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Mola: fermate le ruspe dall’area costiera

“I Capodieci, dalla campagna al mare”, circolo Legambiente Mola di Bari denuncia un avvenimento che si sta verificando nella zona costiera di Mola di Bari, accusando l’Amministrazione comunale di non aver agito nel modo migliore.

Da tempo il circolo Legambiente di Mola "I Capodieci" contesta le iniziative del Comune in campo ambientale

Cosa sta accadendo – In questi giorni, come tutti gli anni, i residui spiaggiati di posidonia accumulatisi nell’area portuale dell’Acqua di Cristo, a Mola di Bari stanno bruciando producendo un fumo acre e  fastidioso che raggiunge il paese producendo forti disturbi agli abitanti e ai bagnanti che giornalmente affollano quel tratto di costa. L’area presa in esame, particolarmente vulnerabile e di particolare pregio ecologico è prossima al SIC e in questi giorni “è un territorio devastato”, come annuncia l’associazione ambientalista e il fenomeno sembra si sia aggravato rispetto agli ultimi anni.

Il valore ecologico della posidonia – La posidonia è una pianta acquatica, fra le più minacciate del Mediterraneo. Svolge un’importante funzione di ossigenazione dell’acqua e contribuisce in modo sostanziale alla fissazione dei fondali e alla protezione delle spiagge dall’erosione. Periodicamente, la posidonia perde le foglie e lungo le coste pugliesi si ripresenta il problema della gestione dei residui di posidonia spiaggiata, così come è accaduto a Mola. In virtù di tale valore ecologico, l’ARPA Puglia non ha mai acconsentito alla richiesta del Comune di Mola di asportare i residui di posidonia dall’area portuale.

Come ha affrontato la situazione il Comune – Il circolo Legambiente spiega che l’Amministrazione comunale di Mola, dopo aver creato canali, ha spianato l’intera area, di oltre 2000 metri quadri, con mezzi meccanici cingolati che hanno prodotto i seguenti effetti devastanti:

Nell'immagine fornita da"I Capodieci", l'area spianata dalle ruspe del Comune

1) distruzione di tutta la vegetazione pioniera (soprattutto cannuccia di palude). La grande capacità di accumulo di umidità nei residui spiaggiati di posidonia ed il contenuto di elementi nutritivi avevano creato, nell’area di accumulo più distante dalla battigia, una vasta formazione vegetale pioniera, favorendone lo sviluppo e quindi contribuendo alla stabilità dell’arenile e alla creazione di un nuovo ecosistema marino-costiero importante anche per l’avifauna migratrice. L’intervento eseguito ha ridotto enormemente la produttività ecologica costiera globale; 2) frantumazione della roccia presente in alcuni punti; 3) mescolamento dei rifiuti presenti con la sabbia e con le biomasse (vive e morte); 4) Spostamento di grandi masse di residui di posidonia e rifiuti verso il mare; 5) Formazione di nuovi focolai.

La denuncia del circolo di Legambiente – «Il Comune avrebbe potuto fare di più e meglio – afferma con forza la sezione molese di Legambiente – . Anche in considerazione del fatto che è capofila di un Progetto LIFE finanziato nel 2009 dalla Comunità europea e finalizzato al recupero e alla valorizzazione dei residui di posidonia.  Già qualche mese fa i residui di posidonia erano stati fatti spostare da Portecchia all’ex Tiro al piattello, utilizzando sempre mezzi pesanti, che distruggono tutto ciò che pestano o incontrano, e trasportando in un’area non autorizzata e non attrezzata residui di posidonia, sabbia, terreno e quant’altro presente e creando di fatto una discarica non autorizzata di rifiuti. E sempre con gli stessi mezzi, si è provveduto a maggio alla pulizia della costa, con l’utilizzo di pale meccaniche che, senza avere rispetto per gli arenili, asportano tutto ciò che incontrano. Il circolo di Legambiente di Mola ha provveduto a segnalare questi maldestri interventi ambientali alle autorità competenti con documentazione fotografica».

La vegetazione distrutta nei pressi della costa (immagine fornita da "I Capodieci")

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