No alla centrale a carbone di Saline Joniche

“La centrale a carbone di Saline Joniche (Reggio Calabria) non si farà perché l’iter autorizzativo era viziato da evidenti irregolarità e forzature”. Così il giudice amministrativo ha accolto il ricorso contro il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri e la valutazione di impatto ambientale (favorevoli alla centrale a carbone) presentati a fine 2012 da Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF, poi unificato a quello della Regione Calabria e delle comunità locali.

Sul punto le associazioni ambientaliste hanno osservato che “la proposta di centrale di Saline Joniche rispondeva a una visione vecchia e ormai superata della politica energetica italiana. Un impianto del genere non solo sarebbe stato molto dannoso per il clima, per l’ambiente, per la salute e per le comunità locali: oggi la centrale sarebbe anche inutile, visto che ormai il 37,5% elettrici della domanda elettrica del Paese è soddisfatta da fonti rinnovabili e che abbiamo una sovrabbondanza di capacità di produzione elettrica e di centrali. Il Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) prenda atto di questa sentenza e chiuda una volta per tutte la Conferenza dei servizi sulla centrale con il diniego a un progetto che non ha alcun senso”.

Ugualmente soddisfatto anche il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, convinto che la sua terra non debba e non possa permettere che sui suoi territori si compiano scempi che mettano a rischio la salute dei cittadini e danneggino il territorio. E lo stesso TAR suggerisce di dare ascolto alle popolazioni locali, alle istanze della società civile volte alla tutela del paesaggio e del territorio, alle realtà produttive locali che sarebbero state danneggiate dalla centrale.

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