Murgia questa sconosciuta

Castello del Garagnone
Il Castello di Garagnone, nel Parco nazionale dell'Alta Murgia, in territorio di Spinazzola

Valorizzati storia, ambiente e cultura dell’Alta Murgia. Ma si può fare di più

 

Strano modo di concepire lo sviluppo: investire ed enfatizzare alcuni beni ignorandone altri pur di grande interesse. La curiosa simbiosi si registra tra Ente Parco dell’Alta Murgia, presidente Francesco Tarantini, e il Comune di Spinazzola, sindaco Michele Patruno.

È notizia di questi giorni che, dopo anni dal primo tentativo di avvalersi del diritto di prelazione, sarebbe stato definito l’acquisto del Castello del Garagnone da parte dell’Ente Parco, ricadente in zona “A” nell’area protetta nel territorio di Spinazzola.

L’esercizio di riscatto è reso possibile grazie all’applicazione del Piano per il Parco (aprile 2016) messo a punto e fatto approvare dall’ex direttore f.f. dell’Ente Fabio Modesti.

Francesco Tarantini puntando al riconoscimento di Geoparco dell’area protetta afferma: «…L’acquisto da parte dell’ente rientra in un percorso di recupero e valorizzazione del patrimonio ambientale, paesaggistico e storico-culturale dell’Alta Murgia. Acquisirlo consentirà di valorizzarlo singolarmente ma anche di migliorare l’offerta turistica del Parco, creando un percorso ad hoc che includa tutti i siti ricadenti in agro di Spinazzola, tra cui le Miniere di Bauxite, il bosco di Acquatetta e l’inghiottitoio di Cavone».

Il “Castello invisibile”, una storia controversa

Castello del Garagnone 2
Per il Castello del Garagnone è stato definito da poco l’acquisto da parte dell’Ente Parco Alta Murgia

Del maniero del Garagnone e della sua storia rimangono poche mura che si confondono in modo suggestivo con la roccia (tanto da essere appellato come “il Castello invisibile”). La zona, citata da Diodoro Siculo e Livio per la presenza di luoghi di culto e per lo svolgimento dei giochi triennali in onore di Bacco, venne conquistata dai romani nel 250 a.C. e da Alarico nel 411. Il toponimo Garagnone è legato forse a Robertus Guadagna, cavaliere normanno giunto in Italia meridionale nel 1048. Sino al 1190 fu proprietà del conte Ruggero di Andria; da questi al regio demanio venne donato al Priorato dell’Ordine Gerosolimitano di Barletta. Federico II asserì di averlo edificato a fundamentis nel 1220, probabilmente si trattò di riedificazione o restauro. Il fortilizio fu prosperoso sino alla fine del XIV secolo e distrutto nel XVI. Nei primi anni del 1600 il Garagnone fu feudo dei Grimaldi e nel Principato di Monaco è esposta una tela che li ritrae nel loro possedimento.

Ma ai suoi piedi c’è una lama….

Una testimonianza che vale l’investimento programmato, vero? Tuttavia l’Ente Parco e il Comune di Spinazzola nulla affermano della lama che si attraversa dove si erge sulla collina il castello del Garagnone. Salvata, a dispetto di altre, da cementificazione selvaggia, per lo strambo programma di realizzare laghetti artificiali per l’acquedotto murgiano (118 miliardi di vecchie lire) che sul promontorio non ha mai portato una goccia d’acqua.

…con un villaggio dell’Età del Bronzo

A bloccare i lavori Donata Venturo (Soprintendenza Archeologica della Puglia, Centro operativo di Gravina) la quale in due campagne di scavi (1997-1998) scopre, nel vallone sotto il fortilizio, una stratificazione archeologica riferibile all’Età del Bronzo medio-finale. Si trattava, sulla base della quantità di intonaco rinvenuto appartenente a una capanna, di un villaggio abitato da un’ampia comunità, tra le più estese di tutta l’Italia meridionale. Nei quattro piccoli saggi eseguiti (relazione nell’archivio del Comune di Spinazzola) vennero recuperati frammenti e oggetti riconducibili all’attività del villaggio, custoditi attualmente nel museo nazionale di Altamura che dovrebbero far ritorno a Spinazzola come promesso da Italo Maria Muntoni (Funzionario Archeologo di Foggia) durante l’inaugurazione, la scorsa estate, del parziale allestimento del museo civico cittadino.

Nell’elenco: utensili per la lavorazione del latte, del metallo, di sementi, dell’argilla, della lana e reperti in osso per la produzione di attrezzi da lavoro. Tra i monili spicca una collana realizzata con zanne di cinghiale. Inoltre, riportata alla luce una struttura muraria di recinzione, costruita completamente a secco e con fondazione di grossi blocchi in pietra. Le analisi sui frammenti effettuati dal Dipartimento Geomineralogico dell’Università di Bari rivelano composizione chimica e caratteristiche fisiche simili a diversi luoghi abitati nella stessa epoca, anche lontani dalla località del Garagnone.

Le “sviste” di Ente Parco

Strano a dirsi, Parco e Comune non hanno previsto nulla per favorire altre campagne di scavi finalizzate a far affiorare l’intero complesso archeologico o semplicemente rendere fruibile quanto già emerso, puntando esclusivamente sul castello del Garagnone.

Altra lacunosa contraddizione. Lo scorso 30 dicembre come è noto, l’Azienda Pilota Silvo Pastorale Cavone a Spinazzola ha chiuso i battenti perché dichiarata inagibile.

Tarantini e Patruno si mobilitano e fanno bene, dopo le polemiche, il sopralluogo con l’assessore regionale Donato Pentasuglia, i consiglieri regionali Francesco Ventola e Francesco Paolicelli, la sindaca di Minervino Murge Lella Mancini, Francesco Ferraro direttore di Arif, funzionari e tecnici del demanio. Si trova l’escamotage per lasciare aperta la struttura, gli operai nei container in attesa di eseguire i lavori di messa in sicurezza degli immobili e ottenere l’abitabilità.

Ai media Tarantini esprime tutta la sua “felicità” sottolineando, oltre ad altro sulla funzione dell’Azienda Cavone per il territorio, il valore del patrimonio ambientale dell’area: «…Bosco di Acquatetta, l’inghiottitoio di Cavone e le importanti Miniere di Bauxite». Una pantomima.

Presso l’Azienda Cavone l’Ente Parco, in collaborazione con il Comune di Spinazzola, ha avanzato un progetto per la gestione del flusso turistico delle “Cave Bauxite”: un info point e un parcheggio funzionale, sarebbe interessante conoscere il parere della Corte dei Conti sulla congruità tra investimenti previsti e gli anni del comodato d’uso sugli immobili concessi, al momento non agibili.

Turismo a metà

Quello che però stupisce è che ai beni, enfatizzati a fini turistici, sono esclusi inspiegabilmente: altro sito dell’età del Bronzo e le incisioni del Riparo del Cavone che si trovano a qualche centinaio di metri dall’Azienda Cavone ad un tiro di scoppio dall’inghiottitoio. La scoperta e segnalazione alla Soprintendenza di questo patrimonio risale a marzo 2006, in area protetta, territorio di Spinazzola, su proprietà della Regione Puglia.

Riparo del cavone_Incisioni Antropomorfo con lancia
Riparo del Cavone – Incisioni di figura antropomorfa con lancia

Il Comune di Spinazzola nel 2006 su richiesta della soprintendente Giuseppina Canosa del Centro operativo di Gravina finanziò il rilievo fotografico delle incisioni (Cd presso l’ufficio tecnico comunale). Gli studi furono affidati all’Università di Pisa e pubblicati nel 2008 facendo così il giro del mondo.

I ricercatori certificarono che le incisioni corrispondono al periodo dell’Età dei Metalli che ha inizio, come è noto, nel 5.000 a.C. dopo l’età della pietra. Il ritrovamento, definito raro, è costituito da figure antropomorfe, zoomorfe e altra diversa simbologia e da centinaia di segni realizzati finemente sulla roccia levigata, forse di una scena di caccia, di una battaglia o di un rito religioso.

Nella sostanza è l’unico racconto conosciuto dell’uomo sulla Murgia e chiunque può intuirne l’interesse paleontologico. Non solo nazionale, la simbologia riprodotta nel Riparo del Cavone di Spinazzola si ritrova in Francia e Spagna.

Come andrà a finire?

L’ex direttore dell’Ente Parco f.f. Fabio Modesti stilando il suo Piano nel 2016 inserì anche il Riparo del Cavone tra le priorità, ora il Parco e il Comune di Spinazzola puntano sulle Cave di Bauxite, in ritardo di almeno vent’anni da quando se ne scriveva sulle colonne dei giornali come sito di archeologia mineraria, nonché sull’inghiottitoio profondo 90 metri del Cavone.

Sarebbe il caso, quando si intende operare per il rilancio turistico e il coinvolgimento scientifico sul territorio avere la totale consapevolezza dei luoghi. Superando, se possibile, la visione limitata dei propri desiderata.

(Cosimo Forina, giornalista, è esperto delle problematiche locali legate ad  ambiente, gestione dei rifiuti e fenomeni di criminalità legati alle ecomafie. Le foto sono state fornite dall’autore dell’articolo)

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