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Naufragio al Giglio, allarme ambiente di Greenpeace

Con il passare del tempo, aumenta il rischio di emergenza ambientale nelle acque dell’isola del Giglio. Le 2.400 tonnellate di olio combustibile stipate nella pancia del gigante del mare, la Costa Concordia naufragata il 13 gennaio scorso, destano preoccupazione per l’oasi naturale dell’arcipelago toscano. Preoccupazione che potrebbe intensificarsi con il peggiorare delle condizioni meteo. Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini assicura che sarà fatto tutto il possibile perché il combustibile non finisca in mare; i mezzi sono “in stand-by” ma “pronti a intervenire”, dopo essersi accertati che a bordo non ci sia più nessuno. Secondo i tecnici olandesi della Smit, chiamati sul posto per aspirare dalla nave il carburante, ci vorranno “almeno due settimane” per terminare il lavoro.

Gli esperti dei quattro battelli anti-inquinamento del ministero, Tirreno, Tito, Levoleco ed Eco-Giglio, in caso di necessità, ipotizzano un tempo di circa quattro ore per circoscrivere l’area con le panne di contenimento per delimitare l’espansione dell’olio combustibile, la stesura di quelle di assorbimento e in 24 ore per aspirarlo con l’ausilio degli skimmer.

Allarme di Greenpeace: “Il naufragio della Costa Concordia, con il suo luttuoso carico di vittime, comunque drammatico, pone oggi una seria emergenza ambientale cui si deve rispondere con estrema urgenza. La nave contiene migliaia di tonnellate di carburante e, verosimilmente, tonnellate di altre sostanze pericolose come lubrificanti, vernici, sostanze clorurate e amianto”.

L’emergenza ambientale nelle acque dell’Isola del Giglio è stata messa all’ordine del giorno di un vertice in prefettura, a Livorno, già deciso sui fusti tossici affondati nelle stesse acque a dicembre scorso. In discussione gli interventi da compiere e il problema della navigazione delle grandi navi in aree “sensibili”.

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