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Mobilitazione internazionale per il Santuario dei cetacei, la Sardegna tace

Una immagine satellitare del Santuario dei cetacei

«Se Liguria, Toscana e Sardegna vogliono davvero tutelare il Santuario delle balene, devono smetterla di rimpallare la responsabilità al Ministero dell’Ambiente e impegnarsi subito a definire, entro giugno 2012, piani di monitoraggio e misure restrittive per mitigare e, laddove possibile, eliminare le cause principali di degrado, come l’inquinamento. Altrimenti dovremo pensare che non sono interessate a proteggere le balene, né la salute e l’economia dei propri cittadini».

Un anno fa Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace, avvertiva i presidenti della Regioni Liguria Claudio Burlando, della Regione Toscana Enrico Rossi e della Regione Sardegna Ugo Cappellacci sull’alto rischio di inquinamento della riserva marina più ricca di fauna dell’intero Mediterraneo. L’ecosistema marino di 100mila chilometri quadrati, tra Tolone in Francia, Capo Falcone in Sardegna occidentale e Fosso Chiarone in Toscana, rischia di essere irrimediabilmente compromesso dalla contaminazione da sostanze chimiche pericolose. La denuncia, suffragata da decine di test di laboratorio, è riportata nell’ultima relazione di Greenpeace, “Veleni a galla – Fonti inquinanti nel Santuario dei Cetacei”. Tra le sostanze rinvenute, pericolose per la salute dell’uomo e dell’ambiente sono stati individuati metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e composti organici volatili. In Liguria, dove la situazione appare più critica, sono stati accertati valori oltre i limiti in quattro delle cinque fonti inquinanti – hot spot – testate, come per esempio vicino all’acciaieria Ilva di Genova, dove cadmio e zinco superano la soglia di riferimento, così come il triclorometano e il tetracloroetilene, due composti organici cancerogeni. Anche in Toscana i dati non sono positivi con quattro hot spot, su sei campionati, oltre i limiti di riferimento: nei pressi dell’acciaieria di Piombino tre composti di IPA sono stati riscontrati in quantità doppia rispetto alla soglia e la concentrazione di benzo(a)pirene – cancerogeno – è 90 volte superiore al limite di riferimento.

Claudio Burlando con Giorgia Monti

Il rapporto è stato consegnato nelle mani dei presidenti della Regione Liguria e della regione Toscana dalle balene di Greenpeace, attivisti travestiti da cetacei.  A Genova, davanti a Palazzo Ducale, sede della Regione Liguria e del Segretariato del Santuario dei Cetacei, le balene di Greenpeace per attirare l’attenzione di istituzioni e media si sono incatenate a dodici bidoni con la scritta “danger” e hanno aperto uno striscione con il messaggio “santuario inquinato: ora basta!”, in due hanno portato in Regione i messaggi “sos santuario” e “cerco casa”.

L’appello di Greenpeace questa volta è stato accolto da Burlando e Rossi che hanno chiesto l’apertura di un tavolo istituzionale, entro fine novembre.  cui sono invitati anche il ministero dell’Ambiente italiano – il ministro Prestigiacomo, che tra l’altro oggi avverte che «Ovviamente non potrò votare né in Consiglio dei ministri e né in Parlamento una legge che di fatto cancella il ministero dell’Ambiente», non ha mai risposto alle richieste di attenzione rimarca Rossi – e i rappresentanti del Governo francese e del Principato di Monaco – che nell’ottobre del 1999, a Roma, hanno sottoscritto la nascita ufficiale del Santuario – per prospettare la gravità dello stato di salute dei mammiferi marini e del loro habitat nel bacino corso-liguro-provenzale e convincere amministrazioni locali e nazionali a intervenire con urgenza per salvaguardare ambiente e salute. Ma, al momento, la Sardegna non ha ancora risposto. Greenpeace e le altre associazioni ambientaliste saranno presenti come osservatori indipendenti.

«Oggi, i Presidenti delle regioni Liguria e Toscana hanno assunto in prima persona l’impegno di tutelare davvero le balene del Santuario e le proprie coste, avviando un processo che entro la prossima estate deve portare allo sviluppo di piani concreti per salvare questo tratto di mare protetto – dichiara Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia – è importante che le regioni la smettano di rimpallare la responsabilità sullo sfascio del Santuario al Ministero dell’Ambiente, agendo in prima persona».

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