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“Nel tuo cellulare c’è una guerra”: scatta la campagna ‘Minerali clandestini’

Il calendario 2015 proposto dalla rivista “Solidarietà e cooperazione” presenta immagini che ricordano la guerra in atto nella repubblica Democratica del Congo e che ruota intorno allo sfruttamento del minerale di coltan

“Quando guardi il tuo telefono perché ti scatti un selfie, guardi la foto di un tuo amico, partecipi a un social, giochi o più, banalmente, fai una chiamata abbastanza urgente, c’è una cosa che non vedi. Non vedi che dentro al tuo telefono, al tuo Ipad, al tuo computer, fondamentale per il tuo lavoro e la tua vita quotidiana, c’è una guerra. Anzi tante guerre”.

Duro come un pugno nello stomaco. Pesante come una verità. Quella che Monica Di Sisto sbandiera sull’ultimo numero di Solidarietà internazionale, una rivista che – con Solidarietà e Cooperazione Cipsi e ChiAma l’Africa – propone nel suo ultimo numero il Calendario 2015 illustrato. Non ci sono donne senza veli e conturbanti, ma  immagini firmate da Erberto Zani, fotoreporter che ha realizzato due fotoreportage di 36 e 24 fotografie direttamente nella Repubblica Democratica del Congo: “La guerra dei minerali” e “Aspettando l’ultimo assalto”.

Un calendario in appoggio a una campagna – “Minerali clandestini – Campagna per la tracciabilità”  (questo il nome della campagna) intende portare nelle case degli italiani la quotidianità di una guerra, anzi delle tante guerre che “non le vedi perché forse non sai che per far funzionare tutti i tuoi gadget c’è bisogno del tantalio, della cassiterite, della wolframite: minerali sconosciuti, nascosti nei loro chip e nei loro componenti, che arrivano da zone di aspri conflitti armati, e ne sono essenzialmente le cause dirette. Forse non sai, ad esempio, che oltre il 60% dei giacimenti planetari di coltan, minerale dal quale si estrae il tantalio, ad esempio, sta in Repubblica Democratica del Congo, ed è considerato la causa diretta dell’ultradecennale conflitto in corso”. La parola chiave è ‘tracciabilità’: Le imprese multinazionali – spiegano i promotori della campagna – esportano clandestinamente i minerali, per poi utilizzarli sul mercato, soprattutto per cellulari, computer.  È quindi indispensabile la tracciabilità dei minerali, per evitare che si utilizzi minerali e coltan insanguinato dalle guerre per estrarlo dalle miniere.

Oltre il 60% dei giacimenti planetari di coltan, minerale dal quale si estrae il tantalio, si trova nella Repubblica Democratica del Congo,

Una guerra economica più che etnica –  «Ho deciso di camminare, di marciare, per denunciare gli otto milioni di morti per il coltan nel mio Paese – spiega John Mpaliza Balagizi, esule della diaspora congolese che ha percorso a piedi 1600 km. per far conoscere al parlamento europeo la situazione della sua terra – , per gli abitanti della Repubblica Democratica del Congo che sono esausti, provati da una guerra senza fine, repressi da gruppi ribelli armati che stuprano e uccidono per impossessarsi delle ricchezze naturali e minerarie della loro terra». La guerra del Congo è silenziosa, di bassa intensità. Quindi la gente in Occidente – denuncia – non ne sa nulla.«“È una guerra economica, non è vero che sia etnica, come alcuni dicono. Ecco: il motivo vero è lo sfruttamento illegale dei minerali e in particolare il coltan, che tutti in occidente abbiamo. Tutto ciò che è elettronica oggi ha un coltan insanguinato, perché porta con sé otto milioni di morti».

Sono oltre 8 milioni i morti per l’ultradecennale conflitto in corso in Congo per il possesso delle miniere di minerali pregiati (nella foto un volantino di denuncia)

L’Europa non può non vedere –  La Repubblica Democratica del Congo (RDC) fa gola perché vi sono molte miniere di coltan, oro, diamanti, stagno, carbone, ferro, cobalto, zinco, piombo, rame, manganese. È necessaria dunque una nuova legislazione internazionale, europea, per evitare che l’esportazione di minerali alimenti la guerra e l’instabilità del Kivu (l’antico nome del Congo).  Ma qualcosa si sta muovendo: lo scorso 5 marzo 2014, l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e per la Politica di sicurezza dell’Unione Europea, Catherine Ashton, e il Commissario europeo per il Commercio, Karel De Gucht, hanno proposto una strategia europea per bloccare, mediante un apposito regolamento, i guadagni illegali causati dallo sfruttamento delle miniere in zone di conflitto e probabilmente destinati a finanziare l’acquisto di armamenti. Bisogna ridurre la possibilità che i gruppi armati ricorrano al commercio illegale di minerali e oro in zone di conflitto. Ed è proprio per questo che nasce la campagna. E il calendario (Info www.facebook.com/mineraliclandestini)

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