Naufragio Costa Concordia, come è cambiato l’ecosistema dell’Isola del Giglio

Attribuzione - Condividi allo stesso modo 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)- Vista della Costa Concordia incagliata dal Porto del Isola del Giglio - Data: 14 gennaio 2012 - Fonte: Opera propria - Autore: Rvongher

Sono passati 10 anni dall’incidente che ha visto morire 32 persone. Per recuperare la nave sono stati fatti interventi sulla scogliera, che sarà ripristinata completamente. Ma il monitoraggio ambientale non si ferma

Fonte: pixabay

Sono passati 10 anni da quel 13 gennaio 2012 quando la nave da crociera Costa Concordia, capitanata dal comandante Vincenzo Schettino, naufragò davanti all’Isola del Giglio durante il cosiddetto “inchino”. L’impatto provocò uno squarcio di 70 metri nello scafo che causò il parziale affondamento della nave e la morte di 32 persone.

Per monitorare il corretto svolgimento delle operazioni fu istituito un Osservatorio, i cui lavori continuano tutt’ora e al quale partecipano rappresentanti del MiTE, di ISPRA, Arpa Toscana e degli enti locali interessati. Ispra ha documentato il lavoro in un volume fotografico che racconta la rimozione del relitto e il ripristino dell’ambiente marino danneggiato.

A distanza di dieci anni prosegue il monitoraggio ambientale di parte pubblica, con oneri integralmente a carico di Costa Crociere, avviato immediatamente dopo il naufragio e svolto, secondo l’accordo tra Regione Toscana, ARPAT e ISPRA, sia per il controllo e monitoraggio sia per la verifica delle attività di ripristino dei fondali dell’area del Giglio interessata dall’incidente.
Dopo la conclusione delle attività di ripristino ambientale del tratto di fondale interessato dal naufragio della nave Concordia (fase WP9), che ha riguardato la rimozione delle opere di cantiere e i residui delle operazioni di rigalleggiamento del relitto (es. sedimenti cementizi, valve di mitili, rifiuti solidi), ha avuto inizio l’ultima fase progettuale che consiste nel recupero ambientale delle biocenosi di fondale danneggiate dall’incidente (fase WP 10).

Ripristino dell’ecosistema

Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0) – Naufragio della Costa Concordia – Il fianco sinistro a poppavia della Costa Concordia mosta la carena squarciata dall’urto contro uno scoglio, e una roccia rimasta incastrata – Data: 14 gennaio 2012 – Fonte: Opera propria – Autore: Rvongher

Un nuovo Accordo è stato così formalizzato lo scorso 6 agosto 2021 tra Regione Toscana, ISPRA, ARPAT e Costa crociere s.p.a. e prevede il compimento della fase conclusiva (working packages – WP10) del Piano di Restauro Ambientale e di Monitoraggio a Lungo Termine per il ripristino e il restauro ambientale dei fondali danneggiati, attività che ARPAT e ISPRA hanno avviato fin dal marzo 2019. L’Accordo ha una durata di cinque anni: le attività di monitoraggio e controllo a cura di ARPAT e ISPRA proseguiranno fino al 29 febbraio 2024 e comunque fino alla conclusione della fase WP10, che potrà ritenersi terminata solo in seguito all’ottenimento di parere positivo da parte dell’Osservatorio di monitoraggio Concordia, previsto dall’art. 2 dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 4023 del 15 maggio 2012.

In particolare, il recupero ambientale prevede azioni di reimpianto di esemplari della fanerogama marina Posidonia oceanica e di organismi appartenenti alla biocenosi del coralligeno. Tali operazioni sono condotte dal Centro Interuniversitario di Biologia Marina ed ecologia applicata (CIBM), individuato da Costa Crociere quale referente tecnico-scientifico del “Piano di recupero ambientale e di monitoraggio a lungo termine” (approvato dall’Osservatorio ambientale il 16 ottobre 2018) mentre ARPAT e ISPRA sono le Istituzioni scientifiche pubbliche incaricate di effettuare il controllo e il monitoraggio ambientale delle attività svolte nel corso della fase WP10.

Fonte: pixabay

Il monitoraggio dei popolamenti naturali del coralligeno, verranno effettuati con cadenza annuale sia nelle zone di impatto all’interno del cantiere che esterne (siti di controllo), per valutare l’efficacia delle azioni di trapianto delle specie del coralligeno. A titolo di esempio, uno dei tre siti di controllo, Punta Lazzaretto, pur essendo in prossimità del sito di impatto, presenta un popolamento a coralligeno particolarmente ricco e caratteristico e molto simile a quello originario di Punta Gabbianara, che ha subito il maggior danno poiché direttamente interessato dall’impatto fisico con la Costa Concordia.

ARPAT e ISPRA elaboreranno rapporti tecnici delle attività di indagine sul campo, delle riunioni di coordinamento e confronto con CIBM ed un rapporto annuale delle attività svolte; tale documentazione sarà trasmessa all’Osservatorio di monitoraggio e prevederà l’elaborazione di rapporti tecnici che potranno essere di supporto alle decisioni che di volta in volta dovranno essere prese.

Fonte: www.snpambiente.it

Articoli correlati