Napoli, la Venere degli Stracci risorge dalle sue ceneri

Antonio Roberto Lucidi, Michelangelo Pistoletto, Gaetano Manfredi e Vincenzo Trione in posa davanti alla nuova Venere degli Stracci (Fonte: Comune di Napoli)

Incendiata a luglio, la nuova installazione è stata inaugurata mercoledì. In carcere l’uomo accusato di aver appiccato il rogo. Per lui, il perdono dell’intera comunità

 

La bellezza risorge dalle sue ceneri a Napoli. La Venere degli Stracci torna a campeggiare in piazza del Municipio, lo stesso luogo in cui all’alba dello scorso 12 luglio fu data alle fiamme. Inaugurata a giugno scorso, nell’ambito del programma “Napoli Contemporanea”, l’opera rappresenta una delle più note installazioni del maestro Michelangelo Pistoletto, protagonista dell’arte povera degli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Mercoledì è stata inaugurata la nuova Venere, donata dallo stesso Pistoletto e sorretta dell’impalcatura metallica sopravvissuta alle fiamme. L’opera è stata realizzata con materiali ignifughi, onde evitare un nuovo rogo, e sarà esposta in piazza per tre mesi. Poi sarà definitivamente collocata nella chiesa di San Pietro ad Arem, al termine delle verifiche tecniche. Intanto, per l’intera durata dell’esposizione all’aperto, la nuova Venere sarà vigilata 24 ore al giorno.

La raccolta fondi

Nei giorni successivi all’incendio, l’associazione “L’Altra Napoli” aveva lanciato una campagna di crowdfunding per ripristinare l’opera alta circa 10 metri e costituita di gesso e resina, accostata all’impalcatura metallica ricoperta di stracci. La proposta era stata accolta con favore dall’amministrazione comunale, oltre che dalla cittadinanza. Tuttavia, data la volontà di Pistoletto di farsi carico della nuova realizzazione da donare alla città, si era deciso di devolvere la somma racimolata alla cooperativa sociale “Lazzarelle”, che si occupa di progetti di reinserimento lavorativo delle detenute, e all’associazione “La Scintilla”, impegnata a favore di persone con disabilità intellettiva.

La nuova bellezza

È stata dunque la Fondazione Pistoletto a finanziare la nuova Venere degli Stracci. Mentre l’amministrazione comunale ha in capo solo la spesa per la vigilanza. Alla cerimonia inaugurale in piazza Municipio, dopo la conferenza stampa, hanno preso parte il sindaco del Comune di Napoli, Gaetano Manfredi, l’artista Michelangelo Pistoletto, il consigliere del Sindaco e curatore di Napoli Contemporanea, Vincenzo Trione, e il vicepresidente di Altra Napoli EF, Antonio Roberto Lucidi.
«Abbiamo fortemente voluto ricollocare la Venere degli stracci in piazza Municipio per ribadire il fondamentale principio dell’arte pubblica e gratuita come strumento di bellezza ed inclusione – ha dichiarato Manfredi – L’opera aveva attivato un dibattito nella pubblica opinione soprattutto tra le giovani generazioni sensibili alla protezione dell’ambiente ed era giusto riprendere quel percorso».

Pistoletto: «Venere tra bellezza e degrado»

Emozione e ragione alla ricerca di armonia. L’opera rappresenta questo legame indissolubile tra la bellezza immortale e l’incessante degrado della comunità. Due elementi che, unendosi in nome dell’arte, rappresentano la rigenerazione degli stracci, emblema dello status attuale di una società «stracciona», chiamata a risollevarsi. «La Venere degli Stracci rappresenta proprio questa dualità – ha spiegato Pistoletto in un’intervista al quotidiano La Stampa – Si tratta di due elementi contrastanti: la bellezza senza fine e il degrado continuo. Elementi che si incontrano per rappresentare la rigenerazione di questi stracci, di questi detriti che stiamo creando; e sono detriti non soltanto fisici, ma anche intellettuali, morali, sociali, politici».
«Sono felice che la ricostruzione della Venere degli stracci porti cura, beneficio e salvezza a tante persone che ne hanno bisogno – ha concluso l’artista biellese – Che gli stracci della Venere si trasformino nel denaro necessario a realizzare le iniziative di recupero, rigenerazione e reinserimento intraprese».

Il presunto piromane

In carcere a Roma, con l’accusa di incendio e distruzione di beni culturali, è finito Simone Isaia, un uomo di 32 anni senza fissa dimora e affetto da problemi psichici. A incastrarlo sarebbero stati alcuni video girati da testimoni. In primo grado, il giudice per l’udienza preliminare partenopeo lo ha condannato, al termine del giudizio celebrato con rito abbreviato, a quattro anni di reclusione e al pagamento di una multa di quattromila euro. Isaia era stato sottoposto agli arresti domiciliari, in una casa di accoglienza in provincia di Salerno. Qualche mese fa non era però rientrato dopo un permesso, così la Procura di Napoli ha chiesto, e ottenuto, l’aggravamento della misura cautelare.

Adesso arde il perdono

Un momento della conferenza stampa di presentazione della nuova opera Fonte: Comune di Napoli)

Nessun risentimento per Simone Isaia da parte della società civile. Anzi, dal mondo dell’arte a quello religioso, tutti vorrebbero rispondere con un abbraccio e una mano tesa al 32enne.
Tra i primi a schierarsi contro la pena detentiva era stato proprio lo stesso Michelangelo Pistoletto. L’artista piemontese, infatti, aveva auspicato l’abrogazione della misura detentiva in carcere in favore di un percorso terapeutico mirato al reinserimento di Isaia. «Bisogna eliminare la punizione del carcere e portare chi ha incendiato la mia opera alla cura – aveva dichiarato al corriere della Sera – perché curare lui vuol dire farlo con la società». Il maestro si è detto pronto «ad abbracciarlo», poiché si tratta di «un individuo che soffre e che ha compiuto quel gesto per sofferenza e credo debba trovare un sollievo».
In occasione dell’inaugurazione padre Antonio Loffredo, parroco del Rione Sanità di Napoli, ha reso noto che «è sogno dell’arcivescovo Battaglia riaprire alcune delle chiese di Napoli oggi chiuse da affidare a giovani che le possano raccontare e un ulteriore sogno è che fra quei giovani ci possa essere anche Simone».

Il trailer per la rinascita della Venere (Fonte: Comune di Napoli)

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