“Nodo Verde”, il progetto che divide Bari

21-07-21 progetto Nodo verde finanziato per 100 milioni di euro dal bando ministeriale Qualità dell’abitare_
Un rendering del Nodo verde, che ha ottenuto un finanziamento di 100 milioni di euro

 Finanziato per 100 milioni di euro dal bando ministeriale “Qualità dell’abitare”, il progetto firmato da Massimiliano Fuksas prevede un percorso verde di 2,2 km. che ricopre la Stazione con una collinetta artificiale. La Consulta per l’Ambiente: “Proposta progettuale senza un quadro organico di riferimento”

Con 100 milioni di euro rivenienti dal bando nazionale “Qualità dell’abitare”, promosso dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e rivolto ai Comuni sede di Città metropolitane, Bari si vede finanziare il primo stralcio del “Nodo verde”, il progetto a firma del “Raggruppamento Baricentrale” guidato dall’archistar Massimiliano Fuksas, con Doriana Mandrelli (sua moglie) e il catalano Jordi Henrich i Monràs che nel 2013 si aggiudicò il concorso di idee “Bari centrale”.

Gli altri progetti finanziati

Per la città di Bari sono stati finanziati dallo stesso bando anche altri due programmi di rigenerazione urbana, “Made in San Pio” e “Santa Rita, il quartiere che abbraccia la cava”, per complessivi 320 interventi di rigenerazione urbana attraverso l’edilizia sociale.

Ammesse a finanziamento, per complessivi 45 milioni di euro, anche le tre proposte presentate dalle Città metropolitana di Bari e che coinvolgono più comuni uniti dal singolo progetto. Le tre proposte sono: “Abitare i borghi: luoghi dell’acqua e della cultura” imperniata sulla rigenerazione nei borghi antichi della Città Metropolitana, “Nuova ecologia dell’abitare, che prevede interventi diretti alla cura e al riequilibrio dei territori, con riferimento ai margini urbani degli insediamenti a contatto con lo spazio agricolo e naturale periurbano e “RigenerAzioni Urbane”, che attuerà la riqualificazione dei comuni anche sotto il profilo energetico, la riorganizzazione dell’assetto urbanistico, l’aumento dei livelli di accessibilità alla città e ai suoi servizi.

“Nodo verde”: il progetto

21-07-21 progetto Nodo verde finanziato per 100 milioni di euro dal bando ministeriale Qualità dell’abitare
Il “Nodo verde” si estenderà per 2,2 km

Il progetto – quarto classificato a livello nazionale – si articola intorno a tre interventi realizzabili anche singolarmente ma in stretta connessione tra loro e che consistono in una nuova stazione ponte, costituita da una piastra sopra i binari di ricucitura tra i due fronti nord-sud, con copertura a verde verso all’asse di Via Cavour; un parco pubblico che si sviluppa a ovest dalla nuova stazione ponte fino a via Quintino Sella; un parco pubblico che si sviluppa a ovest dalla Nuova Stazione Ponte da via Quintino Sella a via Eritrea. Per la precisione i 100 milioni di euro, frutto della distribuzione dei fondi del Recovery Fund ai progetti più votati a garantire la ripresa di città e aree particolarmente colpite dalla pandemia, serviranno a realizzare una parte del parco pubblico e della sottostante struttura di copertura del fascio dei binari, all’altezza della stazione centrale. Il costo stimato dell’intervento è di 450 milioni Anche Rete Ferroviaria Italiana ci metterà del suo, con ulteriori 30 milioni di euro finanziati attraverso il PNRR e che serviranno per la sistemazione della stazione ferroviaria.

L’area compresa dal progetto coinvolge piazza Aldo Moro e tutto il fascio ferroviario compreso tra corso Italia e via Capruzzi sull’asse nord-sud e da corso Italia a via Eritrea sull’asse ovest- est, per un totale di 160mila mq. Al suo completamento, Bari sarà attraversata da un nastro verde lungo 2,2 km e vasto 70 ettari, che si trasformerà in una collina  sopraelevata sui binari in corrispondenza della stazione centrale. I vantaggi, così come presentati dal Comune di Bari, sarebbero nuovi spazi verdi (la collina), la riqualificazione di quelli esistenti (piazza Umberto), il miglioramento di flussi e mobilità pedonale ciclabile, la realizzazione di nuovi servizi da attivare all’interno dell’ex Caserma Rossani, collegata idealmente attraverso il parco che si sta costruendo al suo interno in un unico asse verde  con Piazza Moro e Piazza Umberto. Ma soprattutto il progetto avrebbe il merito di collegare definitivamente due contesti urbani e due parti di città fino ad oggi divisi dal fascio dei binari.

Il Comune fa  sapere anche che l’opera non intralcerà la realizzazione di opere come l’affaccio della nuova Stazione centrale su via Capruzzi o il terminal bus, e che verranno rispettati sia il  Protocollo di Intesa siglato nel 2011 tra Regione Puglia, Comune di Bari, Rete Ferroviaria Italiana, Sistemi Urbani, Ferrotranviaria SPA e Ferrovie Appulo Lucane SRL, sia il più recente Protocollo di Intesa tra Regione Puglia, Comune di Bari, Rete Ferroviaria Italiana (RFI), Ferrovie dello Stato Italiane, Sistemi Urbani e GS Rail.

“Il progetto del “Nodo Verde” rappresenta un’occasione unica per creare un nuovo paesaggio urbano integrato nel contesto esistente e per dare alla città un nuovo spazio pubblico attrezzato in un’area dove l’infrastruttura ferroviaria, che storicamente ha tagliato in due la città, può essere ripensata come un nodo che riallaccia due parti di città – spiega il sindaco Antonio Decaro», che apre anche alla partecipazione attiva dei cittadini nel suggerire proposte utili a favorire il processo di rigenerazione della zona.

Fin qui il progetto, con la legittima soddisfazione del primo cittadino di Bari. Ma la soddisfazione per il risultato raggiunto – e i soldi in arrivo –  non è in tutti, in particolare in una fetta significativa della società civile che riflette sul coordinamento e sulla effettiva efficacia degli interventi di riqualificazione urbana più che sulla loro spettacolarità.

E’ il caso della Consulta comunale dell’Ambiente.

Ma la Consulta dell’Ambiente non ci sta

In un documento inviato lo scorso maggio al Sindaco Decaro e agli assessori preposti al governo del territorio (e al quale non c’è mai stata risposta) la Consulta  si esprimeva così a proposito degli interventi finanziabili con Recovery Fund:

A seguito dei cospicui investimenti previsti dal Recovery Fund, si assiste ad un fervore di interventi di grande impatto ambientale che modificheranno il volto della città, mediante la “strategia del rammendo” come definita da Renzo Piano. Se con il conseguimento dei  finanziamenti europei sarà possibile  sostenere il  progetto “Costasud”, non sembra altrettanto vantaggiosa la realizzazione del progetto di Massimiliano Fuksas per “Baricentrale” che ipotizza una “collina verde” alta circa 20 metri dal suolo ed estesa per circa due chilometri  sul sedime dei binari ferroviari. La stessa considerazione va fatta in merito alla riqualificazione del quartiere Libertà, socialmente fragile e ad alta densità abitativa, dove si vuole realizzare  con una variazione ad un Accordo di Programma, un progetto edilizio che contempli  inaccettabili volumetrie terziarie e residenziali e non coerenti con le caratteristiche tipologiche e ambientali del contesto.  Nel contempo si  prospettano il megaparcheggio  all’Executive in prossimità della futura stazione di metropolitana e della seicentesca masseria De Tullio oltre ad un parcheggio interrato in Corso Cavour.

“E’ difficile immaginare un futuro della nostra città che sia davvero sostenibile attraverso proposte progettuali così diverse, frammentate e rese incoerenti dalla mancanza di un quadro organico, proiettato in un arco temporale di lunga visione e privo di problemi mai realmente risolti quali i servizi indispensabili per l’efficienza idrica e gestionale della città metropolitana (rete fognaria e gallerie di servizi).”

La presidente Calderazzi: “Un progetto assurdo”

Non usa mezzi termini Antonella Calderazzi, presidente della Consulta. «Il “Nodo Verde” è un progetto assurdo per Bari, perché non risolve il problema della ricucitura della città e ne stravolge l’aspetto complessivo: viene mortificata Piazza Moro e annullata la facciata ottocentesca della Stazione, già ora passata in secondo piano rispetto a quella recentemente inaugurata in Via Capruzzi. E se coprirà sia la parte storica che quella moderna della stazione, quale sarà l’effetto finale?» si chiede polemicamente la Calderazzi.

Ma i problemi non sono solo questi. La presidente della Consulta lamenta il fatto che del progetto così come è ora non si conosce nulla. «A quanti metri d’altezza sarà posta questa fascia sopraelevata? E come sarà raggiungibile? E con quale copertura verde verrà arricchita? Non certo con alberi di alto fusto, impossibili da piantare in quella situazione, ma con fioriere. Mi chiedo a cosa serve spendere tanto denaro per una pedana definita “parco pubblico” se non ci sono alberi?» La presidente Calderazzi si dice perplessa perchè non vede in questo intervento (ma non solo in questo) «una bella medaglia. Ma Bari ha bisogno di altro per potersi dire una città del futuro. Il Sindaco Decaro ha aperto, nell’annunciare il finanziamento al Nodo verde, alla partecipazione dei cittadini: bene, aspettiamo questo momento perché potremo vedere finalmente il progetto e valutarlo nei dettagli, e solo così potranno venir fuori tutte le problematiche di questo intervento».

Insomma un progetto-spot quello del “Nodo verde”, che lungi dal ricucire quartieri separati dalla ferrovia, si allontanerebbero tra loro ancora di più proprio perché la collinetta verde prevista dal progetto Fuksas al disopra dei binari in superficie della ferrovia- sia pur percorsa da sentieri ciclopedonali –  inibirebbe, a causa della sua altezza ancora di più la visuale della città e, in definitiva, risulterebbe un’intrusa nel contesto urbano, quando non in controtendenza con interventi come la riqualificazione  dei tre sottopassi della stazione, costata 9 milioni di euro. Un progetto, quello che si è aggiudicato i 100 milioni di euro, diverso da quello originario, che prevedeva l’inglobamento dell’ex caserma Rossani con tutta una serie di interventi e la prosecuzione del percorso fino al Conservatorio Nino Rota.

Il Parco della Rinascita per ricucire la città

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Un rendering del progetto preliminare del Parco della Rinascita

Se è vero che il bando “Qualità dell’abitare” è finalizzato a riqualificare e incrementare il patrimonio residenziale sociale, rigenerare il tessuto socio-economico, incrementare l’accessibilità, la sicurezza dei luoghi e la rifunzionalizzazione di spazi e immobili pubblici, migliorare la coesione sociale e la qualità della vita dei cittadini, allora forse – questo è sempre stato l’orientamento della Consulta – l’amministrazione comunale avrebbe dovuto volgere lo sguardo altrove, in particolare al Parco della Rinascita nell’area Ex Fibronit, che la Consulta ha voluto fortemente, al punto da sostenere il progetto realizzato da un team di lavoro multidisciplinare, formato da professionisti del Politecnico, C.N.R., Università di Bari e associazioni, e donato nel 2004 dall’Associazione Sviluppo sostenibile all’amministrazione comunale, senza che però quest’ultima se ne servisse.

Il Parco della Rinascita – così come pensato dalla Consulta e presentato nel 2018 in un documento ufficiale per la progettazione  partecipata – ha una indubbia valenza simbolica, nel ricordo vivo dei tanti morti a causa dell’amianto; e rappresenta efficacemente la volontà di unire non solo idealmente le varie parti della città espresse nei suoi quartieri Japigia e San Pasquale, ma anche di superare  i problemi di attraversamento della ferrovia, il traffico di Via Caldarola e del ponte di Via Magna Grecia. La previsione era di concretizzare l’azione di ricucitura con piste ciclopedonali che permettessero di raggiungere il parco anche dal centro della città, aree-parcheggio, strutture e aree verdi ricche di piante autoctone che permettessero al parco di dialogare con il Campus universitario e il Politecnico di Bari, zone attrezzate per bambini ed eventualmente anche aree da coltivare a orto. Insomma, un parco a servizio di tutti i cittadini. Un’occasione perduta verrebbe da dire

Ci si chiede ora se il nodo verde con collinetta annessa (che evidentemente piace a Fuksas, se è vero che nel 2019 l’ha riproposta sia pur con modalità e intenti diversi, a Montecarlo) abbia veramente la capacità di creare coesione, snellire il traffico “riconciliare” le varie parti – e anime – della città.

 

 

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