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Nell’era dell’IPhone5 nasce l’elettronica transitoria

Gli schiavi bambini nelle discariche di RAEE in Ghana

Nell’era dell’IPhone5, schiavi del computer e del melafonino, si calcola che in tutto il mondo ogni anno si producono 50milioni di tonnellate di RAEE, acronimo di Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, cioè più del 5% di tutti i rifiuti solidi urbani prodotti nell’intero Pianeta. L’evoluzione tecnologica continua e il consumismo esasperato, però, hanno trasformato questo modello di sviluppo nell’ennesimo problema industriale e sociale in occidente e soprattutto di salute per i bambini del continente africano, dall’occidente trasformato nella più grande discarica di oggetti elettronici a cielo aperto della Terra.

La soluzione ideale a questo problema sembra sia stata trovata. I dispositivi del futuro, infatti, faranno parte della cosiddetta “elettronica transitoria”. Tanto per capirci subito i cellulari obsoleti si scioglieranno nell’acqua. L’idea, rivoluzionaria è di Suk-Won Hwang dell’università americana dell’Illinois a Urbana-Champaing che, insieme a Hu Tao e colleghi della Tufts e della Northwestern University, negli Stati Uniti, ha sviluppato un dispositivo elettronico biodegradabile che si dissolve nell’ambiente dopo un periodo di tempo programmato che può andare da qualche minuto ad alcuni anni.

Un intervento chirurgico al polso di un uomo

Tenuto conto, inoltre, del crescente utilizzo in medicina di nanotecnologie a scopo terapeutico e diagnostico, le applicazioni in campo biomedico sono fra le più incoraggianti. Il congegno, come accennato biodegradabile, è composto di fogli di silicio poroso, che si sciolgono a contatto con i fluidi corporei, che svolge il compito di materiale semiconduttore; e di magnesio utilizzato per gli elettrodi. Il tutto è racchiuso in un involucro di seta, materiale organico antichissimo, duttile, resistente e biocompatibile e quindi solubile nell’acqua e soggetta alla digestione da parte degli enzimi cellulari. L’Italiano Fiorenzo Omenetto, professore di ingegneria biomedica alla Tufts School of Engeneering, uno degli ideatori del dispositivo, ha descritto il successo, riportato su Science,  ottenuto dall’esperimento effettuato su topi vivi. L’apparecchiatura biomedica realizzata con il nuovo materiale ha combattuto con efficacia un’infezione uccidendo, con il calore, i batteri e, dopo alcune settimane, è stato assorbito nel tessuto biologico dei roditori.

Questo esperimento apre la strada a molteplici applicazioni sull’uomo, dall’ottica alle protesi. Per esempio, nel caso di un intervento chirurgico, in caso di infezione, può essere inserito nel corpo un sensore che ne rileva la presenza. Terminata l’operazione, il sensore è lasciato all’interno per monitorare il decorso del paziente. Il dispositivo si dissolverà poi nel corpo dopo un tempo prestabilito dalla tipologia dell’applicazione, senza bisogno di recuperare il sensore, come succede ancora oggi, con un altro intervento chirurgico.

L’invenzione, come accennato all’inizio dell’articolo, apre le porte allo sviluppo di prodotti di largo consumo come i telefoni cellulari che saranno programmati per “dissolversi” una volta diventati obsoleti. Niente più, quindi accumulo di scorie che inquinano l’Ambiente e una mano tesa ai bambini di Accra e Korforiuda, in Ghana che, bruciando le componenti interne degli apparecchi per recuperarne il rame e l’alluminio, si intossicano con le esalazioni dei roghi intorno ai quali si accalcano senza alcuna protezione e a mani nude. Per due dollari ogni cinque chili di materiale, secondo uno studio di Greenpeace.

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