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Mobilità ciclistica, rabbia Fiab: “A chi fa paura la legge quadro?”

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Legge quadro, protesta Fiab
Legge quadro, protesta Fiab

In Parlamento la Legge quadro sulla mobilità ciclistica presentata nel 2014 – è stata nuovamente ritirata dalla discussione. La Fiab protesta. 

La domanda è tutt’altro che semplice: “A chi dà fastidio la Legge Quadro sulla Mobilità ciclistica?”. A porla è la FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta. A pochi giorni dalla chiusura della Settimana Europea della Mobilità – con “il Ministero dell’Ambiente splendidamente assente”, denuncia la stessa federazione -, in Parlamento la Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica (presentata nel 2014) è stata nuovamente ritirata dalla discussione. La causa è da ricercare in un parere non positivo da parte della commissione del Ministero dell’Economia e Finanza.

LEGGI ANCHE:Mobilità sostenibile: le proposte nella Settimana europea della mobilità

IL PROVVEDIMENTO

 Consulta qui la proposta di legge.

Sedici articoli, per una proposta di legge che si prefigge “di definire un sistema organico di interventi nel comparto della mobilità ciclistica”. Lo scopo è quello di “promuovere e sviluppare l’uso trasportistico della bicicletta sia per gli spostamenti quotidiani (casa, scuola, lavoro e servizi), sia per le attività turistico-ricreative (cicloturismo), mediante la realizzazione di un sistema organico e adeguato di infrastrutture di rete e di servizi”.

Ma, come sottolinea la Fiab, la legge sulla mobilità ciclistica presentata in Parlamento il 17 ottobre 2016 da Paolo Gandolfi “è destinata ora a divenire carta straccia per via della fine della Legislatura”.

Eppure – evidenzia la presidente Fiab, Giulietta Pagliaccio – “sarebbe funzionale a sostenere una politica nazionale che, con un rinnovato approccio, possa dare seguito alle ormai note esigenze di città soffocate dal traffico e dall’inquinamento”.

LA PROPOSTA DI LEGGE: I NUMERI

La proposta di legge pone dati importanti, sin dalla premessa. L’Italia – si legge – si conferma essere il Paese con il maggior indice di motorizzazione privata in Europa con 61 veicoli ogni 100 abitanti rispetto alla media europea di 46 veicoli ogni 100 abitanti (dati Euromobility 2012). L’auto è utilizzata dall’83% degli italiani, nonostante il 60% degli spostamenti abituali non superi i 5 chilometri, il 40% i 2 chilometri e il 15% un chilometro.

Ogni automobile circola soltanto per 2 ore al giorno. Nelle altre 22,  rimane parcheggiata occupando, spesso, suolo pubblico sottratto a usi sociali.

LE PERPLESSITA’ FIAB

mobilità ciclistica
Fiab e mobilità ciclistica

“Ci domandiamo – pressa Giulietta Pagliaccio – quali problemi ulteriori ci siano dietro una Legge che darebbe l’opportunità anche all’Italia, come nei Paesi Europei più avanzati, di pianificare, progettare, strutturare un nuovo modello di mobilità nelle nostre città”.

Per la presidente Fiab, “la Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica darebbe alle nostre città strumenti per cominciare ad affrontare con serietà anche l’emergenza smog”.

E poi, l’ulteriore critica. “Ancora una volta ci viene detto che il Ministero Economia e Finanza ha richiesto ulteriori dettagli. Se tanta solerzia – insiste la Pagliaccio – fosse stata messa nelle grandi opere autostradali forse, oggi, non staremmo pagando autostrade inutili. Chissà perché, invece, per la mobilità ciclistica c’è sempre qualcuno che ha bisogno di sapere anche la marca della vernice per pitturare le strisce”.

MOBILITA’ CICLISTICA, IL RITORNO ECONOMICO

I toni che ha assunto la vicenda dell’approvazione della Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica sono definiti da FIAB “ridicoli e incomprensibili”.

Giulietta Pagliaccio, presidente Fiab
Giulietta Pagliaccio, presidente Fiab

Eppure il ritorno economico per la società generato dagli investimenti in mobilità ciclistica è dimostrato da diverse ricerche.

Secondo un autorevole studio fatto a Copenaghen, un segmento d’infrastruttura ciclabile lungo 1 km porta un guadagno netto di 42 centesimi per ogni ciclista che lo percorre, mentre lo stesso km fatto in auto genera una perdita di 3 centesimi.

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