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Museo della Fauna Appenninica, si punta alla valorizzazione

Castel San Vincenzo, alto Molise, per molti un territorio fatato

Ambiente incontaminato, testimonianze archeologiche importanti e tradizioni popolari ancora vive e rigorosamente rispettate. È l’alto Molise, per molti un “territorio fatato”. Un gioiello che aspetta però la definitiva consacrazione. E questa potrebbe arrivare dal PNALM, il Parco Nazionale di Abruzzo Lazio e Molise i cui vertici hanno in programma di  valorizzare il Museo della Fauna di Castel San Vincenzo intitolato al naturalista molisano prematuramente scomparso Oscar Caporaso. Caporaso fondò il Museo  negli anni ’80, ma dopo la sua scomparsa il progetto di sviluppo ha fatto registrare una brusca frenata. L’ultima iniziativa pubblica al Museo della Fauna Appenninica è datata 24 agosto 2010 con l’inaugurazione della sala studio e mostra permanente “Insetti & Company”, un’esposizione di insetti  arricchita dalla collezione  privata di farfalle donata dai parenti del naturalista. Dopo quella data il buio.

San Vincenzo al Volturno

Ora, a sollecitare un sostegno all’iniziativa avviata dal PNALM è stato in una nota stampa il  Partito Comunista dei Lavoratori attraverso il suo coordinatore regionale Tiziano Di Clemente. Il PCL chiede alla Regione Molise e alla Provincia di Isernia di riprendere il progetto di sinergia tra la grandiosa risorsa paesaggistica e quella archeologica (il sito di San Vincenzo al Volturno ne è una testimonianza) per valorizzare sia a livello ambientale che turistico tutto l’alto Molise. “Un progetto – sottolinea Di Clemente – che veda protagonisti i giovani del luogo guidati da archeologi ed esperti dell’ambiente come da noi auspicato già più volte in passato. Attualmente – dice ancora Di Clemente – stando alle informazioni da noi raccolte a curare il museo è un’operatrice culturale precaria e malpagata. È lei a occuparsi della struttura, comprese le pulizie, del Comune non vi è traccia”.

Il Centro Fauna

Le popolazioni  dell’Alta Valle del Volturno però conoscono perfettamente la valenza dell’ambiente in cui vivono e della biodiversità del territorio e grazie ad una rinnovata coscienza ambientale  ora premono affinché le amministrazioni locali e quella di Castel San Vincenzo in particolare intervengano nella salvaguardia  del loro ”territorio fatato”. La speranza è che il testamento culturale di Oscar Caporaso, dai suoi amici definito un sognatore,  non resti appunto… un sogno.

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