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Tavolette di terracotta, un dettaglio dell’opera di Gaetano Grillo

Alcuni giorni fa, visitando la mostra della grande opera composta di 1.400 tavolette in terracotta ideate e realizzate da Gaetano Grillo, esposte nel Parco Scultura la Palomba, un’antica cava trasformata da Antonio Paradiso, scultore, in museo a cielo aperto a Matera, che resterà aperta al pubblico sino al 3 settembre 2015, una infinita quantità di riferimenti storici, fisici, archeologici, artistici e architettonici, sono affiorati alla mia mente attraverso il contatto prima visivo, poi fisico con l’opera.

Un’opera che mi fatto viaggiare nella storia e nel tempo dall’VIII secolo a.C. sino ai giorni nostri, in cui si sono aggiunti e sovrapposti segni, simboli, lettere e pittogrammi a noi più recenti che, come la “Tavoletta da Festo” scoperta da Arthur Evans, raccoglie testimonianze culturali vicine e lontane nel tempo, come il segno/simbolo del cane di Keith Haring, o l’uomo di Henry Matisse, o la ridefinizione formale dell’alfabeto greco, o i segni inconfondibili dell’alfabeto orientale, europeo e occidentale, o i simboli grafici del linguaggio elettronico visivo e contemporaneo.

Il tutto, sintetizzato in contemporanee “Tavolette da Festo”, che mi hanno fatto immaginare Gaetano Grillo e il suo “alfabeto grillico” un Arthur Evans contemporaneo che, al pari, dopo aver cercato e studiato, ha modellato su tavolette di terracotta un bassorilievo lungo trenta metri; sintesi alfabetica lunga migliaia d’anni di storia dell’uomo sulla terra.

Lo scultore Gaetano Grillo (a destra) spiega l’opera a Pietro Marino, critico d’arte

È un’opera che svela anche il “codice” di un personale “alfabeto grillico”, fondato su un sistema tra immaginazione e realtà di segni e forme nel quale si fondono culture di tutti i tempi. Una mappa visiva e tattile di contaminazioni che suggeriscono una totale fusione tra “scrittura” e “arte visiva”, legittimandole in un linguaggio contemporaneo e metaforico, dell’identità mediterranea.

Guardando con attenzione alcune tavolette, mi sono venuti in mente i primi Giochi Olimpici; festa panellenica che si celebrava nel recinto di Zeus a Olimpia; un periodo importante nella storia greca perchè ha segnato e simboleggia l’adozione, in Grecia, dell’alfabeto Fenicio da cui derivano gli altri alfabeti e dunque, da tale data in poi, il popolo greco fu capace di “scrivere” la propria “storia” fatta di “frammenti” di informazione, “ricordi” di persone e avvenimenti sopravissuti oralmente fino all’epoca in cui entrò in uso la “scrittura” e con essa le due opere più importanti attribuite ad Omero: l’Iliade e L’Odissea, lunghi poemi epici che acquistarono la loro “forma” nell’ VIII secolo a.C. attraverso l’uso della “scrittura”, che modificò, in notevole misura, il modo di vivere greco e non ultima la sua poesia.

Omero faceva ricorso a leggende già esistenti e lui è stato l’ultimo, di una lunga serie di poeti epici che avevano “cantato” la storia di Troia. Cantato, appunto, non scritto; la distinzione è importante perché il processo della storia, tra popoli che possiedono una “scrittura” e un proprio “alfabeto” è molto diverso da quelli che non la possiedono.

Le tavolette di terracotta di Gaetano Grillo – Visitatori davanti all’opera

Da queste considerazioni, mi sono venute in mente anche le motivazioni che hanno indotto Arthur Evans, a ricercare tracce d’un “alfabeto” e di una “scrittura preistorica” sulle gemme incise che si vendevano, nei primi del novecento, nelle botteghe antiquarie di Atene, cercandone la provenienza da Creta, dove trovò, con John Myres, abbondanti prove dell’origine cretese dei simboli e delle lettere.

Le prime iscrizioni alfabetiche dell’ VIII secolo a.C., trovate da Evans a Creta e leggibili sulla “Tavoletta da Festo”, permisero di distinguere le fasi della scrittura Minoica: la prima, la più antica, consistente di “segni pittorici” rappresentanti oggetti riconoscibili. La seconda segnata con la “scrittura in Lineare A” e la terza incisa in “Lineare B” su tavolette di terra cruda che, un incendio del tempo fissò per sempre in tavolette di terra cotta, come ha fatto Gaetano Grillo, oggi, con la sua opera, fissando per sempre, un “alfabeto” per il tempo futuro del terzo millennio.

Biografia e bibliografia essenziale;

Gaetano Grillo è nato a Molfetta (BA) nel 1952, vive e lavora a Milano, si è formato all’Accademia di Brera dove, attualmente, è titolare della cattedra e direttore della Scuola di Pittura.

Ha all’attivo numerosissime mostre personali in Italia e all’estero (Parigi, Barcellona, Zurigo, Amburgo, Stoccolma, Bonn, Spalato, Tirana, Scutari, Podgorica. Ha partecipato a moltissime mostre collettive quali: Biennale di Venezia, Milano, Medelline e la Quadriennale di Roma. E’ direttore e fondatore della rivista cartacea e web “Academy of Fine Arts”.

Gaetano Grillo, Dipingo, dunque esisto, Editrice L’Immagine, Molfetta (BA) 2014.

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