Input your search keywords and press Enter.

Nell’era del biologico l’UE è pro OGM!

Anche Amburgo dice NO agli OGM

Pare che gli sforzi della scienza per tutelare la biodiversità e le specie a rischio di erosione genetica siano caduti nel dimenticatoio. Lo dimostra la recente decisione della Corte di Giustizia Europea n.C-36/11 che, definendo la controversia tra la Pioneer Hi Bred Italia s.r.l. (leader nella vendita di sementi per l’agricoltura professionale) e il ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali italiano, per la produzione di mais OGM (qualità MON 810) in Italia, decide in favore degli OGM (organismi geneticamente modificati) e, nella specie, quelli vegetali. La Corte, cioè, applica il principio comunitario della coesistenza di colture transgeniche, convenzionali e biologiche, vietando agli Stati di opporsi alla coltura di OGM autorizzati UE, nelle more dell’adozione, da parte delle Regioni, di norme ad hoc in materia.

La normativa comunitaria OGM. Le disposizioni più rilevanti in materia appaiono piuttosto contraddittorie perché subordinano la produzione degli OGM alla tutela dell’ambiente e della salute umana e, nel contempo, ne impongono agli Stati la libera circolazione.

Corteo anti OGM di Greenpeace a Parigi

La Dir. 2001/18/CE (Sull’emissione deliberata nell’ambiente di OGM) (1 clicca sui numeretti tra parentesi per visionare i riferimenti normativi) e il Reg. (CE) 1829/03 (Relativo agli alimenti e mangimi geneticamente modificati)(2), dispongono regole ferree in tema di autorizzazione, commercializzazione ed emissione degli OGM e dei mangimi a base OGM nell’ambiente, subordinando tutto ad una serie di valutazioni di rischio ambientale e sanitario, basate su criteri scientifici, legati alla tutela della salute umana e animale.  Se il rischio subentra dopo l’autorizzazione e il commercio, gli Stati possono invocare, ex art. 23, Dir.2001/18/CE, la clausola di salvaguardia, per evitarne la produzione e l’art.26-bis permette agli Stati di evitare la presenza involontaria di OGM in altri prodotti. Ciò a dimostrazione della consapevolezza circa la pericolosità degli OGM per l’agricoltura, l’ambiente, la salute e l’economia degli Stati!

Per contro, il Reg.(CE) 1830/03 (3) regola la tracciabilità e l’etichettatura degli OGM e di prodotti e mangimi a base OGM e la Dir. 2002/53/CE (4) disciplina il Catalogo Comune delle varietà delle specie di piante agricole, in cui gli OGM possono essere inseriti, dopo l’autorizzazione e coesistere con colture convenzionali e bio. Infine, la Raccomandazione n. 2003/556/CE (5) accorda agli Stati la facoltà di limitare gli OGM in vaste zone del territorio (“OGM free”), ma solo a patto di fornire la prova che in queste aree non è possibile prevenire, in altro modo, la presenza accidentale di OGM nelle colture biologiche, mentre la Raccomandazione del 13 luglio 2010 (che abroga la precedente) (6)riconosce flessibilità agli Stati, a livello regionale e locale, per evitare la presenza involontaria di OGM nelle colture nazionali, aggirando la necessità della “prova necessaria”.

Mais varietà MON810

Circa le leggi interne, il Dlgs. n.212/2001, ex art. 1 (7), prevede che la coltura di prodotti sementieri necessiti di autorizzazione del ministro dell’Agricoltura, previo parere della Commissione per i prodotti OGM, il quale contiene misure volte ad evitare il contatto tra le colture OGM e quelle tradizionali e ad evitare danni al biologico; il DL. 279/04 (8) prevede un decreto del medesimo Ministro per definire la normativa interna sulla coesistenza, alla quale le Regioni devono adeguarsi con norme proprie. Ciò è indicativo del fatto che le Regioni, appunto, devono provvedere con norme ad hoc, in attesa delle quali il ministero dovrebbe sospendere l’autorizzazione di colture transgeniche.

Il caso. Esso viene risolto partendo dall’interpretazione del citato art.26-bis:  il ministero non poteva inibire la produzione del mais MON 810 in Italia, nelle more di norme regionali ad hoc in tema di coesistenza delle colture (scelta, per altro, motivata dalla necessità di ricevere ulteriori valutazioni di rischio ambientale e di analisi per la salute umana), perché l’art.26-bis non consente agli Stati di opporsi in via generale alle colture OGM, in dette more, soprattutto se si tratta di prodotti già autorizzati dall’UE.

Tale decisione, però, ignora sia le disposizioni interne succitate, che attribuiscono flessibilità alla Regioni, sia le motivazioni di queste ultime, che potevano addurre ulteriori dati in fatto di tutela della salute!

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *