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Monito di Italia Nostra: lo Stato prenda le redini delle politiche ambientali

Ernesto Galli Della Loggia ha recentemente tuonato, dalle colonne del Corriere della Sera, contro lo sminuimento del ruolo del governo centrale a vantaggio delle autonomie locali, in materia di rinnovabili: «l’affaire eolico è tutto voluto e dominato dagli interessi locali, in collaborazione con la speculazione internazionale e spesso con l’infiltrazione della malavita organizzata».

Italia Nostra, associazione per la salvaguardia e la conservazione dell’ambiente e del territorio in Italia, condivide appieno le tesi del noto giornalista: Comuni e Regioni – sostengono i soci – hanno avuto troppo potere, in particolare, nella gestione del territorio nel momento stesso in cui si andava disgregando il potere del governo nazionale volto ad assicurare la tutela dei beni paesaggistici e monumentali, che sono Patrimonio dell’intera Nazione. Il federalismo è stato, nella più parte dei casi, per le classi politiche locali essenzialmente l’aspirazione a liberarsi dai controlli e a trattare il territorio come merce di scambio per voti e consenso e torbidi finanziamenti.

Bisogna dunque ripristinare il rigore e l’interesse nazionale, appellandosi all’articolo 9 della Costituzione, che conferisce allo Stato il ruolo di tutelatore dell’ambiente mettendo nelle mani delle soprintendenze e del ministero sempre e comunque la parola definitiva sulla sorte dei Beni culturali. È auspicabile, infine, un aggiornamento del Codice e della legislazione, che troppo spazio hanno concesso alle istanze locali – soprattutto nella concessione del Nulla Osta Paesaggistico -, introducendo magari un organo di Magistratura che giudichi per garantire sopravvivenza al paesaggio ed ai monumenti.

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