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Natale: è tempo di abeti

É ormai tempo addobbi natalizi e incalza il dilemma. Meglio un albero vero o finto? Secondo le prime stime quest’anno l’albero di plastica insidia il primato del vero abete. A fronte di 6,5 milioni di alberi veri quelli artificiali toccheranno quota 6 milioni. «Meno romantici, ma soprattutto meno ecologici – sottolinea la CIA, Confederazione Italiana Agricoltura -. Al contrario dei naturali che, una volta ripiantati permettono di contribuire al patrimonio boschivo collettivo, quelli ‘finti’, di cui l’80% è Made in China, all’arrivo in Italia, dopo aver percorso migliaia di chilometri, hanno già inquinato tantissimo. Senza contare che una volta buttati via impiegano più di 2 secoli a degradarsi con un impatto ambientale devastante. In più, spesso sono trattati con sostanze chimiche nocive con cui bisogna ‘convivere’ per quasi un mese, mentre gli abeti veri contribuiscono alla salubrità dell’aria di casa». E per chi teme di danneggiare i boschi con l’acquisto dell’alberello domestico, rassicurazioni arrivano dal PEFC Italia, il sistema di certificazione per la gestione forestale sostenibile più diffuso al mondo. «Con l’acquisto dell’abete si valorizza un’attività produttiva vivaistica che dà reddito a un migliaio di piccole aziende agro-forestali in aree marginali montane creando una economia integrativa a tante famiglie che lavorano nelle Alpi e nell’Appennino – spiega Antonio Brunori, segretario generale del Pefc Italia – Gli abeti di origine italiana presenti sul mercato natalizio derivano per circa il 90% da coltivazioni specializzate». Un restante 10% di piante vendute senza radici arriva, invece, dalla «normale pratica di gestione forestale che prevede interventi colturali di “sfolli” o diradamenti, operazioni indispensabili per lo sviluppo delle foreste più pulite e più fruibili».

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