Muretti a secco patrimonio dell’umanità. E sorride anche la Puglia

La pratica rurale dell’arte dei muretti a secco è stata iscritta nella lista degli elementi dichiarati patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. E sorride anche la Puglia

Muretti a secco: Patrimonio dell’umanità.

La pratica rurale dell’arte dei muretti a secco è stata iscritta nella lista degli elementi dichiarati patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. L’Italia (e la Puglia) è in compagnia di altri sette Paesi che hanno presentato la candidatura: Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera.

Muretti a secco: la motivazione 

“L’arte del ‘Dry stone walling’ riguarda tutte le conoscenze collegate alla costruzione di strutture di pietra ammassando le pietre una sull’altra, non usando alcun altro elemento tranne, a volte, terra a secco”, spiega l’Unesco nella motivazione del provvedimento. Si tratta di uno dei primi esempi di manifattura umana ed è presente a vario titolo in quasi tutte le regioni italiane, sia per fini abitativi che per scopi collegati all’agricoltura, in particolare per i terrazzamenti necessari alle coltivazioni in zone particolarmente scoscese.

Le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura. La pratica viene trasmessa principalmente attraverso l’applicazione pratica adattata alle particolari condizioni di ogni luogo” in cui viene utilizzata, spiega ancora l’Unesco.

I muretti a secco, sottolinea l’organizzazione, “svolgono un ruolo vitale nella prevenzione delle slavine, delle alluvioni, delle valanghe, nel combattere l’erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l’agricoltura”.

LEGGI ANCHE. Muretti a secco per la salute mentale 

I muretti a secco in Puglia

“Una decisione particolarmente importante – commenta il direttore scientifico di Ambient&Ambienti, Tommaso Farenga -. Ed è un tema su cui anche la Regione Puglia si è impegnata, avendo emanato un bando di finanziamento per la ricostruzione di muretti a secco e avendo previsto un capitale apposito all’interno del Piano paesaggistico del 2015. E’ certamente positivo quanto determinato dall’Unesco, ma dobbiamo vedere come si possa tradurre concretamente e vantaggiosamente per il territorio”.

E del resto la Puglia è una terra particolarmente ricca. “Parliamo di quantità di beni molto rilevanti, in tutta la regione, da Castrignano a Otranto, da Altamura a Gravina. Si passa dalla Murgia Barese al Parco nazionale del Gargano – sottolinea Farenga -, dove i muretti a secco hanno anche la funzione di difesa del dissesto idrogeologico. E poi il Salento, inteso anche con il Tarantino e il Brindisino, come dimostrano le realtà di Ostuni e Fasano, o il gradino della Murgia, che contribuiscono a rendere un paesaggio da favola, dove i muretti a secco si abbinano a ulivo, fico d’india e tutte le bellezze del nostro territorio”.

Muretti a secco: il censimento

Ma come si potrebbe concretizzare sul territorio la decisione dell’Unesco? “Il territorio meriterebbe di essere censito e catalogato con una classificazione di livello, in base a tipologia di pietra usata per costruire, forma, altezza e in base alla funzione presente”. In sostanza, l’idea di Farenga è quella di “promuovere una catalogazione anche per accrescerne il valore culturale, garantirne la protezione e la tutela. Ma vorrei evitare che un provvedimento del genere possa comportare una sorta di limitazione all’uso del territorio. Renderla patrimonio dell’Unesco è importante, purché non irrigidisca e non ‘ingessi’ il territorio”.

Muretti a secco: gli elementi del territorio

Muretto a secco, 8 Paesi europei hanno spinto per il riconoscimenti
Muretto a secco, 8 Paesi europei hanno spinto per il riconoscimenti

È la seconda volta, dopo la pratica tradizionale della coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria, che viene attribuito questo riconoscimento a una pratica agricola e rurale. “Ancora una volta i valori dell’agricoltura sono riconosciuti come parte integrante del patrimonio culturale dei popoli – ha commentato il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio -. Il nostro Paese si fonda sull’identità. I nostri prodotti agroalimentari, i nostri paesaggi, le nostre tradizioni e il nostro saper fare sono elementi caratterizzanti della nostra Storia e della nostra cultura. Non è un caso quindi che, dei nove elementi italiani riconosciuti dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità, ben 4 appartengano al patrimonio rurale e agroalimentare”.

Muretti a secco: i precedenti

Nel 2010 la Dieta Mediterranea è stata iscritta come primo elemento culturale al mondo a carattere alimentare nella lista UNESCO. Nell 2014 il riconoscimento della coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria, primo elemento culturale al mondo di carattere agricolo riconosciuto dall’Unesco; nel 2017 è stata la volta de “L’Arte del Pizzaiuolo Napoletano”.

Articoli correlati