano i canneti, tra i quali, l’acqua dolce incontra quella salata. Inoltre nelle ultime attività di birdwatching organizzate per avvicinare giovani e famiglie a questo luogo, si è verificata la presenza di una colonia di fratini, specie ombrello particolarmente protetta dalla Direttiva Uccelli e importante indicatore ecologico.

…e le Palle di Nettuno

Le “Palle di Nettuno)sono sfere composte da foglie di Posidonia oceanica sminuzzate dall’azione delle correnti marine

Questo magnifico uccello è solito nidificare tra primavera ed estate tra i cordoni dunali nelle vicinanze della battigia dove è frequente trovare ovature di murici e le cosiddette “palle di Nettuno“. Quest’ultime sono sfere (egagropili) composte da foglie di Posidonia oceanica sminuzzate dall’azione delle correnti marine: una pianta che cresce solo in acque non inquinate, endemica nel Mediterraneo, che forma praterie sommerse di grande rilevanza ecologica ed elevato valore economico. Sul fondale di questo tratto di mare, infatti, è presente il SIC Posidonieto San Vito-Barletta, habitat di numerose specie marine, estremamente importante perché produce grandi quantità di ossigeno, sequestra il carbonio, stabilizza i sedimenti e riduce l’erosione costiera.

La Storia è passata da qui

Su questa costa, un tempo, sfociava l’antico Aveldìum, raffigurato anche in una sezione della Tabula Peutingeriana; un antico fiume che nasceva dall’Alta Murgia, lambiva ad ovest il borgo di Andria e doveva sboccare in una specie di porticciolo tra Turenum (Trani) e Bardulí (Barletta).  Lungo le spiagge di quest’area, grazie anche alla ricerca di Giuseppe Savasta che nel 2011 ha scritto il libro Ariscianne: La spiaggia dei misteri  sono state ritrovate migliaia di selci lavorate e una quantità innumerevole di reperti litici prodotti dall’uomo tra 125mila e 8mila anni fa. Sono state ritrovate anche monete, croci, sigilli, spade, monili, resti di anfore in quantità considerevoli, appartenenti ad ogni epoca storica, dalla romana alla medievale, sino alle più recenti. Infatti questo luogo d’interesse oggi si trova a metà tappa Barletta-Trani della Litoranea della Via Francigena del Sud, attraverso la quale i viandanti ricalcavano le orme dei mercanti, dei cavalieri, dei pellegrini e dei santi che, giungendo da Roma, dopo aver sostato presso il santuario di San Michele di Monte Sant’Angelo, raggiungevano i porti pugliesi di imbarco per la Terra Santa.

L’appello: un patrimonio da non disperdere

Considerato quindi che si tratta dell’ unica area naturale pubblica del territorio tranese, è fondamentale che, oltre a mantenere viva la convivenza con le attività agricole che rendono questo posto vissuto dai contadini, testimoni di tradizioni e cultura locale, ci sia anche una rivalutazione e tutela da parte di tutta la comunità. Attraverso la presenza costante delle associazioni locali e una promozione sostenibile, la crescita del numero di visite di studenti e turisti spingerebbe le amministrazioni locali a non trascurare la bellezza di questo territorio, custode della preziosa biodiversità.

Lucia Maisto, biologa – Alessandro Sileno, guida ambientale escursionistica LAGAP

(Immagini fornite dalla dott.ssa Lucia Maisto)

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