Nazario Nesta e la sua “Quarantenda”: il coronavirus visto in solitaria dal bosco

Si è preso un anno sabbatico. Ha abbandonato il suo compito di macellaio in provincia di Foggia per andare in giro per l’Italia. Ora il Coronavirus ha costretto Nazario Nesta a una quarantena nei boschi

Stava “Disegnando l’Italia”. Ma a un certo punto, il tratto si è interrotto. E il profilo del BelPaese si è trasformato in un volto triste, con una mascherina a coprirle la bocca. Ma lui, da tutto questo, si tiene a distanza. E vive una vita ancora più surreale. In solitario.

La Quarantenda

La quarantenda di Nazario Nesta

È la quarantena, pardon, la “Quarantenda” di Nazario Nesta. Partito il 19 maggio dello scorso anno da Sannicandro Garganico, aveva un programma: percorrere 8mila km, scoprendo la bellezza della penisola, tra itinerari naturalistici e paesaggi incontaminati, ma da rieducare dal punto di vista del rispetto dell’ambiente.
Poi, il Coronavirus. E l’interruzione di quella tabella di marcia che prevedeva, in media, tappe giornaliere tra i 30 e i 50 km. Ora, Nazario Nesta è in un bosco. Da solo. Si è fermato dopo aver percorso ottomila chilometri, tutte le regioni del Sud, comprese le isole, Sicilia, Sardegna ed Elba, poi Lazio, Toscana, Liguria e il confine con la Francia e la Svizzera. Il Coronavirus gli ha imposto lo stop forzato in Valtellina, a Chiuro. Le forze dell’ordine gli hanno indicato e suggerito quel posto e lui lo ha trasformato nella sua ampia casa.

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La notorietà

La pandemia, però, gli ha permesso di accrescere la sua notorietà. Rincorso da tv e siti d’informazione nazionali, è diventato un “personaggio”. Ma è una notorietà che non scalfisce la sua umiltà e non cambia il suo percorso (stabile) quotidiano. Quello che filma costantemente nei suoi video, iniziando quasi sempre con la cerniera della tenda che si sfila e si apre al mondo.

Gli amici

Un mondo fatto di (tanto) verde che lo circonda. E di COVID-19, qui, non c’è traccia: “Per me è ancora più strana la situazione – ripete – perché per me è un virus ancora più invisibile, che non riesco ad avvertire. Sento solo in lontananza il suono delle sirene che mi ricorda la pandemia”. È riuscito anche a farsi qualche amico, anche a quattro zampe. Perché oltre ai followers del mondo virtuale, incontra uomini e cavalli nel vicino maneggio. È un toccasana di comunità con cui interagisce nelle pause della sua quarantenda, armeggiando tra bancali e legno: “Non so quante cose ho creato, poi distrutto perché non reggevano, poi rimontato”. La giornata trascorre così. Anche se si è trasformato, come ha detto sorridente in varie interviste, da “Disegnando l’Italia” in “Resto fermo in Italia”.

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