Mobilità condivisa, lavori in corso

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Le grandi città italiane sono laboratori per nuove forme di mobilità ecologica e condivisa

L’Italia della Mobilità condivisa ed ecologica coinvolge oltre 700 mila cittadini, le cui abitudini sono evidenziate nel Primo Rapporto Nazionale sulla sharing mobility. Il rapporto è a cura dall’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, voluto dal ministero dell’Ambiente e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ed è stato presentato in occasione della Prima Conferenza nazionale della Sharing Mobility, tenutasi giorni fa a Roma.

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Sono oltre 13.000 le biciclette in bikesharing in 200 Comuni e 5.764 le auto in carsharing per 700mila utenti

La mobilità condivisa fa bene all’ambiente e snellisce il traffico nei grandi centri urbani. Secondo un’indagine Ispra, un’auto in car sharing sostituisce ben otto vetture private. Il Rapporto sulla sharing mobility, inoltre, stima una riduzione delle emissioni di CO2 che oscilla tra il 20 ed il 30 per cento.

La condivisione dell’auto si presta a svariate esigenze di trasporto. Il car pooling è il discendente tecnologico dell’autostop, che consente di condividere con altre persone spostamenti casa-lavoro o verso destinazioni turistiche. Il car sharing mette a disposizione automobili, che gli utenti utilizzano attraverso le formule free floating (l’auto che si preleva e lascia ovunque) e station based (si preleva e lascia in appositi spazi). Sono soluzioni di viaggio che, in centro città, si integrano anche con la condivisione di biciclette e scooter (bike sharing e scooter sharing), il trasporto pubblico e i relativi parcheggi di scambio. I numeri sono molto incoraggianti: sono oltre 13.000 le biciclette offerte in bikesharing in 200 Comuni e 5.764 auto in carsharing per 700mila utenti. Oggi inoltre si può fruire di App che in un’unica piattaforma permettono di prenotare e acquistare tutta la sharing mobility oggi a disposizione nelle città italiane.

Agli italiani piace la mobilità condivisa 

In Italia, il ricorso al car sharing sta aumentando esponenzialmente. Il Rapporto evidenzia come il numero di veicoli condivisi globalmente tra il 2013 e il 2015 è quadruplicato, mentre il numero degli utenti è cresciuto di dodici volte. Milano è la città in cui l’Osservatorio ha verificato maggiormente questa rivoluzione: oltre 60 mila milanesi rinunciano al veicolo privato; a loro disposizione circola in città un terzo dei veicoli condivisi su tutto il territorio nazionale. Nel capoluogo lombardo è arrivato anche il primo Urban Mobility Point d’Italia gestito da Urbi, l’applicazione gratuita che aggrega tutti i principali sistemi di mobilità urbana e condivisa. Nell’Urban Point è possibile scoprire la nuova mobilità cittadina, registrandosi ai servizi di car sharing, sottoscrivendo abbonamenti al bike sharing.

Alla virtuosa situazione di Milano e del Nord Italia, tuttavia, il Rapporto contrappone il lento sviluppo della sharing mobility nelle città di Centro e Sud Italia. Ventuno delle città in cui sono presenti servizi di car sharing si trovano nell’Italia Settentrionale; il Centro Italia vede coinvolte tre città, mentre nel meridione il numero di città coinvolte sono cinque. In particolare, non sono ancora presenti servizi di car sharing nelle città metropolitane di Reggio Calabria e Messina; Napoli è servita da un solo operatore e in termini sperimentali. L’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility ha dunque individuato alcuni interventi prioritari per incentivare la mobilità condivisa: l’inserimento della sharing mobility nel nuovo Codice della strada, l’avvio di incentivi fiscali, nuove forme di assicurazione ed una pianificazione urbana che consideri la sharing mobility come alleato del trasporto pubblico.

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