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Morire per l’ambiente, ieri e oggi

1984: Renata Fonte; 2010: Angelo Vassallo. Repubblicana l’una, democratico, l’altro. Salentina, l’una, cilentano l’altro. Cosa avranno mai, in comune, questi due esponenti politici? Almeno tre cose: l’amore per il proprio territorio, una morte annunciata, quella che la cronaca giudiziaria chiama “omicidio politico-mafioso” e la “Giornata di commemorazione”. Le storie dei due “eroi” sono, in realtà, racconti paralleli: Renata “vende” la propria vita ad una terra rossa arsa dal sole, Angelo, ad una terra lambita dal mare e ormai scossa non più solo dai “brontolii” di un vulcano .

Renata Fonte

Renata Fonte è una donna poliedrica, come si direbbe oggi, divisa tra scuola, famiglia e impegno politico. Ma è soprattutto una donna legata alla sua salentinità, autentico campanilismo di chi crede e lotta per lo sviluppo di questo lembo di Italia, dipanato negli anni ottanta, tra un retaggio latifondista e un nuovo scenario malavitoso, che identifica nei termini Sacra, Corona ed Unita, il cardine della sua esistenza. La prima donna della politica neretina che «credeva fermamente nei suoi ideali ed era una militante brillante e combattiva», ricorda l’amico compagno di partito e allora segretario regionale del partito repubblicano, Cesare Barrotta. «Una donna che – continua – non amava i sotterfugi e si batteva per lo sviluppo sostenibile del territorio, ma che aveva paura per le telefonate notturne a cui seguivano spesso silenzi minacciosi. Un esponente scomodo della politica e della società civile.

È la sera del 31  marzo  1984, quando Renata Fonte viene freddata, sulla soglia della propria casa, da tre colpi di pistola. Le 23.45 segnano la vittoria di una nascente “edera infestante”. Passano tre anni (1987) prima che i giudici della Corte di Assisi di Lecce condannino all’ergastolo i killer, Marcello Bray e Giuseppe Durante e il mandante, Antonio Sariano, anche lui repubblicano, vero anello di congiunzione tra politica e mafia. Nella sentenza si legge che “Renata Fonte sarebbe stata soppressa perché si opponeva alle speculazioni edilizie sulla costa salentina” di Porto Selvaggio, una delle località sul mare di Nardò. Ecco il movente e due conseguenze gravi, se i fatti fossero andati come sarebbero dovuti andare: la speculazione edilizia avrebbe generato denaro sporco e annientato lo spettacolo paesaggistico di Porto Selvaggio. Quindi, come purtroppo pochi sanno, se ancora oggi quel pezzo di natura, di inestimabile valore culturale, è inviolato (L.R. n.21/80), lo è anche grazie a Renata. Che si batte, senza ma e senza se, affinché quel vincolo non sia solo sulla carta. Mentre qualcuno, per questo, si infastidisce e decide la sua fine.

un tratto di costa con bassa scogliera a Porto Selvaggio, nel territorio comunale di Nardò

Angelo Vassallo, il sindaco pescatore e ambientalista

Angelo Vassallo, il sindaco pescatore e ambientalista

Come per Angelo Vassallo il sindaco pescatore di Pollica (Sa), ucciso per la legalità e per il rispetto dell’ambiente e considerato da subito vittima di mafia (contrariamente alla Fonte, riconosciuta tale nel 2002). Recente il fatto di cronaca, dunque, ma vecchio il repertorio. Immediate le ricerche nella malavita locale, sebbene per il momento tutto taccia. Tranne il silenzio che fa riflettere e chiedersi quanto utile possa essere stato il prezzo pagato da questi paladini, per aver voluto proseguire i propri ideali con le armi dell’onestà e della perseveranza. La risposta non è semplice, ma se il loro esempio non è dimenticato e riesce ancora a scuotere le coscienza di uno solo di noi, il loro sacrificio non è stato inutile.

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